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Cassis e colleghi a Palazzo Turconi a Mendrisio
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01.07.2022 - 15:40
Aggiornamento: 16:52

Cassis allenatore di un Consiglio federale ‘multi-tasking’

Per il presidente della Confederazione, la gita annuale dell’Esecutivo è ‘un’occasione per formare lo spirito di squadra’

Il Consiglio federale fa la sua gita annuale nel cantone d’origine del presidente della Confederazione. Così vuole la regola presidenziale (sempre seguita dal 1961, tranne un paio di volte), che determina la meta della ‘passeggiata scolastica’ dell’Esecutivo. Quest’anno Ignazio Cassis l’ha interpretata in maniera elastica (e non capita spesso al primo anno presidenziale di un consigliere federale): il Ticino, sì; ma anche Sciaffusa.

Dunque, giovedì e venerdì il luganese ha fatto da chaperon ai colleghi di governo in una escursione dall’estremo Nord all’estremo Sud della Svizzera. Nell’accogliente corte di Palazzo Turconi, dove ha sede la biblioteca dell’Accademia di architettura, il presidente della Confederazione ha evocato stamane la rosa dei venti: il riferimento è ai quattro punti cardinali toccati dal Consiglio federale in un 2022 che l’ha visto spostarsi in corpore anche a Ginevra (in aprile, per una seduta extra-muros in aprile) e che lo porterà ancora nella Val Monastero (a metà ottobre, per un’altra seduta extra-muros). Un itinerario che rende omaggio alla pluralità della Svizzera. E non solo a quella.

Gemellaggio Sciaffusa-Ticino

Mendrisio? Come persona che viene dal Sud – ha detto Cassis – «porto dentro di me potenzialità e difficoltà delle regioni di periferia»; il Consiglio federale «è qui anche per queste regioni». Sciaffusa, altra regione periferica? Stefano Franscini «c’entra eccome»: giovedì, ha spiegato a ‘laRegione’ il presidente della Confederazione, «si è concluso un ciclo di 170 anni che come ticinesi ci ha portato a dire ‘grazie’ al Canton Sciaffusa, grazie per aver permesso al primo consigliere federale ticinese di continuare ad essere consigliere federale, dopo che i ticinesi non lo avevano rieletto in Parlamento. Ieri ho ringraziato la popolazione e le autorità sciaffusane per questo grandissimo segno di apertura e solidarietà avuto verso il primo consigliere federale ticinese».

E poi «stare insieme, guardare altre cose, pensare a sé stessi»: anche a questo serve la gita annuale del Consiglio federale. Cassis – unico fra i ‘sette saggi’ a indossare la giacca – apprezza in particolare «i momenti sacri tra di noi», quelli in cui «in modo rilassato possiamo parlare di noi, ridere di noi, raccontarci cose che non ci racconteremmo nel nostro ruolo istituzionale». L’escursione annuale del Consiglio federale è un’occasione per «formare lo spirito di squadra»: questo è «il compito principale del presidente della Confederazione, che non ha più poteri degli altri consiglieri federali, non può dare loro ordini», ma «deve essere l’allenatore della squadra». Una squadra che a volte è «tesa», ma che «deve funzionare anche durante una crisi pandemica, o una guerra in Europa». «La stanchezza si fa sentire, anche nei rapporti. Creare dei momenti informali di scambio – che sia la passeggiata scolastica, una cena o altre occasioni simili a Berna – aiuta a scaricare tante tensioni».

‘Segnale di coesione’

Il contatto con la popolazione è un altro momento privilegiato della tradizionale gita governativa. Incontrarla come collegio è «molto diverso» che incontrarla singolarmente, come consigliere federale, ha spiegato il ticinese. «La forza del governo – ha aggiunto – non è legata né al presidente né al singolo membro, ma al governo come collegio. Il Consiglio federale è forte quando è coeso, è debole quando è diviso. Il fatto di mostrarci assieme dà questo segnale di coesione. E poi si tratta di tastare il polso della popolazione» ai quattro angoli del Paese.

Il presidente della Confederazione riuscirà ad andare in ferie quest’estate? «Cercherò di prendere qualche giorno dopo la Conferenza sull’Ucraina, di trovare dei momenti di riposo, perché sono anch’io un essere umano. Ma so già che non sarà facile». Anche perché «dobbiamo convivere ancora con quest’incertezza riguardo alla situazione pandemica; e poi c’è la guerra in Ucraina, l’inflazione e le preoccupazioni per l’approvvigionamento energetico legate alla guerra. Stiamo imparando a diventare un governo ‘multi-tasking’, che deve gestire più crisi nello stesso tempo. Tutto questo richiede una grande serenità e una grande disciplina mentale».

‘Non possiamo piacere a tutti’

Sempre a palazzo Turconi: Guy Parmelin sta scambiando due chiacchiere con Viola Amherd e Ueli Maurer. «Signor consigliere federale, ha qualche minuto?» «Certo, siamo qui per questo». Bene. Una ‘passeggiata scolastica’ finalmente normale, senza restrizioni pandemiche? «Sì, con le dovute precauzioni. Così come a Berna apriamo le finestre per arieggiare gli uffici. Anche se le scrivanie nella sala del Consiglio federale si sono riavvicinate». Nonostante tutto, il rapporto con la popolazione non ha sofferto troppo negli ultimi anni di pandemia: «Le persone vengono a salutarci: la maggior parte ci ringrazia, alcuni – come giovedì a Sciaffusa – ci hanno detto di essersi sentiti limitati nella loro libertà. Non possiamo piacere a tutti. Ascoltiamo le lamentale, spieghiamo, poi c’è chi capisce e chi non vuole capire. Personalmente, non ho sentito più critiche nei miei confronti o nei confronti del Consiglio federale». Anche il vodese approfitta del fatto che «ogni tanto si possano lasciare da parte i dossier, uscire dalla routine del Consiglio federale, parlare di altro e ridere un po’». Parmelin («vacanze solo dal 9, in Svizzera») ha «particolarmente apprezzato» questa passeggiata scolastica nel canton Sciaffusa e in Ticino, che si è svolta però «all’ombra della guerra e nella preoccupazione per una possibile penuria energetica il prossimo inverno». E «non sappiamo ancora cosa capiterà nel 2023», conclude laconico.

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