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‘Idealmente la comunicazione avremmo dovuto darla dopo la Spengler’ (Ti-Press)
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03.12.2021 - 17:530
Aggiornamento : 18:29

‘Spiace che la notizia sia già uscita, ma va bene pure così’

Ultima stagione di Fora con l’Ambrì. Che poi, per quattro anni, giocherà a Davos. ‘Il ricordo più bello? Speriamo debba ancora arrivare’

È un capitolo di storia che si chiude. Personale e per l’Ambrì Piotta tutto. Che a fine stagione si congederà dal suo capitano, Michael Fora, in procinto di trasferirsi a Davos, dove ci rimarrà per le prossime quattro stagioni, ossia fino al termine del campionato 2025/26. Ancora legato ai leventinesi da un contratto che sarebbe giunto a naturale scadenza al termine della stagione 2022/23, il 26enne difensore di Giubiasco ha infatti deciso di attivare la clausola presente nel suo contratto per svincolarsi anzitempo. «Ad Ambrì, sportivamente parlando, ci sono praticamente cresciuto: tutto quello che ho raggiunto l’ho fatto qui, fatta eccezione per la breve parentesi nordamericana – racconta il 26enne –. Ma dopo sette anni (che sono quasi un’eternità sportivamente parlando: quasi la metà di un’intera carriera per molti giocatori) sentivo che era appunto arrivata l’ora di provare qualcosa di nuovo, di maturare una nuova esperienza. A dire la verità già l’anno scorso c’era stato un primo contatto tra me e lo Zugo, poi però non se ne fece niente. Anche perché in ballo c’era il trasloco dalla Valascia alla nuova pista: considerando che quello era un anno importante per il club, parlandone anche con Paolo Duca, alla fine avevo scelto di restare in Leventina perché entrambi ritenevamo fosse importante che rimanessi qui. Assimilato il trasloco, però, le cose sono cambiate: ora che la transizione ce la siamo per gran parte lasciata alle spalle, ho ripreso in considerazione questa idea, riparlandone con Duca e Cereda».

La scelta di ufficializzare ora la notizia della tua prossima partenza per Davos è stata influenzata in qualche modo dal fatto che proprio negli scorsi giorni si era ventilata questa eventualità? «D’accordo con Paolo e Ian (Alston, il ‘diesse’ dei gialloblù, ndr), l’idea era quella di comunicare la notizia dopo la Coppa Spengler. I ‘rumors’ di questi giorni ci hanno però costretto a rivedere la tempistica... Certo, un po’ di fastidio me l’ha dato il fatto che il tutto sia trapelato anzitempo, ma in fin dei conti però non è stato un male nemmeno così per me: il fatto di essere a riposo forzato ancora per qualche giorno mi permette di poter elaborare il tutto con più calma prima di rientrare sul ghiaccio».

E come procede il tuo recupero dopo quell’infortunio alla spalla rimediato nella partita contro l’Ajoie del 30 ottobre che ancora oggi ti tiene lontano dalle piste? «Il percorso riabilitativo procede bene, come da tabella di marcia. Se tutto dovesse filare liscio anche nei prossimi giorni, il mio rientro dovrebbe avvenire subito dopo la pausa dedicata alla Nazionale, rispettando dunque la tempistica che avevamo stimato subito dopo l’infortunio».

Cosa ti hanno dato queste sette stagioni in biancoblù? «Ho imparato che lavorando con un gruppo composto da amici prima ancora che compagni di squadra e con uno staff tecnico con cui c’è un ottimo feeling, riesco a performare al meglio. Se ho scelto di partire per Davos è perché trovo che quello grigionese è un club che ha parecchie cose in comune con l’Ambrì Piotta, e simili sono pure i valori della società e i modi di lavorare. Quindi a grandi linee ho già un’idea di cosa mi attende nei Grigioni, anche se sarà un capitolo tutto nuovo per me. La scelta di sottoscrivere un contratto quadriennale, poi, è stata fatta tenendo in considerazione quanto mi era stato detto dalle persone con cui ho parlato e che conoscevano bene la realtà di Davos». Uno di questi è anche Inti Pestoni, che lì ci ha giocato nella stagione 2018/19. «La mia è stata una scelta personale, ma chiaramente ne ho parlato anche con Inti. Il quale, dopo essersi complimentato per la mia decisione, ha tenuto a rassicurarmi che a Davos avrei certamente trovato un ambiente ideale, molto simile a quello di Ambrì». A cambiare, però, sono le aspettative che i tifosi hanno nei confronti della squadra: il Davos, per tradizione, è un club che punta parecchio in alto... «Di ambizioni societarie ovviamente non abbiamo ancora parlato, ma i cambiamenti apportati nelle ultime stagioni lasciano chiaramente intendere che il club punti a tornare a mettere le mani sul titolo a breve-medio termine».

E il tuo ricordo più bello legato all’Ambrì Piotta qual è? «Di momenti che val la pena ricordare, in questi anni, ce ne sono davvero stati parecchi. Ogni giorno è un momento speciale con questo gruppo. E voglio vivere questi ultimi mesi sperando che il ricordo più bello che mi porterò a Davos di questo mio viaggio con l’Ambrì debba ancora essere scritto: prima di svuotare il mio armadietto allo Stadio Multifunzionale ho ancora una missione da portare a termine».

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