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20.07.2019 - 10:000

La scimmia dal volto umano

Il cinopiteco rischia l’estinzione, perché la sua carne viene venduta al mercato

Qualche tempo fa, ha fatto il giro del mondo il “selfie” di un primate. Era un cinopiteco (Macaca nigra). Con i suoi occhi color miele e la sua cresta punk, il pelo scuro e dei tratti così simili ai nostri, questo splendido animale rischia l’estinzione. Il cinopiteco è endemico dell’isola Sulawesi, in Indonesia. Purtroppo, nel corso degli ultimi 40 anni, il loro numero è calato dell’80%. E questa volta non c’entrano né i cambiamenti climatici, né la perdita di habitat: c’entra l’uomo. Questo primate infatti è sul menù degli abitanti dell’isola. Con l’aumento della popolazione, aumenta anche la richiesta della carne del cinopiteco che viene venduta al mercato. In pratica: ce li stiamo mangiando tutti. Beh, non noi. Ma in Indonesia la richiesta sembra inarrestabile. Per questo motivo sono nati dei gruppi di lavoro che vogliono sensibilizzare la popolazione locale. Complessivamente, rimangono 2mila esemplari protetti all’interno del Parco Tangkoko.

Contro i corvi con i droni

Fin dai tempi di Esopo il povero corvo è un animale non molto amato. Complici il suo piumaggio lucido e nero e il suo verso gracchiante, era descritto già ne “Il corvo e la volpe” come un uccello vanesio e «dal brutto crà crà». E oggi, suo malgrado, questo pennuto continua a essere associato a immagini negative. Come nel deserto del Mojave, tra California e Nevada, dove sta proliferando in maniera incontrollata mettendo a rischio l’esistenza stessa della tartaruga del deserto, di cui si ciba. Tanto che alcuni scienziati sono pronti a fargli la guerra persino coi droni.

Non pensate però a cruente battaglie aeree tra uccello e quadricottero. Come riporta il ‘Los Angeles Times’, i biologi Mercy Vaughn e Tim Shields hanno sviluppato un velivolo telecomandato che versa dell’olio di silicone sulle uova di corvo impedendo che si schiudano, di fatto soffocando gli embrioni che contengono. Scoprire che le uova sono marcite, assicura Shields, dovrebbe convincere i volatili «ad abbandonare il nido, permettendo ai piccoli di tartaruga di crescere». Ma perché un drone? Il corvo imperiale costruisce nidi in posti difficilmente raggiungibili dall’uomo, per esempio su tralicci dell’alta tensione alti anche 50 metri. Difficile, insomma, arrivarci altrimenti. In un paio di mesi, nel corso della primavera di quest’anno, la squadra guidata da Vaughn e Shields ha così ricoperto d’olio 525 uova di corvo in 116 nidi.

Già usata contro l’oca del Canada e normalmente vietata per il corvo, questa metodologia è stata approvata a fini di ricerca dall’agenzia federale che si occupa di gestione della fauna selvatica, lo United States Fish and Wildlife Service (FWS). Inutile dirlo, le associazioni ambientaliste locali non hanno reagito con particolare entusiasmo. La società ornitologica californiana Audubon California si è rifiutata di commentare l’impiego dei droni, ma ammette il pericolo che i corvi rappresentano per le tartarughe del deserto. La Humane Society of the United States approva invece l’uso dei quadricotteri, ma sottolinea che deve essere integrato in un insieme di misure volte a ridurre la popolazione del volatile.

Già, perché il numero di corvi nel Mojave non è aumentato del 700% in 25 anni da solo. La sua espansione è avvenuta di pari passo con la crescita degli insediamenti umani. Città come Las Vegas o alcune aree periferiche di Los Angeles e molti altri centri urbani cresciuti nel deserto garantiscono ai volatili ciò che non trovavano prima: acqua e cibo. Rendere a prova di corvo i cestini della spazzatura con delle sicure, non lasciare in giro avanzi di cibo e non permettere che si formino pozzanghere in giardino sono tra i metodi consigliati dall’Ong Defenders of Wildlife per contribuire a ridurre in maniera più naturale la popolazione dei corvi. Dal 1990 a oggi, tuttavia, il loro numero è esploso e quello delle tartarughe è crollato del 90%, rendendole una specie minacciata. Segno che non tutti, forse, hanno fatto i compiti.  

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