Inter
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Venezia
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19:45
 
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19:45
 
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1
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1
3. tempo
(0-0 : 1-1 : 0-0)
Visp
1
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1
2. tempo
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La Chaux de Fonds
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14.06.2021 - 17:470
Aggiornamento : 19:41

L’angelo custode che spera di non dover mai diventare eroe

Pierre-Etienne Fournier, dal 2016 medico della nazionale svizzera, ci racconta come lui e gli elvetici hanno vissuto quanto capitato a Eriksen

Roma – Un angelo custode, che spera di non dover mai diventare eroe. Pierre-Etienne Fournier è il medico della nazionale svizzera di calcio e ha inevitabilmente vissuto giorni concitati dopo quanto capitato sabato al danese Christian Eriksen, vittima di un arresto cardiaco al 43’ della sfida tra la sua selezione e la Finlandia. A evitare il peggio – seppur ancora in ospedale in attesa di capire le cause esatto di quanto accaduto, il 29enne dell’Inter sta bene –, l’intervento dei sanitari della squadra di casa e dei soccorritori presenti alla partita, oltre alla pronta reazione del capitano danese Kjaer, il primo a effettuare il massaggio cardiaco al compagno di squadra dopo avergli liberato le vie respiratorie. Una situazione in cui come detto il 57enne vallesano preferirebbe non trovarsi mai, ma per la quale di dice comunque pronto e preparato.

«Abbiamo appreso la notizia mentre ci preparavamo a partire da Baku per Roma ma fortunatamente siamo ancora riusciti a sapere che stava meglio prima di imbarcarci – ci racconta al termine della sessione di allenamento della Nati allo stadio Tre Fontane di Roma Fournier, responsabile medico della Nati dal 2016 ma che fa parte della Commissione medica dell’Associazione svizzera di calcio dal 2012 (si è occupato anche dei giovani e della selezione U21)  –. Passato lo shock, è rimasta la consapevolezza. Quanto capitato ci ha infatti fatto rendere ancora più conto che cose del genere possono sempre capitare e che dobbiamo essere pronti a reagire».

Già ma come si fa a prepararsi per una situazione del genere? «Abbiamo una formazione alle spalle e la maggior parte di noi lavora anche negli ospedali o in altre strutture (Fournier è responsabile del servizio di medicina sportiva della clinica romanda di riabilitazione a Sion, ndr). L’Uefa organizza poi più volte all’anno dei corsi ai quali invita tutti i dottori delle Federazioni nazionali, in seguito è compito nostro trasmettere quanto appreso ai nostri colleghi e ai dottori dei club. L’Asf a sua volta propone ogni due anni dei corsi di rianimazione con gli stessi medici delle squadre, anche per essere in grado di lavorare insieme se dovessero presentarsi emergenze simili. Ci alleniamo e siamo pronti a fare il nostro meglio e lo stesso vale anche per i medici delle altre federazioni. Però non siamo personale di emergenza, questo va ricordato e infatti come si è visto l’altro giorno a Copenhagen, allo stadio ci sono sempre altri sanitari, anestesisti e soccorritori professionisti pronti a intervenire. Noi in fondo siamo semplici dottori sportivi e, fortunatamente, non siamo abituati a queste situazioni, per cui abbiamo bisogno di loro».

Fournier tiene poi a sottolineare l’atteggiamento avuto dai giocatori danesi, che durante le concitate operazioni di rianimazione si sono schierati in cerchio attorno a Eriksen… «È stato molto intelligente da parte loro e hanno dimostrato una lucidità incredibile. Per i medici e i soccorritori è importante poter lavorare tranquilli – per quanto sia possibile farlo in una situazione del genere – ed essere al riparo dagli sguardi del pubblico e delle telecamere, in modo da poter essere il più liberi possibili e svolgere quanto necessario nella maniera precisa, cosa già di per sé non sempre evidente».

Il defibrillatore come compagno di viaggio

Quanto capitato a Eriksen ha scosso tutto il mondo del calcio (e non solo) e non ha evidentemente risparmiato la squadra di Vladimir Petkovic, ma come è stata gestita la questione all’interno del clan rossocrociato? «Ne abbiamo parlato, sia tra noi dello staff sia con i giocatori, in particolare con il capitano Granit Xhaka. Abbiamo ricordato quale sarebbe la procedura nel caso in cui una cosa del genere capitasse anche a noi. Si spera che non succeda, ma dobbiamo essere pronti, perché nonostante i numerosi test a cui i giocatori si sottopongono regolarmente e in maniera ancora più rigorosa in occasione delle grandi manifestazioni, il pericolo non si può escludere al cento per cento. In ogni caso la squadra ha reagito relativamente bene e in questo senso ha aiutato molto il fatto che sia finita bene, vedere Eriksen riprendersi è stato un segnale positivo per tutti, dallo staff medico ai giocatori».

Pronti a tutto e sempre, non a caso il medico del team elvetico mentre parla con noi accanto a sé ha uno zainetto rosso, che ci svela contenere proprio il «defibrillatore. È sempre con noi, alle partite e agli allenamenti certo, ma anche in albergo, di giorno come di notte lo abbiamo sempre a portata di mano perché è impossibile prevedere cosa e quando può succedere, ma quando capita un intervento tempestivo può salvare la vita».

La squadra: ‘Un brutto colpo, difficile da accettare’

Quando interpelliamo i giocatori svizzeri sul tema, capiamo subito che per loro è un argomento delicato. Comprensibile visto che li tocca in prima persona… «È stato un brutto colpo per tutti noi – ci confida il secondo portiere (che potrebbe diventare il primo nel caso in cui Sommer partisse per assistere la moglie prossima al parto) Yvon Mvogo –. Non è stato facile accettare quello che è accaduto. Ma il bello del calcio è che siamo tutti quanti una famiglia unita, a prescindere dalle diverse nazionalità, siamo tutti siamo giocatori di calcio. Eravamo molto tristi per quello che è accaduto, ma è stato un grande sollievo quando abbiamo saputo che era fuori pericolo e stava meglio».

Il centrocampista dell’Atalanta Remo Freuler dal canto suo ammette che «sono stati momenti difficili da vivere innanzitutto come persona, il mio pensiero è andato subito a lui e alla sua famiglia. Come giocatore invece devo dire che anche se non è stato facile, ho provato a non pensarci, altrimenti non sarei mai riuscito a entrare in campo sereno e a concentrarmi su quello che devo fare».

Antonio Manicone dal canto in qualità di vice di Petkovic è chiamato, assieme al resto dello staff, proprio a gestire il gruppo rossocrociato anche in situazioni complicate… «Quanto capitato è stato davvero drammatico e toccante, meno male che grazie alla bravura e alle competenze dei soccorritori si è evitato il peggio – afferma l’ex giocatore dell’Inter –. Non è stato necessario organizzare niente di particolare in seno alla squadra, i giocatori sono consapevoli che i problemi di cuore ci possono essere ma come in tutte le altre persone. Negli anni ho parlato con diversi cardiologi e tutti mi hanno detto che si possono fare quanti controlli si vogliono, ma non si potrà mai escludere il rischio di avere problemi».

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