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laR
 
17.06.2021 - 21:27
Aggiornamento: 23:07

Tami rompe il silenzio: ‘Si può perdere ma non così’

All'indomani della brutta sconfitta con l'Italia la Svizzera non si è allenata e Petkovic ha preferito non parlare, ma lo ha fatto il "direttore" ticinese

tami-rompe-il-silenzio-si-puo-perdere-ma-non-cosi

Deve raccogliere i cocci la Svizzera, il giorno dopo essere andata in frantumi contro l’Italia. Lo deve fare perché l’Europeo non è finito e la formula a 24 squadre le permette ancora di giocarsi un posto agli ottavi (con un successo domenica contro la Turchia la probabilità di finire tra le quattro migliori terze sarebbe molto alta), ma anche perché a Baku ci si aspetta una reazione d’orgoglio da parte dei rossocrociati, autori contro Immobile e compagni di una delle peggiori prestazioni dell’era Petkovic, tanto per la qualità del gioco quanto per l’atteggiamento portati in campo all’Olimpico.

E non è un caso che il selezionatore elvetico a notte inoltrata abbia deciso di annullare l’allenamento del giorno seguente (oggi), al quale avrebbero in ogni caso preso parte solo i giocatori non impiegati (o poco) contro gli Azzurri. No, il tecnico della Nati ha ritenuto, come ci è anche stato spiegato dal responsabile stampa in casa elvetica, che i suoi giocatori avessero bisogno di una pausa, uno stop per staccare soprattutto dal punto di vista mentale, riordinare le idee e capire cosa possa essere successo, mercoledì sera a Roma. Difficile, anche il giorno dopo, trovare delle risposte convincenti alla controprestazione, condita come detto oltre che da una marea di errori tecnici e tattici (anche dello stesso allenatore), da una palese mancanza di mordente, di voglia di prevalere sull’avversario e di dare tutto per il compagno e per la maglia. Tutte qualità che ha invece messo in campo l’Italia, come conferma il dato che ha visto i giocatori di Mancini correre in totale ben oltre 6 chilometri in più di quelli di Petkovic. Una mancanza sottolineata anche dopo la partita dalle parole forti di Kevin Mbabu («non tutti hanno dato il massimo per la squadra») e di capitan Xhaka, che ha dichiarato che «in campo non avevamo molti giocatori che volevano la palla. Con questa mentalità, devono chiedersi se valeva la pena giocare questa partita».

Con Vlado solo 2 vittorie, Sommer lascia la ‘bolla’

Qualcuno tra i giornalisti in attesa di parlare con i due giocatori scelti dal ct da mandare davanti alla stampa – decisione un po’ “paracula” visto che sono stati selezionati Zuber e Vargas, entrambi solo marginalmente “colpevoli” nella disfatta dell’Olimpico –, ha persino fatto notare come dall’arrivo nel 2014 sulla panchina della selezione rossocrociata del tecnico bosniaco di origine croata (naturalizzato svizzero), le due uniche vittorie trovate dalla Nazionale elvetica a una fase finale di un grande torneo siano state quella contro l’Albania a Euro 2016 e quella con la Serbia (festeggiata con l’ormai famoso gesto dell’aquila) ai Mondiali del 2018, entrambe quindi in partite con implicazioni forti per i diversi giocatori nella Nazionale di origine balcanica.

Un dato di fatto, vero, ma forse sarebbe davvero meglio archiviare quella dell’Olimpico come una semplice serata no e pensare al match con la Turchia. A Xhaka e compagni dimostrarlo, oltretutto forse senza la personalità tra i pali e nello spogliatoio di Yann Sommer, volato a Colonia immediatamente dopo la partita con l’Italia per assistere la moglie prossima al parto del loro secondogenito e che non è ancora certo di rientrare in gruppo – dopo aver effettuato un test anti-covid come previsto dalle condizioni imposte dall’Uefa per aver abbandonato la “bolla” – in tempo per essere in campo domenica.

Tami: ‘Non abbiamo messo in campo le virtù proprie di una grande squadra’

A fare il punto della situazione all'indomani del brutto ok con gli Azzurri ci ha provato Pierluigi Tami, che a differenza di mister Petkovic – richiesto dai giornalisti – si è presentato davanti ai microfoni dell'agenzia Keystone-Ats.

«Siamo ancora molto delusi – ha dichiarato il ticinese, direttore delle nazionali svizzere –. Si può perdere contro l'Italia ma non così. Mercoledì, la differenza tra le due squadre è stata immensa e c'è una ragione ben precisa: non abbiamo messo in campo le virtù proprie di una grande squadra, come la solidarietà, l'identificazione, la gioia di giocare e il rispetto. Gli italiani sono stati superiori e avremmo decisamente dovuto mostrarci più solidali tra noi. In questi caso non bisogna lamentarsi dell'errore del compagno e farglielo notare, ma correre ancora di più per aiutarlo. Ci sono state delle fasi in cui la squadra non era unita come avrebbe dovuto e come lo è stata così spesso in passato».

A tal proposito, alcuni giocatori (come visto sopra Mbabu e Xhaka) hanno apertamente criticato i compagni... «A loro do un consiglio: non guardate quello che hanno fatto gli altri ma quello voi avete fatto. Altrimenti, incontreremo presto altri problemi in campo».

Se bisogna proprio cercare qualcosa di positivo nella situazione attuale, è che la Svizzera ha ancora la possibilità di qualificarsi per gli ottavi di finale... «Sì ma bisogna chiudere il capitolo Roma e concentrarsi immediatamente sulla partita con la Turchia. Domenica, avremo l'occasione di dimenticare il match dell'Olimpico e soprattutto raggiungere l'obiettivo minimo che ci siamo fissati per questo torneo».

Sul caso Figaro: ‘Non c'entra nulla, nessuna regola infranta’

Tami non si esime dal fare autocritica dopo che lo stesso Petkovic al termine della sfida con l'Italia ha affermato che "tutti hanno sbagliato qualcosa per perdere in questo modo", tornando sul discusso arrivo nella "bolla" rossocrociata di un parrucchiere esterno per accontentare i capricci delle star della squadra (già ribattezzato il "caso Figaro")... «Il mio compito è di mettere i giocatori e lo staff nelle migliori condizioni possibili per lavorare, così come vegliare affinché ci sia un'adesione unanime al nostro progetto. Evidentemente devo aver commesso degli errori in questi ambiti, ma l'arrivo di un parrucchiere non ha certamente influenzato la partita di mercoledì, tanto che pure gli italiani ne hanno chiamato uno nel loro ritiro. In altre squadre, tale figura fa persino parte dello staff, per cui direi che si tratta di un argomento futile che però ha subito una grande risonanza quando i risultati non arrivano. Inoltre i giocatori erano ormai nella bolla già da un mese e tengo a sottolineare come sono state prese tutte le misure sanitarie necessarie. Da marzo, siamo stati testati 900 volte e nessuno è risultato positivo al Covid-19, per cui non penso che abbiamo sbagliato granché. Abbiamo voluto lasciare ai giocatori un certo margine di libertà e nessuna regola è stata infranta».

Tatuaggi a parte, ma in fondo il capitano non deve mica dare l'esempio...

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