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Hockey
23.02.2019 - 11:250

Hockey Club Arosa oggetto di culto

Il passato glorioso e un presente che dalla storia trae linfa vitale fanno dell'Ehca un club di tradizione molto amato. Oggi gara 1 dei playoff contro i Gdt

La storia si ripete. A un anno di distanza dalla sfida – sempre di semifinale – conclusa con la vittoria in gara 5 dei grigionesi, si ripropone l’intrigante incrocio tra i Gdt Bellinzona e l’Arosa. Gara 1 è prevista sabato, nei Grigioni. La storia si ripete. A un anno di distanza dalla sfida – sempre di semifinale – conclusa con la vittoria in gara 5 dei grigionesi, si ripropone l’intrigante incrocio tra i Gdt Bellinzona e l’Arosa. Gara 1 è prevista sabato, nei Grigioni. Per i ticinesi, quindi, sulla strada verso la promozione in MySports League si staglia la figura un tantino ingombrante del mitico ‘Ehca’ gialloblù, club di grande tradizione hockeistica, protagonista del massimo campionato svizzero tra gli Anni 50 e la prima metà degli Anni 80, con all’attivo ben 9 titoli: sette di fila tra il 1951 e il 1975, e gli ultimi guizzi nel 1980 e 1982, 4 anni prima del fallimento che lo costrinse a ripartire da zero, nel più totale anonimato. L’ultimo titolo fu simbolico: l’Arosa lo vinse nel 1982, al termine della stagione che segnò la promozione in A di Ambrì Piotta e Lugano.Ne è caduta, nel frattempo, di neve, sul villaggio del distretto di Plessur, il cui club di hockey su ghiaccio continua a essere l’attrazione principale, l’oggetto di culto attorno al quale ruota da sempre un’intera comunità. «Di principio – osserva il Ceo dell’Arosa Adrian Fetscherin – a medio termine l’ambizione è quella di tornare in Swiss League. Abbiamo rivisto l’intera struttura e tutta l’organizzazione del club, in modo che ci si possa muovere nella direzione di queste nostre ambizioni. Siamo pronti ad affrontare la sfida dei prossimi anni, ben consci del fatto che nello sport i successi non possono essere programmati. Non è nemmeno nostra intenzione investire un sacco di denaro per salire a ogni costo. Operiamo con il dovuto realismo, con i mezzi a nostra disposizione».

Atmosfera molto positiva

Com’è l’atmosfera in pista, nella mitica Eissporthalle? Arosa è una piazza storica, ed è logico presumere che i tifosi stiano scalpitando, e abbiano voglia di un hockey qualitativamente migliore. «La sensazione che l’Arosa stia tornando la si avverte, eccome. Il villaggio, del resto, vive per l’hockey su ghiaccio. Arosa è sinonimo di hockey, villaggio e sport sono concetti che si completano. Il club ha vissuto molti anni bui. Quattro anni fa si è addirittura pensato di rinunciare definitivamente all’hockey. Poi, però, ha prevalso la volontà di non mollare. Proprio in virtù del passato glorioso, delle stagioni trionfali, del significato del club per l’intera regione. Abbiamo cambiato tutto, completamente, e gli effetti benefici si avvertono. Alle partite ci sono sempre tantissimi spettatori. Per gli incontri casalinghi, in pista prende posto l’intero villaggio. Ma sono anche molti i tifosi che seguono la squadra in trasferta. Lo scorso anno per la sfida decisiva di Bellinzona (gara 5), in Ticino giunsero in 150. Sì, posso dire che l’atmosfera che regna attorno al club, e più in generale nella regione, è molto positiva».

Sinergia col turismo

Arosa ha voglia di una ribalta più prestigiosa. «È importante sottolineare che più in basso gioca, più complicato è per l’Arosa praticare l’hockey su ghiaccio. Più alto diventa il livello, più facile diventa trovare finanziamenti e convincere sponsor a sostenerci. Arosa non è una città, non ha un’università, offre un numero limitato di posti di lavoro. Se riusciamo a salire di categoria, diventa più facile convincere i giocatori ad unirsi a noi. Il club è pur sempre molto attrattivo, agli occhi degli addetti ai lavori, ma i buoni giocatori non accettano di evolvere nelle leghe inferiori. Giocherebbero volentieri per un club di tradizione come il nostro, a condizione che sia in una lega competitiva».Arosa e turismo, binomio strettissimo. Con lo sport quale spettatore interessato. Anzi, attore, con un ruolo ben preciso. «In un anno il villaggio contabilizza quasi un milione di turisti. Di riflesso, si aprono molte opportunità interessanti, a livello di sponsoring, ma qui torno al discorso del livello del campionato in cui siamo, al momento non così attrattivo. Ci sono circa 2’000 proprietari di residenze secondarie, tra loro si possono individuare anche potenziali investitori. Hanno già una relazione con Arosa, per cui la nostra sfida è quella di riuscire a farli entusiasmare attraverso l’hockey, per poi convincerli ad aiutare un club che, se sostenuto, può essere d’aiuto allo sviluppo del villaggio. Turismo ed Ehc Arosa lavorano a stretto contatto».

Il Ceo Adrian Fetscherin: 'Con i Gdt si prospetta una semifinale palpitante'

L’Arosa ha chiuso la regular season in seconda posizione, alle spalle del Wetzikon. Che tipo di squadra ha allestito per dare l’assalto alla MySports League? «Negli anni – spiega Fetscherin – è diventata una squadra abbastanza esperta. Un paio di stagioni fa abbiamo puntato su alcuni giovani che in due o tre campionati di Prima Lega hanno accumulato una buona dose di esperienza, pur essendo ancora all’inizio della carriera. Abbiamo inserito in organico un paio di giocatori esperti, per garantire al gruppo il necessario equilibrio: ora in squadra c’è il giusto mix tra giovani e meno giovani. I ragazzi di Arosa sono due, ma la maggior parte dell’organico è comunque grigionese». Bellinzona avversario di richiamo? «Dal punto di vista tecnico-sportivo senza dubbio sì. Ma se penso all’affluenza di pubblico, avrei preferito un’altra rivale, perché i Gdt non godono di un grande seguito di pubblico. So che Bellinzona ama piuttosto il calcio, l’Acb. La squadra, però, è di ottimo livello. Con Chmel può contare su un buon portiere, dispone di buoni difensori, e di giocatori esperti, come Lakhmatov. Si prospetta una serie affascinante, come già fu il caso nella passata stagione. Anche nella regular season gli incroci hanno prodotto delle buone partite. Le possibilità di passaggio del turno? Cinquanta e cinquanta».

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