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14.06.2019 - 06:300
Aggiornamento : 12:21

‘laRegione’ oggi si tinge di viola

Molte di noi incontrano più muri da superare, più porte chiuse... succede a Mumbai, Parigi, Lugano... siamo solidali per non lasciare indietro nessuna

Ciascuno occupa uno spazio nel mondo. Statisticamente quello delle donne è minore, molte di noi incontrano più muri da superare, più porte chiuse, più difficoltà e disparità. Succede a Mumbai, a Teheran, a Buenos Aires, a Parigi, in Ticino.  Ci hanno appiccicato addosso l’etichetta di ‘sesso debole’, ma in verità noi possiamo essere forti come un grande albero che protegge famiglia e società; siamo sensibili, sagge, tolleranti, ma anche grintose; sappiamo mediare e ascoltare; vogliamo dare alla società i nostri migliori frutti per contribuire a creare un mondo più equilibrato e rispettoso delle diversità. Ma, troppo spesso, a molte di noi, vengono amputate le radici. Questo crea molta sofferenza e l’intera società perde preziose risorse.

Oggi le donne si uniscono per occupare diversamente nuovi spazi: strade, piazze, menti, la grande rete e i media. Ecco perché la testata della Regione oggi è viola, dello stesso colore si tinge un telone che sventola sulla facciata della nostra sede principale in via Ghiringhelli a Bellinzona. Viola come il colore che dal 1991 – anno del primo sciopero nazionale delle donne – contraddistingue la lotta femminista, colore scelto per uscire dal cliché del rosa, ancora oggi tinta dominante dai corredi per bebè in su.  Il principio della parità fra i sessi è iscritto nella Costituzione svizzera dal 1981. Nel 1991 si sono mobilitate “decine di migliaia” di donne (circa 1’500 in Ticino) rivendicandone l’applicazione pratica. Ma nel 2019 siamo ancora lontani dall’aver cancellato le disuguaglianze economiche, sociali e politiche figlie di secoli di storia patriarcale.

Oggi la nostra azienda ha scelto di unirsi alla voce di chi, in tutto il Paese, solleciterà misure incisive affinché queste disparità possano davvero, finalmente, una volta per tutte, essere superate. Alcune di noi, a pagina 2, spiegano perché hanno deciso di scioperare. Lo possiamo fare anche perché i nostri colleghi ci sostengono e ci permettono di assentarci dalle scrivanie, dimostrando che l’unione fa la forza, se ancora non lo si fosse capito.  Usare il potere della penna, come illustra il simbolo che abbiamo scelto, è il nostro modo per camminare al fianco di chi, tra noi donne, subisce quotidiane discriminazioni, abusi e violenze. Non vogliamo lasciare indietro nessuna. Questo è il nostro modo per contribuire a questa giornata che riteniamo importante. Ciascuna ha le proprie motivazioni in una ricca pluralità di sensibilità che ci contraddistingue. Tutte riconosciamo che essere donne non fa di noi persone migliori, ma membri di una categoria, considerata – ancora troppo spesso e a torto – inferiore.

Lo scriviamo e lo leggiamo quotidianamente su queste pagine, e soprattutto tra le righe: la disparità tra uomini e donne è ancora abissale. Un solo dato: nel pubblico le donne guadagnano in media 930 franchi in meno ogni mese a parità di formazione e carica. Eppure abbiamo fatto le stesse scuole, lo stesso tirocinio, abbiamo sudato le stesse ‘camicie’.  La nostra adesione alla mobilitazione odierna la decliniamo allacciandola a una responsabilità a cui il nostro giornale e noi teniamo molto: quella di partecipare al dibattito pubblico esponendo fatti, analisi e commenti utili alla costruzione di consapevolezza e alla crescita per una migliore convivenza.

Alessandra, Chiara, Clara, Cristina F., Cristina P., Daniela, Diana, Katiuscia, Paola, Petra, Sabrina, Samantha, Simonetta

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