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23.11.2018 - 06:400
Aggiornamento : 15:31

Uber Eats va di traverso a Unia

Il sindacato critica le condizioni di lavoro presso la società statunitense che da fine mese proporrà a Ginevra consegne di pasti a domicilio

Dopo il servizio taxi, ecco le consegne di pasti a domicilio. A partire dalla fine di questo mese i ginevrini potranno infatti ordinare da mangiare tramite l’applicazione per smartphone Uber Eats. I sindacati però non ci stanno, lamentando dumping salariale e condizioni di lavoro irregolari. Ieri Unia ha anche inscenato una protesta a Berna e Ginevra davanti ad alcune succursali di McDonald’s, azienda che ha annunciato di voler collaborare con la società statunitense.

Come i taxi Uber, Uber Eats ricorre a persone remunerate per effettuare le corse, in scooter o bicicletta. L’ordinazione avviene tramite l’app della società e i clienti possono seguire in diretta l’avanzamento della consegna, garantita in linea di principio entro 35 minuti. Ginevra dovrebbe fungere da trampolino di lancio in vista di un’estensione del servizio ad altre regioni della Svizzera.

Diventare un corriere di Uber Eats sembrerebbe un affare: sul sito web italiano della società, la promozione di tale attività è intitolata “Guadagna quando vuoi”. Viene quindi descritto come, in tre punti: “Due ruote, senza turni” (ovvero si può scegliere quando e per quanto lavorare, basta avere una bici o uno scooter); “Pagamenti settimanali”; e infine “Goditi la tua città” (“tra una consegna e l’altra, fai quello che vuoi”). Insomma, l’apogeo della flessibilità. Ma a quali condizioni?

Per Unia il modello commerciale della società statunitense si basa “sullo sfruttamento dei corrieri, falsi indipendenti che sono inviati sulle strade senza l’assicurazione in caso di incidente, senza copertura sociale e salari troppo bassi, a tal punto che si può parlare di dumping”, si legge in un comunicato diffuso ieri. Unia critica anche la scelta di McDonald’s di collaborare con Uber Eats, definendola “inammissibile”. “Con questa esternalizzazione, McDonald’s risparmia sui costi dei salari e si procura un vantaggio in termini di concorrenza”, ha affermato Mauro Moretto, responsabile nazionale di Unia per il settore alberghiero e della ristorazione, citato nella nota. Il sindacato chiede quindi alla catena di fast-food di rinunciare al partenariato con Uber Eats e, nel caso lo voglia fare, assumere corrieri autonomamente. In questo modo dovrebbe applicare il contratto collettivo di lavoro (Ccl) del settore, che prevede, tra le altre cose, un salario minimo e tempi di lavoro definiti.

Secondo Uber, i suoi corrieri non sono da considerare dei dipendenti, ma sono i capi di sé stessi visto che possono decidere quando e quanto lavorare. Per questo motivo, stando alla società statunitense, il Ccl non deve essere applicato. Inoltre, l’attività di corriere per Uber Eats viene vista come una fonte di guadagno extra, flessibile.

Sono circa le stesse motivazioni che Uber ha usato per giustificare, di fronte alle critiche, il suo più noto servizio di taxi. Nel 2017 la Suva aveva stabilito che Uber va considerato come un normale datore di lavoro. La società aveva però fatto ricorso, ottenendo una vittoria parziale: visto che si tratta di una zona grigia, lo scorso luglio, il Tribunale delle assicurazioni sociali di Zurigo ha ‘rispedito’ il caso alla Suva, chiedendole di effettuare ulteriori accertamenti.

Intanto, già settimana scorsa, Unia ha chiesto alle autorità federali e cantonali di agire: il sindacato propone di istituire una task force formata da Consiglio federale, partner sociali e assicurazioni sociali. L’obiettivo dovrebbe essere quello di sviluppare misure per proteggere i salariati nel settore delle piattaforme digitali.

Inoltre Unia ha pure scritto una lettera al consigliere di Stato Mauro Poggia in cui gli viene domandato di verificare che vengano rispettate le condizioni per esercitare l’attività a Ginevra. Il sindacato non ha però finora ricevuto alcuna risposta. Chiede quindi a Poggia “di rispettare il suo obbligo di sorvegliare il mercato del lavoro ginevrino”.

McDonald's ci sta lavorando

A seguito dell'articolo, McDonald's Svizzera ha preso contatto con i media sottolineando di non offrire ancora questo servizio di fornitura nel nostro paese. "Constatiamo altresì che vi è una grande richiesta da parte dei consumatori e già da diverso tempo stiamo lavorando per realizzare un concetto adatto", viene precisato.

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