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14.12.2021 - 21:37

Diciotto ‘occhi’ puntati su allenamenti e partite dell’Ambrì

Luca Cereda e il suo staff si avvalgono di un’innovativa tecnologia per ‘mappare’ le prestazioni dei biancoblù. ‘Un bel passo avanti per noi’

diciotto-occhi-puntati-su-allenamenti-e-partite-dell-ambri
Sotto la supervisione di ‘occhi’ tecnologici (Ti-Press)

Chi è il giocatore dell’Ambrì Piotta che ha percorso più chilometri in allenamento, o in partita? E quanti? E qual è quello che ha prodotto il maggiore sforzo? O, ancora, chi ha effettuato il maggior numero di frenate? L’impressione sulla prestazione dei singoli o collettiva che si può ricavare osservando dalle gradinate, dalle tribune o anche dalla panchina, rischia di essere approssimativa, troppo approssimativa, quando non errata. E allora? La risposta matematica a tutti questi quesiti, e a parecchi altri ancora, si chiama Kinexon. Che altro non è che il nome di una tecnologia capace di fornire in tempo quasi reale – con un ritardo di venti millisecondi (per chi mastica un po’ di nozioni di elettricità circa lo stesso tempo di un ciclo della corrente elettrica alternata a 50 Hz) – i dati relativi alla performance del giocatore. Già in uso sulle piste di Nhl, come sui parquet della Nba e pure sui campi da football della Nfl, e nelle leghe professionistiche della Germania, Kinexon da un paio di stagioni è sbarcato pure sulle piste del massimo campionato svizzero di hockey. Prima a Rapperswil, club pioniere nell’impiego di questa innovativa tecnologia la passata stagione, e ora pure in dotazione all’Ambrì Piotta. «Un bel passo avanti per noi, reso possibile anche dalla nuova pista», premette il coach dei biancoblù Luca Cereda.

Non è ovviamente la panacea in grado di sanare tutti i mali, o la bacchetta magica che permette di capire tutto, dando così forma e corpo a una corazzata imbattibile, «ma è sicuramente un utilissimo strumento capace di fornire una miriade di dati molto interessanti. Devi poi fare una selezione e isolare solo quelli che fanno al caso tuo, perché è anche facile perdersi nella marea di informazioni che si possono ricavare. Basti pensare che per ogni sessione si possono ottenere ben 180 dati per ciascun giocatore». E quali sono quelli che interessano maggiormente Luca Cereda e il suo staff tecnico? «Ovviamente, considerato il fatto che a lavorare su tutta quella mole di informazioni siamo in poche persone, ci concentriamo sugli aspetti basilari (come posizionamento in pista, distanza percorsa, velocità media e massima, tempo sul ghiaccio), sul carico esterno (accelerazioni, frenate, potenza di lavoro, equilibrio fra gamba destra e gamba sinistra), sul carico interno (frequenza cardiaca – che rileveremo in un secondo tempo perché i giocatori dovranno indossare una fascia cardiaca –, quantità di ossigeno consumata, carico di lavoro) e sugli eventi puntali (cambi di direzione, cambi di ritmo, sprint, curve, impatti). Poi, a fine allenamento, il preparatore atletico mi invia il suo rapporto dettagliato con riassunti i punti principali di questi dati».

A livello pratico, Kinexon si appoggia su un microchip che ciascun giocatore applica alla sua corazza prima di ogni allenamento o partita casalinga, microchip il cui segnale viene poi letto attraverso una serie di sensori (diciotto in totale) istallati sotto il tetto della pista. «Questo ci permette di calcolare lo sforzo di ognuno, il tempo effettivo di lavoro e di permanenza sul ghiaccio».

Ma cosa ha spinto l’Ambrì Piotta a dotarsi di una simile tecnologia? «Tutto nasce da una domanda di fondo: ci siamo chiesti cosa poteva fare un club come il nostro per contrastare le grandi potenze dell’hockey svizzero. La risposta che ci siamo dati? Puntando prima di tutto su infrastruttura e struttura. Un primo passo, da gigante, è dunque stato quello di traslocare nella nuova pista. Poi, appunto, siamo passati alla struttura, intesa come le persone che ci lavorano e le risorse a cui possiamo attingere. Così siamo andati alla ricerca di qualcosa di innovativo, possibilmente già rodato su altri campi. E la nostra attenzione è stata attirata da Kinexon, software già impiegato in Germania e, appunto, a Rapperswil. Ma anche a livello universitario, perché la quantità di dati che si può raccogliere con questa tecnologia ben si presta a tutta una serie di analisi. Per certi versi, ridotto ai minimi termini, Kinexon è un software che ti permette di tastare il polso a ogni elemento del gruppo, ricavandone un’istantanea in tempo reale. Poi, va da sé, questi dati devono essere letti e interpretati da chi sta dietro al computer: idealmente dovrebbe esserci un team di specialisti. L’Ambrì, però, non è certo un club che può permettersi un team appositamente dedicato alla consolle: qui, oltre al sottoscritto, a occuparsi dell’interpretazione di questi valori sono l’allenatore dei portieri Pauli Jaks, il mio assistente René Matte e il preparatore atletico Lukas Oehen. Ciò che ne ricaviamo è comunque tutta una serie di indicazioni utili in particolare ad analizzare la prestazione dei singoli e, di riflesso, a gestire il carico di lavoro durante gli allenamenti. In una realtà come quella del campionato svizzero, dove il rapporto è di tre allenamenti per una partita, l’analisi accurata della performance è fondamentale, e permette pure di elaborare piani di lavoro il più personalizzati possibile». E non è tutto: «In futuro è ipotizzabile che si riescano anche a individuare quei punti critici che rischiano di sfociare in un infortunio: leggendo i dati è infatti possibile capire quando un giocatore, magari in riserva di energie, è più a rischio di farsi male. Finora non mi è mai capitato di doverlo fare, ma non è escluso che un domani qualcuno venga lasciato precauzionalmente a riposo per un allenamento o una partita, cosa che in Nhl già avviene. Allo stesso tempo, in base alle risultanze delle performance, è pure possibile stabilire con una certa attendibilità se questo o quel giocatore ha effettivamente recuperato da un infortunio o no, come è appunto stato il caso per Regin dopo il suo stop forzato».

Assieme all’Ambrì Piotta, come detto, anche il Rapperswil fa capo a Kinexon per ‘mappare’ partite e allenamenti dei suoi giocatori. «Essendo una tecnologia innovativa sulle piste svizzere, c’è interesse reciproco per confrontare le rispettive metodologie di lavoro in funzione dei dati raccolti con Kinexon». Oltre all’impiego per scopi prettamente sportivi, la nuova tecnologia si potrebbe pure prestare a un utilizzo a fini commerciali: «Un po’ come già avviene sulla pista dei sangallesi, un domani si potrebbe estrapolare qualche dato interessante (come il maggior numero di km percorsi o la velocità più alta raggiunta da un giocatore) per presentarlo, magari sponsorizzato, sul tabellone elettronico durante le pause delle partite».

La curiosità

Diego Kostner, la ‘saetta’

Per tornare alle domande formulate in apertura, il giocatore che ha percorso la maggiore distanza nell’allenamento del 1° novembre è stato Jannik Fischer, con 3,907 km, seguito da Brandon Kozun (3,801) e Isacco Dotti (3,714), mentre la media complessiva è stata di 2,989 km. Il più veloce è invece stato Diego Kostner con 33,48 km/h, davanti a Daniele Grassi (33,25) e Johnny Kneubuehler (32,91); la media 29,62 km/h. Kinexon alla mano, la distanza maggiore percorsa da un giocatore dell’Ambrì Piotta nell’ultimo derby è stata attorno ai 5 km: «Un po’ sotto la media per una partita, cosa che sta a indicare che il match è stato assai combattuto, con pochi ’coast to coast’».

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