Secondo quanto rivelato dalla testata svizzera Rts, il 19 dicembre scorso, meno di due settimane prima del rogo, il gestore aveva fatto richiesta per un ulteriore ampliamento del locale. Tra le modifiche ci sarebbe stata anche la rimozione di un'uscita laterale della terrazza coperta. Questa chiusura, nel caso dell'incendio del primo gennaio, avrebbe impedito a un numero ancora maggiore di persone di fuggire in modo rapido. Al setaccio vengono passati anche i lavori di ristrutturazione svolti nel 2015, dettagliati nel permesso di costruire richiesto per il nuovo ampliamento. La porta interna del bar misura un metro e mezzo, "con un'apertura non conforme" - secondo la tv svizzera - dato che dovrebbe spalancarsi nella direzione di fuga, e non verso l'interno. Lo stesso accade per la porta della veranda.
Un'altra questione riguarda l'autorizzazione dei lavori di dieci anni fa. All'epoca sarebbe stata installata la schiuma fonoassorbente da cui è divampato l'incendio di Capodanno. La sua infiammabilità pare fosse già nota, come dimostrato in un video del primo gennaio 2020 diffuso sui media svizzeri, "Fate attenzione alla schiuma! Fate attenzione alla schiuma!", urlava il barman alle giovani che sollevavano bottiglie di alcolici con le ormai note candele pirotecniche. L'installazione di questo materiale - sempre secondo la tv svizzera - non rientrava nel permesso di costruire richiesto nel 2015 da un residente di Crans Montana che era il proprietario delle mura, e non dai coniugi Moretti. Un'istanza che, per Rts, sarebbe comunque stata presentata tre mesi dopo l'arrivo sul posto di un piccolo escavatore. Oltre alla schiuma fonoassorbente, gli interventi avrebbero riguardato la terrazza, modificata, e la scala del seminterrato, ristretta.
Interrogativi ai quali cerca di dare risposta la procuratrice generale Pilloud. Dopo aver spiegato che non ci sono i termini per portare in carcere i Moretti, entrambi indagati - manca in particolare il pericolo di fuga - oggi sul tema è intervenuto l'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado. I gestori "in Italia sarebbero arrestati", ma in Svizzera ci "sono procedure diverse", ha spiegato al cimitero di Sion. "Le famiglie delle vittime chiedono giustizia" ha poi aggiunto dopo aver accompagnato verso il C-130 decollato alla volta di Linate i parenti stretti dei cinque morti rimpatriati. In ogni caso "le autorità elvetiche mi hanno assicurato la massima collaborazione", ha sottolineato una volta incontrati i vertici dell'esecutivo del Canton Vallese. L'inchiesta che però è solo all'inizio: ci vorrà "un'enorme quantità di tempo. Siamo nella vita reale, non in una serie Tv di 45 minuti", ha ricordato Pilloud.