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(Keystone)
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08.10.2021 - 14:21
Aggiornamento: 18:47
Ats, a cura de laRegione

Certificati Covid falsi, 4 arresti a Ginevra, indagine a Vaud

Manette anche per alcuni militi di protezione civile che lavoravano al centro vaccinazioni. A Vaud sotto inchiesta alcune farmacie

Giro di vite in Romandia contro i falsi certificati Covid: a Ginevra sono state arrestate quattro persone, tra cui alcuni militi della protezione civile che lavoravano in un centro di vaccinazioni, mentre nel Canton Vaud è stata avviata un’inchiesta sul personale di alcune farmacie sospettato di redigere documenti fasulli.

A Ginevra le manette sono finora scattate ai polsi di quattro persone, dopo che è venuto alla luce un traffico di falsi certificati Covid. I fermati, che sono sulla trentina, avrebbero venduto quasi 200 certificati fraudolenti al costo di 400 franchi l’uno, ha indicato oggi il procuratore pubblico ginevrino Olivier Jornot nel corso di una conferenza stampa.

Erano addirittura stati ingaggiati dei reclutatori per trovare i clienti e raccogliere il denaro. Jornot ha ricordato che la falsificazione di documenti e la corruzione sono possibili reati penali. Tra le persone indagate vi sono anche gli acquirenti dei certificati falsi: sicuramente le identità di alcuni di essi verranno alla luce, ha precisato il procuratore.

Corona Papers

“La lista potrebbe rivelarsi interessante: ci vogliono soldi e conoscenze per comprare un certificato Covid falso", ha aggiunto, facendo uso dell’espressione "Corona Papers”.

Una poliziotta sotto copertura si è procurata un falso: è emerso che per ottenere il certificato bastava dare al venditore il proprio nome e la data di nascita. Jornot ha indicato che è impossibile distinguere un certificato rilasciato su questa base fraudolenta da uno autentico.

Tra i principali problemi emersi nel corso dell’indagine a Ginevra vi è la totale mancanza di supervisione nel rilascio dei certificati nel centro vaccinale in questione e il facile accesso alla password del computer. Per emettere il codice QR, bisogna connettersi al database dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), che dà una password che rimane valida per un giorno. Questo codice viene inserito nel computer al mattino e poi rimane liberamente accessibile, ha criticato Jornot.

Nessun legame con Vaud

Dai primi accertamenti pare che quanto successo a Ginevra non sia in collegamento con l’inchiesta avviata nel canton Vaud. Qui gli inquirenti stanno indagando su certificati Covid falsificati, presumibilmente redatti da personale di alcune farmacie che poi li ha consegnati a parenti, a volte a pagamento. Diversi casi emersi nelle ultime settimane hanno giustificato l’apertura dell’inchiesta, indicano oggi gli inquirenti in una nota.

Allo stato attuale delle indagini, la polizia cantonale vodese stima che un centinaio di falsi certificati siano stati rilasciati a persone che non sono state né vaccinate né testate: “non escludiamo la possibilità che ce ne siano altri”.

Assistenti ma anche responsabili

Le indagini sono in corso “per determinare le responsabilità delle varie persone coinvolte e la portata del fenomeno“, ha detto all’agenzia Keystone-ATS Florence Frei, portavoce della polizia cantonale. Le persone interessate lavorano in farmacie del cantone ricoprendo posizioni diverse, "da assistente a farmacista responsabile”, ha aggiunto Frei. Nessuna informazione per ora sui prezzi richiesti per questi certificati falsi: "il pagamento non era sistematico”.

La portavoce ha precisato che il fenomeno è venuto alla luce grazie al gestore di una farmacia, che ha denunciato per lo meno uno dei casi di frode. Tra l’altro la polizia ricorda che “chiunque crei, contraffaccia o usi tali certificati è perseguibile penalmente”: questi reati comportano multe e pene detentive fino a cinque anni.

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