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laR
 
21.04.2022 - 19:21
Aggiornamento: 19:41

‘Vincere è il miglior aiuto per il Paese’

Tra incredulità e gratitudine la Nazionale ucraina U18 è a Lugano in vista dei Mondiali

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La concentrazione è massima, la tensione alta, si prepara un torneo di hockey, ma non è solo una questione di sport. Infatti sul ghiaccio della Cornèr Arena di Lugano in questi giorni c’è la Nazionale ucraina U18. Per ovvi motivi obbligata a essere itinerante, la selezione si trova fino a domenica in Ticino per preparare i Mondiali di Division 1 ad Asiago in Italia, dove affronterà i padroni di casa, Austria, Ungheria, Slovenia e Polonia, e si è riunita a Brumov-Bylnice (Repubblica Ceca) dopo essere sfuggita ai bombardamenti russi.

In Repubblica Ceca si è svolto un primo campo d’allenamento, si è poi cercato un luogo più vicino a quello in cui si disputerà il Mondiale e grazie al contributo dell’Iihf (in particolare di Raeto Raffainer, membro del Consiglio dell’Iihf) il cui budget stanziato per questa operazione oltrepassa i 25’000 franchi, si è giunti alla soluzione di Lugano, dove la delegazione di 34 persone rimarrà fino a domenica, soggiornando a Paradiso e allenandosi nella struttura dell’Hockey Club Lugano.

«Disponiamo del meglio che possiamo avere, abbiamo ogni singola cosa di cui abbiamo bisogno. Abbiamo una palestra e una pista di alta qualità, siamo veramente riconoscenti verso tutti coloro che ci stanno dando una mano», riconosce il difensore Alexei Dakhnovsky. Si è infatti reso necessario un importante lavoro di squadra per l’organizzazione, che ha coinvolto la federazione internazionale di hockey, le federazioni nazionali svizzera e ucraina, l’Hc Lugano e la Città di Lugano.

Dakhnovsky è anche il capitano della squadra: «Sono orgoglioso di essere ucraino e di essere il capitano di questa squadra, sono anche orgoglioso della mia nazione, che si sta dimostrando essere la più resistente al mondo».

Un ruolo che il classe 2004 dimostra d’interpretare con la necessaria maturità: «Non possiamo probabilmente riportare la pace, ma possiamo fungere da motivazione per la nostra nazione e per la nostra gente, rappresentandola e dimostrando che possiamo vincere. Le grandi vittorie partono dalle piccole vittorie, quindi dobbiamo nel nostro piccolo fare tutto il possibile per vincere noi. Per questo ad Asiago puntiamo a regalare alla nostra nazione la medaglia d’oro».

Il suo percorso è magari stato un po’ più semplice di quello di altri compagni, ma non per questo meno struggente: «In Ucraina ho molti amici, i miei genitori, ogni giorno non appena ho del tempo libero li chiamo e parliamo di questa situazione per avere notizie fresche. È molto doloroso sapere cosa sta succedendo, so cosa significa svegliarsi sentendo i botti delle esplosioni fuori dalla finestra ed è una cosa difficile da capire e non potevo credere fino all’ultimo momento che nel 2022 si potesse ancora fare una guerra così. Ho potuto uscire dall’Ucraina prima degli altri, il primo giorno di guerra ho lasciato con i miei genitori la mia città, Kiev, per dirigermi verso ovest, da lì sono andato in Slovacchia e lì sono stato informato dall’allenatore che avremmo disputato i Mondiali, per i quali ci saremmo preparati in Repubblica Ceca. Io ho raggiunto lì i compagni che invece si erano trasferiti da Kiev a Leopoli in treno e da lì in bus».

L’hockey per Alexei e compagni rappresenta un momento di distrazione da una realtà cruenta che li ha investiti pienamente: «Con gli allenamenti abbiamo la possibilità di pensare per un attimo ad altro e di dimenticare per qualche momento cosa sta succedendo nella nostra nazione e siamo molto grati per questa opportunità, per tutto ciò che le altre nazioni stanno facendo per noi. Ogni giorno riceviamo le informazioni e parliamo di cosa sta succedendo, anche i nostri allenatori si informano sullo stato delle nostre case e delle nostre città e ogni tanto qualcuno dice che non ha più una casa. In ogni momento insomma ci viene ricordato cosa sta accadendo, ma cerchiamo di non pensarci, soprattutto quando siamo sul ghiaccio ci concentriamo sul nostro allenamento e sul nostro grande obiettivo di vittoria».

‘I compagni russi prima scherzavano, ora invece se ne stanno zitti’

Fino a pochi mesi fa Dakhnovsky condivideva lo spogliatoio (dei Bilyy Bars Bila Tserkva, squadra della massima Lega ucraina) con diversi compagni russi, com’erano i rapporti? «Finché eravamo in Ucraina ancora non si parlava tanto della guerra, c’era amicizia. Anzi spesso scherzavano dicendoci "oh vi state preparando per la guerra, perché? È impossibile che inizi una guerra al giorno d’oggi", ma poi sono stati zitti e non ci hanno più detto nulla».

E il futuro invece come si presenta? «In Slovacchia ci sono persone che mi stanno aiutando parecchio, per cui dopo i Mondiali tornerò lì. Mi ero già potuto allenare prima della riunione con la squadra e ho già una squadra per la prossima stagione».

Anche l’assistente allenatore Ruslan Borysenko si trova bene sulle rive del Ceresio: «Sul ghiaccio è veramente tutto perfetto, dobbiamo ringraziare Lugano che ci ospita e ci fornisce un ghiaccio, uno spogliatoio e tutto quanto in ottime condizioni. È difficile rimanere concentrati sull’hockey in questo momento, ma dobbiamo farlo e ci stiamo riuscendo bene».

Fuori però le preoccupazioni non mancano: «Grazie a internet ci teniamo informati, subito dopo ogni allenamento e dopo ogni pasto, guardiamo sempre tutti cosa sta succedendo in Ucraina. Ho amici e i suoceri in Ucraina, mentre mia moglie e i miei genitori si trovano in Romania, dove sono al sicuro».

In una situazione del genere il ruolo degli allenatori è ancora più delicato del solito: «Parliamo molto con i ragazzi, cerchiamo di tenerli focalizzati sull’hockey, cerchiamo di spiegare che il miglior modo per sostenere la nostra nazione è in questo momento vincere sul ghiaccio per tutti quelli che sono ancora là. È incredibile pensare che qualcosa del genere accada nel Ventunesimo secolo».

Oltretutto per gli adulti alla fine del torneo si prospetta il rientro obbligato in patria: «Probabilmente dovremo tornare in Ucraina, ma non è ancora stabilito. Una volta conclusi i Campionati del mondo vedremo cosa dovremo fare».

Intanto dunque ci si concentra sul gioco, che ha visto gli ucraini disputare un’ultima amichevole a Biasca, contro la Svizzera U17, vinta per 6-2, prima di stabilire la rosa definitiva (vanno tagliati un portiere e un giocatore di movimento) e recarsi nel Veneto: «È stata una bella esperienza per i ragazzi, per noi è stato un buon test per osservare i ragazzi e vedere quali errori vengono ancora commessi per correggerli finché abbiamo tempo. Grazie alla Nazionale svizzera per aver giocato contro di noi. È sempre difficile tagliare giocatori, poiché li conosci personalmente e li vedi dare il mille per cento sul ghiaccio e off-ice, ma l’hockey è così».

Lo sprone è, anche per lo staff, l’orgoglio nazionale: «Sentiamo una responsabilità, siamo qui per vincere ogni singola partita e puntiamo all’oro».

A coordinare le giornate della squadra c’è il team manager Sergei Babinets: «Per noi è molto importante essere qui in Svizzera per allenarci e avere delle buone opzioni, quindi dobbiamo un grosso grazie all’Hc Lugano».

Le preoccupazioni di Babinets riguardano soprattutto il futuro dell’hockey ucraino: «Adesso andiamo in Italia, ma poi io come manager dovrò tornare in Ucraina, spero che i ragazzi potranno trovare qualche squadra in Europa in cui giocare la prossima stagione. Per la federazione questa guerra è un grosso problema per il futuro, ma magari riusciremo a trovare qualche soluzione per far giocare i ragazzi».

Per Sergei e la sua famiglia è invece venuto in aiuto il suo passato da giocatore professionista (che comprende anche diverse esperienze in Nazionale): «Noi abitiamo a Kiev, per cui quando è iniziata la guerra ci siamo spostati al confine con la Slovacchia e grazie al fatto che avevo giocato lì, ho degli amici a Humenné e adesso mia moglie e mia figlia si trovano lì».

‘Per i ragazzi qui è il paradiso’

La persona di riferimento nel territorio è invece la segretaria della sezione giovanile del Lugano, Gisella Cattaneo, che ha così avuto modo di conoscere i giovani hockeisti: «I ragazzi si stanno comportando benissimo se pensiamo a tutto quello che hanno passato, infatti la prima cosa che mi hanno detto è che qui a Lugano sembra di essere in paradiso. Si allenano tutte le mattine, i pasti li fanno qui in pista, dove fanno anche palestra. Per il resto fanno passeggiate sul lungolago, abbiamo organizzato un paio di uscite allo Splash&Spa e sul San Salvatore, per avere un qualche momento di svago. Sono sorpresa, li vedo tranquilli, è sicuramente difficile, soprattutto per gli adulti che dovranno tornare a casa dopo i Mondiali. Ma finché sono qui possono godersi questi momenti un po’ al di fuori dalla realtà».

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