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laR
 
10.01.2022 - 19:10
Aggiornamento: 19:37

Ambrì, ‘a testa bassa, invece di pensare’

Daniele Grassi e compagni si preparano a tornare in pista per invertire il trend negativo. ‘La classifica? Quando giochiamo tanto non la guardo spesso’

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Keystone
Fischer, Grassi e Zwerger sperano di tornare a sorridere

Due partite, zero punti. Ma soprattutto tre soli gol in 120 minuti: l’anno nuovo, insomma, non inizia certo nel migliore dei modi per l’Ambrì. Né sul piano dei risultati, né tantomeno su quello della classifica, pensando alla lotta per il decimo posto, visto che con il nuovo sistema della graduatoria basata sui punti per partita (Covid oblige), prima di affrontare il Servette venerdì sera la media di 1,182 punti a serata è scesa a 1,114 dopo la sconfitta di domenica a Bienne. «Il punto è che ci sono momenti in cui giochiamo veramente bene, ma poi non riusciamo a sfruttare le occasioni e alla fine veniamo puniti, pure troppo severamente. Ed è difficile da accettare» racconta l’attaccante verzaschese Daniele Grassi. Il quale – e lo si scopre spulciando l’inesauribile archivio di Brenno Canevascini – l’altro giorno alla Tissot Arena è arrivato a quota 302 partite in biancoblù, salendo così al trentesimo posto nella graduatoria dei giocatori che più hanno giocato per l’Ambrì, al pari di Filippo Celio e Mattia Baldi.

In attesa della terza uscita del 2022, stasera contro lo Zugo, il bilancio parla però di ben otto sconfitte nelle ultime dieci partite, dopo una domenica a Bienne a secco anche di reti. «È vero – aggiunge Grassi – ma la situazione non era molto diversa da venerdì: a Ginevra avevamo segnato sì tre volte, ma avevamo pure avuto un gran numero di chance, e avremmo dovuto segnare di più. Cos’è mancato? Credo un po’ di fiducia, oltre alla freddezza. Specialmente nel secondo tempo di domenica, in cui abbiamo mostrato buone cose ma non siamo stati in grado di concretizzare. Stiamo vivendo un momento così, difficile, e quando perdi le partite in questo modo sicuramente non fa bene al morale. Ma c’è una sola cosa da fare, adesso: rimettiamoci a lavorare, a testa bassa. Solo così potremo uscire da questa situazione».

Siete reduci praticamente da un mese di pausa, ma non va dimenticato che gran parte di quel periodo l’avete passato in isolamento dopo che erano emersi i primi casi di Covid tra squadra e staff tecnico: quanto questa situazione ha pesato e quanto pesa ancora? «A pesare è soprattutto il fatto che è tutto così strano, davvero. Un po’ tutte le squadre fanno dentro e fuori dalle quarantene, e fa tornare alla mente ciò che era successo un anno fa. Sono situazioni non facili da valutare e neppure da gestire: a volte ci si può allenare, altre no… Cos’altro possiamo fare, se non adattarci?».

Voi, almeno, siete stati tra le prime squadre toccate da questa nuova ondata: ciò vi dà qualche sicurezza in più, qualche tranquillità in più adesso? «Diciamo che in questi ultimi due anni di sicurezze non ce ne sono state molte… La verità è che ne possono succedere di cose, e noi possiamo soltanto adattarci. Prendendo una cosa alla volta, vivendo alla giornata, cercando di focalizzarci sulle cose che possiamo controllare, perché le altre sfuggono al nostro controllo. Del resto, non vale solo per noi».

Il ritorno massiccio delle quarantene ha portato la Lega a rispolverare una decisione già messa in atto nelle ultime partite della scorsa regular-season, cioè la classifica basata sulla media dei punti a partita. «Diciamo che io la classifica non la guardo spesso. Soprattutto non quando stiamo attraversando un periodo con molte partite: se cominci ad analizzare sprechi solo energie, per pensare a questo o a quello. La verità è che sappiamo ciò che ci aspetta ogni giorno, sappiamo come farlo e cercheremo di farlo al meglio».

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