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07.10.2021 - 18:000
Aggiornamento : 19:29

‘Questo per noi è un ottobre decisamente di fuoco’

Archiviato il brutto martedì europeo, il capitano dei bianconeri Mark Arcobello guarda avanti: ‘Concentriamoci sul presente’

Martedì a Berlino, domani a Davos e sabato il derby alla Cornèr Arena. Una settimana piuttosto carica per il Lugano, che dopo la parentesi europea torna a focalizzare la sua attenzione sul campionato svizzero. «Sì, che sia tosta è il men che si possa dire – sottolinea il capitano dei bianconeri Mark Arcobello –. Del resto sapevamo già dall’inizio che ottobre per noi sarebbe stato un mese di fuoco, con qualcosa come quattordici partite, ossia quasi una ogni due giorni. Quando si affrontano periodi così intensi si deve cercare di restare il più possibile concentrati e tenere un atteggiamento positivo: più che a pensare alla mole di lavoro che ti aspetta, devi vivere il presente, prendendo una partita alla volta. Perciò, ora che ci siamo lasciati alle spalle la trasferta di Champions League a Berlino, dobbiamo concentraci sul Davos, senza pensare alla rivincita con l’Ambrì Piotta di sabato».

Un Davos a cui, appunto, andate a rendere visita tre giorni dopo l’opaca prestazione sulla ribalta europea: «Quello di martedì è stato un match fisicamente molto impegnativo. Il Berlino è stata una squadra tosta da affrontare. Ma non imbattibile. Col senno di poi, avremmo potuto fare indubbiamente di più: abbiamo sbagliato qualche gol chiave mentre i nostri hanno sfruttato alcune nostre sbavature per far pendere l’ago della bilancia nella loro direzione, e una volta che sono riusciti a prendere il largo, non siamo più stati capaci di rientrare in partita». Da Berlino, i bianconeri saranno sì rientrati a mani vuote, ma la trasferta è anche servita per fare un po’ di teambuilding, fattore pure importante all’interno di uno spogliatoio. Ed è anche stata utile per staccare un po’ dalla routine del campionato? «Sì e no. In fondo sono stati solo un paio di giorni di tregua e, comunque, che si giochi un match di campionato svizzero o uno di Champions League, l’approccio alle partite non cambia molto ».

Guardando alle statistiche di squadra, il 33enne di Milford (Connecticut), con dieci punti in undici partite (frutto di due reti e otto assist) occupa il secondo posto nella classifica interna dei migliori realizzatori, alle spalle di Luca Fazzini, suo compagno di una linea idealmente completata da Carr. Trio che, però, in questo primo scorcio di stagione McSorley ha potuto schierare solo sporadicamente, visto l’infortunio rimediato dal numero 7 dei bianconeri (in forse anche per la partita di Davos): «Beh, ovviamente i cambiamenti non sono l’ideale per nessuno, e per essere assimilati necessitano di un po’ di rodaggio. L’alchimia ideale in una linea la si costruisce con la pratica, e quindi più tempo si gioca assieme, maggiore sarà l’intesa con i compagni. Per fortuna, in mezzo a tutta questa incostanza dettata dalla sfortuna di uno, una costante c’è, ed è Fazzini alla mia ala. Tra me e Luca si è creata una bella intesa, cosa che ci ha già permesso di fare tante belle cose. Poi, logicamente, se a completare il nostro blocco è un altro giocatore prelevato da un’altra linea, ci vorrà un po’ più di tempo affinché gli automatismi si consolidino. È inevitabile: ogni giocatore ha le sue caratteristiche e il suo potenziale, qualità che si scoprono solo giocando assieme più partite. E, comunque sia, l’obiettivo è quello di fare più punti possibili come linea, indipendentemente da chi siano i tuoi compagni». Con un bottino di dieci punti, ad ogni buon conto, le cose non sono andate male sin qui per te... «Soddisfatti non bisogna mai esserlo del tutto. Le passate stagioni viaggiavo a una media di circa un punto a partita, e ora, con dieci in undici incontri, non ci sono molto distante. Sotto questo punto di vista non posso lamentarmi, anche se è vero che non mi spiacerebbe segnare qualche gol in più. Forse, a volte, cerco di più il passaggio che la conclusione veloce. Altre volte ho sbagliato alcune buone occasioni, ma d’altra parte è così che va l’hockey: anche se mi piacerebbe, indietro non puoi tornare...».

Già, indietro non si torna: chiuso, almeno fino a settimana prossima, il capitolo Champions League, adesso si torna alla realtà della National League, con la trasferta a Davos. Cosa ti aspetti da questa partita? «Affrontare nuovamente una trasferta tre giorni dopo averne sostenuta una addirittura fino a Berlino non è certo l’ideale dal profilo fisico. Ma siamo pronti per questa battaglia: a Davos cercheremo di imporre sin da subito il nostro gioco e pressare l’avversario. Le ultime partite hanno sicuramente detto che ci sono cose che possiamo fare meglio, ma dobbiamo ricominciare da quelle che già sappiamo fare bene per poi lavorare sugli altri aspetti. Il Davos l’abbiamo già affrontato nel preseason per cui un’idea della squadra che avremo di fronte già ce l’abbiamo, ma prima di scendere in pista riguarderemo alcuni spezzoni delle loro ultime partite per rinfrescarci le idee».

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