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laR
 
30.10.2022 - 19:11

Verso il derby con 5 stranieri d’attacco. ‘Nervoso? No, ma...’

Domenica di lavoro a Lugano, dove tornano Connolly e Andersson in vista di un martedì che è una prima per Gianinazzi e pure per Zanetti. ‘Un mondo nuovo’

di Maurizio Urech
verso-il-derby-con-5-stranieri-d-attacco-nervoso-no-ma
Ti-Press/Golay
Undici partite, già sette punti. ‘Pubblico, interviste... Sto cercando di abituarmi’

Lugano – I risultati di sabato hanno condannato il Lugano a scivolare all’ultimo posto in classifica, il quattordicesimo. Ma nell’allenamento della domenica per Luca Gianinazzi e i suoi ragazzi arrivano anche buone notizie: infatti torna ad allenarsi Calle Andersson, il ventottenne difensore che s’era infortunato proprio al derby di fine settembre ad Ambrì, e sul ghiaccio si rivede anche l’attaccante canadese Brett Connolly, assente per malattia venerdì sera contro il Ginevra. Sulla base dei quartetti d’attacco visti nell’allenamento di ieri (con Carr sempre in maglia rossa), domani il coach bianconero potrebbe decidere di schierare cinque stranieri all’attacco, e ciò significa che il difensore finlandese Oliwer Kaski finirebbe in tribuna.

«Sono molto contento, oggi erano buone l’intensità e la competitività» dice Gianinazzi all’antivigilia di quello che sarà il suo primo derby vero, dopo quelli già vissuti sulla panchina degli U20 Élite. «Se sono nervoso? Sinceramente no, ma immagino che il nervosismo lo sentirò: adesso però sono tranquillo, concentrato sul lavoro che dobbiamo fare ogni giorno. Quando torneranno i giocatori che domenica hanno dato una mano ai Rockets, faremo le valutazioni per martedì».

Venerdì, contro il Ginevra avete giocato un’ottima partita per almeno 40 minuti: riuscirete a mettere la stessa intensità per 60 minuti? «Io ne sono convinto, è quello il nostro obiettivo. Non credo nella partita perfetta, quella non esiste, anche se l’ambizione è quella, ma è utopico. Penso che dobbiamo capire quando aggredire l’avversario e togliergli tempo e spazio e quando invece è il momento di giocare in modo più strutturato e organizzato. È anche una questione di saper leggere i diversi momenti della partita e avere pazienza. Non l’ho mai vissuto, ma credo che in un derby la gestione delle emozioni sia la chiave».

Non solo derby: da qui alla pausa per la Nazionale ci saranno altre due sfide. «E vogliamo vincerle tutte, ovvio, ma so che quella è una cosa che non possiamo controllare. Noi possiamo controllare solo le nostre prestazioni, e contro il Ginevra è stata ottima: i risultati saranno poi la conseguenza di quelle prestazioni. Sarà il modo in cui ci alleneremo ogni giorno e ci comporteremo sul ghiaccio a portarci ad avere successo a lungo termine».

‘C’è anche un po’ di paura, ma di quella che ti fa crescere’

Mancano ormai sole 48 ore al primo derby tra i ‘grandi’ di Marco Zanetti, l’uomo del momento a Lugano, dall’alto dei suoi sette punti (di cui tre reti) in undici partite. «Se sono emozionato? Sicuramente, e pure molto. E ho anche un po’ di paura, ma di quelle che ti fanno migliorare. Spero di poter giocare ancora in prima linea, nelle ultime partite abbiamo creato tante occasioni».

Già, in prima linea, al fianco di due fuoriclasse come Arcobello e Granlund: te lo saresti mai immaginato? «No. Quando ho iniziato a giocare nei Rockets (5 partite, ndr) era tutto nuovo per me, poi mi ha chiamato Chris McSorley. E adesso Luca Gianinazzi mi sta dando molta fiducia: ho iniziato in quarta linea, poi pian piano ho ricevuto più spazio e adesso sono in prima linea con due giocatori incredibili. Come giovane non è semplice, e io neppure conosco così bene l’inglese: loro non parlano molto, ma mi stanno aiutando. Ciò che spero è di continuare a far bene, soprattutto in un derby».

Quando si dice che il derby è una partita speciale, lo è soprattutto per l’interesse che le gira attorno. «Penso proprio che sia così. Arrivando qui dopo aver giocato nelle giovanili, ti accorgi che molto è cambiato: interviste, pubblico, per me è un nuovo mondo, e sto cercando di abituarmi... Venerdì ho sentito un coro che scandiva il mio nome: è stato un onore per me, con addosso questa maglia che ho sempre sognato».

Da fuori si ha l’impressione che giochi con la testa libera e non avverti la pressione. È così? «Sì. In questo periodo sto attraversando un periodo di forma e sto giocando bene. Entro in pista a mente libera, senza pensare a nient’altro, mentre invece avverto che i miei compagni sono un po’ stressati. Perché vorrebbero far bene in un momento in cui le cose non stanno andando come dovrebbero».

Nel derby, dovrete portare in pista per tutti i sessanta minuti l’intensità che, a tratti, avete mostrato contro il Ginevra. «Tre tempi al massimo, è questo che faremo nel derby – conclude, convinto, il ventenne attaccante –. Il Ginevra è una buonissima squadra, ma contro di loro abbiamo giocato una buona partita. Purtroppo nel terzo tempo non eravamo abbastanza lucidi e abbiamo commesso degli errori individuali, offrendo agli avversari dei contropiede che non possiamo certo permetterci, contro squadre di quel calibro».

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