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15.04.2021 - 09:58
Aggiornamento : 18:55

Fattorini Dpd, 100 personalità pubbliche chiedono rispetto

Sostegno della società civile ai lavoratori vittime di abusi, mentre Unia denuncia il rifiuto dell'azienda di sedersi al tavolo dei negoziati

Giornate infinite di lavoro, ore di straordinario non pagate, enorme stress: le condizioni di lavoro del personale Dpd impiegato nella consegna dei pacchi sono pessime e le disposizioni legali non sono rispettate. È quanto sostiene il rapporto presentato a febbraio dal sindacato Unia “Il sistema Dpd”. Ora 100 personalità pubbliche si sono rivolte al Ceo di Dpd Svizzera chiedendo rispetto per fattorini e fattorine.

Un appello da parte della società civile

Personalità politiche, economiche, culturali e sportive si sono schierate a sostegno del comitato nazionale dei dipendenti Dpd sottoscrivendo una lettera aperta al Ceo dell’azienda Tilmann Schultze. Richiedono che nell’ambito della consegna dei pacchi le leggi siano rispettate e invitano Dpd a negoziare condizioni di lavoro dignitose con i fattorini e il loro sindacato. Il messaggio che hanno lanciato è: “Utilizziamo volentieri i servizi di Dpd per farci recapitare pacchetti a casa. Tuttavia, vogliamo che i fattorini siano retribuiti correttamente e trattati dignitosamente”.

Tra i firmatari c’è anche l’economista e docente Supsi Nicolas Pons-Vignon, che osserva: «È importante fare pressione sulla direzione Dpd per farle comprendere che la società li osserva e che è urgente l’apertura di un canale di dialogo con i lavoratori. Le loro rivendicazioni sulla retribuzione e sulle condizioni di lavoro appaiono assolutamente ragionevoli e non è possibile che l’azienda continui a non ascoltarle».

Purtroppo, per Pons-Vignon «il caso Dpd riflette un’involuzione molto problematica e al contempo molto globale per il settore della logistica e non solo. La tendenza è a subappaltare le consegne ed esternalizzare il servizio, mantenendo il controllo effettivo della filiera, ma scaricando le responsabilità nei confronti dei lavoratori. Un metodo che può costituire anche una forma di concorrenza sleale e alimenta così una corsa al ribasso giocata tutta sul costo del lavoro, con un impatto potenzialmente molto negativo sulle retribuzioni e le condizioni di lavoro anche al di fuori di Dpd».

Nessun profitto grazie al dumping

Rispetto della legge, trattative con i sindacati e fine della repressione contro i lavoratori sono “le condizioni minime che i fattorini e i lavoratori della logistica giustamente si aspettano”, afferma Vania Alleva, presidente di Unia, che ha sollecitato l’invio della lettera aperta. "Ddp, una società sorella della posta francese, non può fare profitto attraverso il dumping sistematico”, dichiara invece Pierre-Yves Maillard, presidente dell’Unione sindacale svizzera e consigliere nazionale, che a fine marzo ha presentato un’interpellanza sugli abusi presso l’azienda.

Le richieste di Unia a Dpd sono dunque colloqui nel breve periodo per porre fine alle violazioni della legge e la retribuzione del lavoro gratuito svolto in passato dal personale.

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