Hockey
26.03.2019 - 06:000

'Questo progetto è dei giovani'

Per Davide Mottis, presidente dei Ticino Rockets, l'indiscrezione di un Ambrì pronto a rilevare l'intero pacchetto azionario è solo un'ipotesi

Parla di semplice ipotesi, Davide Mottis, a chi gli chiede cosa pensa il presidente dei Ticino Rockets della notizia rimbalzata sul web un paio di giorni fa, e passata forse un po’ inosservata visto che negli ultimi tempi l’attenzione degli appassionati di hockey era rivolta altrove. Il riassunto? Con la motivazione di poter gestire la società in maniera più ‘coerente’, l’Ambrì – che dei Rockets già detiene il 51%, quindi la maggioranza del pacchetto azionario – starebbe pensando di diventare azionista unico di quello che, ad oggi, è soprattutto il farmteam delle due formazioni ticinesi di A, assumendosi così la quota di azioni detenute tanto dal Biasca (25%), tanto dallo stesso Lugano (15%), e dai Gdt Bellinzona (9%). «Ma quella è un’interpretazione di una delle possibili ipotesi per la prosecuzione della collaborazione – dice, con voce convinta, il 49enne avvocato, che dei Rockets è il presidente sin dalla loro fondazione nel 2016 –. Ed è soltanto una delle sette, otto, dieci opzioni discusse in questi mesi. Poi, i contenuti e i motivi di quella proposta andrebbero chiesti all’Ambrì. E io non sono l’Ambrì, nonostante un suo collega abbia cercato di scriverlo».

L’impressione, però, è che qualcosa, da qualche parte, si sia inceppato? O no? «Io come presidente semplicemente mi auguro che una soluzione venga trovata, e lo si sta appunto facendo da tempo in maniera responsabile e seria. E confido davvero che lo sia, perché il progetto Rockets non appartiene ai singoli, ma è di tutti. Anzi, è dei giovani. Lugano e Ambrì ora ne stanno discutendo, e sono sulla buona strada per trovare delle soluzioni dal punto di vista sportivo, ma pure organizzativo e finanziario. Mi auguro che non siano le persone a far cadere questa collaborazione, e penso proprio che non accadrà».

Troppo allarmismo, quindi? «Be’, al momento attuale senz’altro. C’è qualcuno, e non a Lugano, che ha voluto far trapelare certe notizie, ma per il momento questa è solo una delle diverse opzioni. E posso garantirvi che ce ne sono state molte altre».

La partenza di Roland Habisreutinger, che era un convinto sostenitore della causa, ha in qualche modo rallentato il processo sul fronte di Lugano? «Senz’altro, ed è evidente, ci sono stati dei momenti in cui i Ticino Rockets non erano una priorità. Tuttavia, le discussioni sono proseguite comunque. Io mi dispiaccio del fatto che Roland non abbia più la possibilità di collaborare con noi, perché gli va dato atto di aver contribuito in maniera importante alla realizzazione di questo progetto, e ci tengo a ringraziarlo pubblicamente. A dimostrazione anche del fatto che c’è sempre stato un buon dialogo sia tra Ambrì e Lugano sia tra il sottoscritto e l’Ambrì e il Lugano».

E in attesa che la situazione si chiarisca, voi come agirete? «Ora come ora, io come presidente lavoro nella prospettiva che tutto vada avanti: la palla è nel campo degli azionisti, e il Cda non ha molto da dire al proposito. In ogni caso, io sono lì per caldeggiare e per favorire la risoluzione di quelle – fondamentalmente – piccole cose ancora aperte».

Una cosa è innegabile tuttavia: sul piano dei risultati sportivi, delle tre stagioni dei Rockets questa è stata la più negativa di tutte: ed è vero che quando sono confrontati con delle sconfitte, i ragazzi hanno la possibilità di crescere imparando dai loro errori, ma è pure vero che, quando si continua a perdere, l’aria poi diventa pesante... «Sicuramente la collaborazione con il Davos avrebbe dovuto essere migliore, ma è chiaro che con la stagione del genere nei Grigioni, difficile su più i fronti, tutto il lavoro che avevamo pianificato non ha potuto essere svolto in maniera completa. Ed è per quel motivo che, da mesi ormai, si sta lavorando, in particolare tra Ambrì e Lugano, per trovare soluzioni sportive e organizzative che possano garantire una situazione più solida e stabile per il futuro. E tra queste c’è senz’altro un potenziamento della collaborazione con il Davos, che potrebbe essere più istituzionalizzata».

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