28.02.2021 - 08:39
Aggiornamento: 11:12

La posta A non si tocca, parola di Roberto Cirillo

Per il direttore generale eliminarla sarebbe un errore. Ma occorre puntare anche sulla logistica dei pacchi e sull'e-commerce

Ats, a cura de laRegione
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La posta prioritaria rappresenta il 30 per cento degli invii (Ti-Press)

La posta A è molto apprezzata: eliminarla, come suggerito dall'Ufficio federale della comunicazione, sarebbe un errore. Lo sostiene il direttore generale Roberto Cirillo in un'intervista pubblicata oggi dal settimanale Le Matin Dimanche. Gli invii prioritari costituiscono il 30 per cento delle lettere inviate, la posta B ha una quota del 20 per cento, mentre il resto è costituito dalle spedizioni in grandi quantità.

"Perché dovremmo tagliare un servizio che è apprezzato dalla popolazione e per il quale c'è molta richiesta?", si interroga Cirillo, sottolineando che la Posta non riceve sovvenzioni e finanzia i suoi servizi in modo indipendente. Se l'anno scorso La Posta ha trasportato ben 1,7 miliardi di lettere, 1,4 miliardi di annunci pubblicitari e circa 1 miliardo di giornali, è perché la qualità dell'offerta è alta, spiega il Ceo del Gigante giallo. "Riducendo la frequenza delle consegne, la qualità dell'offerta si riduce e la domanda diminuisce".

Cirillo concede tuttavia che La Posta deve evolvere "costantemente" e adattare la sua strategia. "Sappiamo che il volume delle lettere diminuirà ogni anno dal 3 al 5 per cento. La nostra strategia mira a mantenere la qualità nello smistamento e nella distribuzione per rallentare questa curva discendente". Per "compensare questa perdita", l'ex regia federale sta sviluppando in parallelo le sue attività nei settori della logistica dei pacchi e dell'e-commerce.

In quest'ottica, la Posta ha riunito le sue unità Postmail e Poslogistics, "una delle più grandi fusioni della recente storia svizzera", che interessa 20'000 dipendenti. "L'idea è di spostare significativamente il baricentro della Posta", conclude Cirillo.

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