Le piume degli uccelli sono bianche, nere, grigie, colorate… stupende / © Martin Harvey, WWF
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31.08.2019 - 09:050

I segreti del volo

Gli uccelli, degli esseri incredibili, grazie alle loro ali ci hanno sempre spinto a sognare…

Avere ali per volare è uno dei più grandi sogni dell’uomo e, nel corso della storia, in molti ci hanno provato. A cominciare dal leggendario Icaro, le cui ali di cera si sciolsero col calore del sole facendolo precipitare, per finire con il grande Leonardo da Vinci, che più volte cercò di creare ali artificiali in grado di far volare l’uomo. Non riuscendoci mai, però. La capacità di volare con ali proprie è un dono che la natura ha fatto solo ad alcune specie. Chi vola ha spesso una particolarità: ha penne e piume. Ma non sono mica tutte uguali! Esistono tre tipi principali di penne: le remiganti e le timoniere, dette anche penne del volo (su coda e ali), le copritrici che rivestono l’intero corpo rendendolo aerodinamico e le morbidissime e soffici piume, quelle più a contatto con la pelle che, intrappolando l’aria al loro interno, mantengono caldo il corpo degli uccelli. Ogni uccello possiede in media circa 20mila piume e in genere cambia il piumaggio due volte l’anno. L’uccello che possiede le piume più fitte del mondo non vola, ma nuota: il pinguino.

Grazie a questa muta da “sub” che forma una barriera impenetrabile all’acqua, può tuffarsi nelle acque antartiche senza soffrire troppo il freddo. La penna ha un asse centrale rigido, il rachide, la cui base è profondamente inserita nella pelle. La parte esterna visibile, invece, è detta vessillo. Il vessillo è, a sua volta, formato da barbe e barbule che si agganciano strettamente fra di loro formando una superficie piana e leggerissima. Nelle piume, morbide e folte, barbule e barbe non si agganciano fra loro.

Volare!

Volano gli uccelli, certo. Ma non tutti. Tra i non volatori ci sono lo struzzo, l’emù, il nandu, il casuario. Non sono in grado di volare neppure il kiwi, l’uccello simbolo della Nuova Zelanda, e i pinguini (che però nuotano benissimo ed usano le ali come pinne e timone). E aveva perso l’attitudine al volo pure il famosissimo (e ormai estinto) dodo. Ma ci sono altre creature con la “passione” del volo. Volano moltissime specie d’insetti: api, bombi, coleotteri, vespe, farfalle, zanzare, persino cervi (quelli volanti, ovvio!) e volano anche i mammiferi: i pipistrelli! Fra tutti gli animali attualmente capaci di volare, qualcuno, come gli uccelli o i pipistrelli, per ottenere le ali ha dovuto “rinunciare” a qualcosa della sua morfologia o cambiare il proprio comportamento. Nel corso dell’evoluzione gli uccelli hanno modificato gli arti anteriori nel loro segmento terminale (l’autopodio), fornendoli di penne. In questo modo però, hanno rinunciato ad utilizzarli altrimenti, così oggi possono camminare solo con gli arti posteriori. Dal canto loro, i pipistrelli per poter volare hanno espanso la cute del corpo in una sottile membrana (il patagio) che “intrappola” le zampe anteriori, quelle posteriori e la coda. Risultato? Non possono più camminare! Non solo: la membrana che serve da ali è nuda e quindi disperde (o, al contrario, raccoglie) molto calore, lasciando evaporare grandi quantità d’acqua. Per risolvere il problema i pipistrelli si sono adattati a condurre una vita serale o notturna, rifugiandosi di giorno in grotte buie, appesi a testa in giù e ben avvolti nel loro patagio, quasi fosse un mantello.

Gli insetti invece, per acquisire la capacità di volare, non hanno rinunciato a nessun paio delle loro zampette sviluppando le ali indipendentemente. Per questa (e per molte altre ragioni) gli insetti si sono adattati agli ambienti più svariati e alle condizioni di vita più diverse conquistando le terre emerse, le acque dolci e quelle salmastre (sopra e sotto). E, anche se piccole, le ali degli insetti sono organi vivi, nei quali, all’interno di particolari condotti detti nervature, scorre l’emolinfa e corrono anche “nervi” e “trachee”.

Per gli uccelli che volano, invece, l’essenziale è mantenere il piumaggio in buono stato, perfettamente pulito e libero dai parassiti; un compito importantissimo che ogni specie risolve a modo suo. C’è chi fa bagni in acqua e chi invece si rotola nella terra, nella sabbia o nella… polvere! Per lisciarsi le piume gli uccelli usano il becco come pettine, unendo gli uncini delle barbe delle penne come una chiusura lampo. E per mantenere le penne impermeabili come si fa? Ci si cosparge (sempre con il becco) con una sostanza oleosa prodotta da una ghiandola speciale posta sotto la coda: l’uropigio. Le penne, dunque, sono l’essenza degli uccelli. I rapaci notturni hanno qualche trucchetto: le penne remiganti di molti di loro sono silenziose. Hanno margini morbidi, sottili e sfrangiati simili al velluto, che attutiscono il rumore quando l’uccello batte le ali. Un vantaggio non da poco quando si tratta di piombare sulla preda a sorpresa.

Curiosità

Il dodo, pur non essendo un dinosauro, è tra gli animali estinti. Grosso come un tacchino, buffo, goffo e incapace di volare, il dodo (Raphus cucullatus), viveva tranquillo e beato nell’isola di Mauritius… almeno finché non vi sbarcò l’uomo, che portò con sé i gatti domestici. E, tutti, diedero al dodo una caccia spietata! Ci voleva poco, infatti, per catturare un animale così mite, confidente ed incapace di volare. Così, l’ultimo dodo scomparve per sempre dalla faccia della Terra circa 150 anni fa.

I falsi volatori, ovvero i maghi del salto planato, sono rettili, mammiferi e persino anfibi che, pur non volando come gli uccelli, possiedono delle membrane che dispiegano all’occorrenza. Un po’ come si fa con un paracadute. Si lanciano così, giù dai rami degli alberi, gli scoiattoli volanti (Petaurista grandis), il cinocefalo delle Filippine, il drago volante (Draco volans) e persino un serpente (genere Chrysopelea) che, pensa un po’, “plana” e rallenta la caduta appiattendo ed arcuando la parte ventrale del suo (lungo) corpo! E il pesce volante come fa? Grazie alle vibrazioni della coda, schizza fuori dall’acqua a 90 km orari, riuscendo a “volare” per oltre 40 metri!

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