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laR
 
28.05.2022 - 09:09
Aggiornamento: 09:40

‘Abbiamo il destino in mano e vogliamo salvarci senza aiuti’

Il Team Ticino U21 di Moresi e dell’assistente Rota all’ultima, decisiva, fatica. Il vice: ‘Stagione che forgia il carattere dei giovani’

È l’ora delle decisioni anche in Prima Lega classic, è in programma oggi la ventiseiesima e ultima giornata, con le due ticinesi coinvolte ai due estremi della classifica: il Paradiso deve difendere tre punti di vantaggio sul Tuggen (i ticinesi saranno però impegnati sul campo della capolista Baden, mentre il Tuggen ospita il già relegato Balzers) per qualificarsi alle finali di promozione, mentre il Team Ticino U21 ha un punto di margine sulla zona salvezza e sul Thalwil, con il Gossau (che ha un punto in più dei rossoblù) pure esso ancora coinvolto nella lotta contro la retrocessione.

Ai giovani, allenati da Ludovico Moresi e Dario Rota, basta dunque un successo contro il Wettswil-Bonstetten, quarto in classifica, per ottenere la certezza matematica del mantenimento della categoria. «Siamo prontissimi perché abbiamo affrontato tutte le partite con il piglio giusto – assicura il vice Rota – e speriamo di concludere un’annata tribolata e difficile nel migliore dei modi. Questa stagione credo che abbia forgiato ancora di più il carattere dei ragazzi. Spesso a quest’età le prestazioni sono un po’ da montagne russe, ma i ragazzi hanno sempre dato tutto e siamo stati bravi ad arrivare all’ultima giornata con il destino nelle nostre mani e daremo il massimo per terminare con una vittoria e salvarci. Guardiamo a noi, poi sicuramente ci sarà qualcuno che guarderà i risultati degli altri campi, in particolare quello di Thalwil. Ma come squadra e staff abbiamo l’obiettivo di vincere questa partita proprio perché abbiamo il destino nelle nostre mani. Il Wettswil è un’ottima squadra, all’andata avevamo fatto una buona prima ora, creandoci anche delle buone occasioni per passare in vantaggio, ma poi loro, come tipico delle squadre di questa categoria, con una o due occasioni avevano segnato e chiuso la partita (il risultato finale fu di 2-0 in favore degli zurighesi, ndr). Sono quadrati e hanno dei buoni giocatori, un po’ come San Gallo II (l’avversario del Thalwil) e Freienbach (impegnato a Gossau) che possono contare su cinque o sei elementi d’esperienza che possono fare la differenza rispetto alla nostra giovane rosa. Peraltro, in caso di arrivo a pari punti saremmo salvi in ogni caso per via della differenza reti».

Lo staff tecnico è tra l’altro rimasto orfano del coordinatore Carlo Ortelli passato sulla panchina del Lugano con l’insediamento di Croci-Torti, tuttavia per la prossima stagione è verosimile il ricongiungimento con la squadra U21, che dovrebbe tornare sotto il controllo bianconero: «Siamo strafelici per lui, però noi abbiamo perso un pezzo di staff, forse il più importante vista la sua esperienza e i suoi consigli, ma ce la stiamo cavando comunque. E in effetti pare che la squadra verrà integrata al Lugano, a oggi non c’è comunque nulla di ufficiale, attualmente siamo però concentrati sul terminare il nostro percorso con la salvezza».

I risultati ottenuti dagli uomini di Croci-Torti e Ortelli (senza dimenticare la promozione in Challenge League del Bellinzona) sono però uno stimolo in più per tutti i giovani calciatori ticinesi: «La piramide si è formata un po’ da sola, i nostri ragazzi devono chiaramente puntare alla Super League, non sarà né facile né immediato, ci sono degli step di categoria da fare, però c’è già qualche nostro giocatore che si allena con la prima squadra del Lugano. Il calcio va in fretta, quest’anno ne abbiamo avuto un esempio con i bianconeri che hanno vinto la Coppa e disputato un buon campionato e con Mattia Bottani convocato in Nazionale, per tutto il movimento dei nostri giovani questi risultati fanno bene e sono uno sprone a impegnarsi in ogni allenamento e ascoltare i consigli che diamo, per coronare i loro sogni».

‘Per me la Nazionale è stata l’apoteosi’

Bottani è tra l’altro il primo ticinese del Lugano a essere chiamato nella rappresentativa elvetica, dai tempi di… Dario Rota (per quella che fu la sua terza e ultima presenza in rossocrociato) nell’ormai lontano 2001, quando l’allora centrocampista aveva da poco compiuto trent’anni: «Ogni tanto rido, non mi è mai andato di parlare di me o di "Ludo" e degli episodi o degli aneddoti che abbiamo vissuto, però qualche volta prendo ad esempio certi calciatori che per me sono stati dei punti di riferimento e poi mi rendo conto che alcuni mi guardano un po’ di traverso chiedendosi di chi stia parlando. D’altra parte quando parlo di gente come Di Stefano, Puskas, Neeskens o Cruyff, io stesso ero piccolino e sono dovuto andare a riguardarli e spero che anche i miei giovani li recuperino, però forse non è sempre così. Ed è bello avere ogni tanto qualche amarcord da rispolverare, è anche vero che sono già trascorsi ventun anni dalla mia ultima presenza con la Nazionale, che per me ha rappresentato l’apoteosi, ma a fare la differenza è la passione, io una volta appena avevo una palla ero a posto, adesso c’è forse qualche distrazione in più».

Chiediamo allora quale sarebbe un consiglio da dare a Bottani per questa sua avventura… «Ho sentito qualche cosa che ha detto e trovo che abbia ragione quando afferma che deve vivere ogni momento senza fasciarsi la testa a pensare a cosa succederà e come comportarsi. Si ritrova a giocare con gente forte e che gioca all’estero per cui avrà solo da imparare, lui deve essere se stesso, con le sue qualità e sfruttare ogni piccola occasione per dare il massimo. E sarà sicuramente un’esperienza che rimarrà per sempre nella memoria».

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