Wawrinka S. (SUI)
0
BUBLIK A. (KAZ)
0
1 set
(1-2)
DJOKOVIC N. (SRB)
1
TIAFOE F. (USA)
0
2 set
(6-1 : 3-2)
BERRETTINI M./DJOKOVIC N.
MINAUR A./SOCK J.
21:50
 
Ambrì
2
Ginevra
1
2. tempo
(0-1 : 2-0)
Kloten
2
Berna
1
2. tempo
(2-0 : 0-1)
Zugo
2
Ajoie
2
2. tempo
(0-1 : 2-1)
Lugano
1
Losanna
2
2. tempo
(1-1 : 0-1)
Lakers
3
Langnau
0
2. tempo
(2-0 : 1-0)
Dra.gosier-ga
1
Olten
4
fine
(1-2 : 0-1 : 0-1)
Turgovia
4
Langenthal
3
fine
(1-0 : 3-0 : 0-3)
Sierre
7
Ticino Rockets
3
fine
(1-1 : 4-1 : 2-1)
GCK Lions
3
Visp
1
2. tempo
(1-0 : 2-1)
Winterthur
2
La Chaux de Fonds
6
2. tempo
(1-4 : 1-2)
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laR
 
24.08.2021 - 19:38
Aggiornamento: 20:15

Vogel promuove ‘Muri’: ‘Ha le qualità per rimpiazzare Vlado’

Il 44enne già capitano dalla ‘Nati’ dice la sua sull’ex compagno di squadra che venerdì diramerà le sue prime convocazioni da allenatore della Svizzera.

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Venerdì con le prime, attese convocazioni per l’amichevole con la Grecia (tra una settimana) e le partite delle qualificazioni mondiali contro l’Italia (domenica 5 settembre a Basilea) e l’Irlanda del Nord (tre giorni dopo a Belfast) si aprirà ufficialmente la gestione di Murat Yakin sulla panchina della Svizzera. Un momento sicuramente delicato per una Nazionale reduce dalla (con)vincente era Petkovic culminata con l’entusiasmante cavalcata europea ma interrottasi a sorpresa a fine luglio con la scelta del tecnico svizzero-bosniaco di lasciare l’Asf per sedersi sulla panchina del Bordeaux. Da qui la ricerca di un degno sostituto, individuato infine (dopo alcune rinunce da parte di altri candidati) dal direttore delle squadre nazionali elvetiche Pierluigi Tami nell’ex internazionale rossocrociato e già allenatore di Sciaffusa, Sion, Grasshopper, Spartak Mosca, Basilea, Lucerna e Thun.

Chi conosce bene “Muri” è Johann Vogel, suo compagno di squadra per cinque stagioni al Grasshopper tra il 1993 e il 1997, nonché nella Nati tra il 1995 (anno del debutto in rossocrociato del centrocampista) e il 2004 (in settembre l’addio alla Nati del difensore).

«Toccherà a Murat ma sarebbe cambiato poco anche con qualcun altro, alla fine l’obiettivo è uno solo, portare la Svizzera ai prossimi Mondiali – ammette con un certo cinismo Vogel, oggi tecnico della selezione rossocrociata U17 –. In ogni caso lui ha già dimostrato di avere le qualità per ricoprire questa carica, ha accumulato esperienza internazionale prima da giocatore e poi anche come allenatore, ruolo nel quale ha avuto una bella evoluzione, per cui non vedo problemi. Anzi, quella dell’Asf mi sembra una buona scelta sulla quale si può costruire qualcosa di importante. Già da giocatore si vedeva che aveva qualcosa in più, in particolare a livello tattico, sentiva il calcio e lo sapeva leggere, per cui era già abbastanza chiaro che prima o tardi avrebbe intrapreso il percorso da allenatore. Poi chiaramente ci vuole pazienza per aspettare l’occasione giusta, ora che è arrivata starà a lui sfruttarla».

Certo è che come detto per il 46enne di origine turca non sarà facile rimpiazzare un Petkovic che aveva creato un legame molto forte con i “suoi” giocatori… «Vlado e il suo staff hanno fatto un grande lavoro, non si arriva a certi risultati per caso dall’oggi al domani e sono stati premiati con i quarti di finale all’ultimo Europeo. Tra l’altro ho avuto la fortuna di essere presente a Bucarest in occasione di Svizzera-Francia ed è stata davvero una serata emozionante, così come tutto il percorso della nostra nazionale, che oltre alle qualità tecniche ha messo in campo anche un grande spirito di gruppo e molta solidarietà, si è vista una squadra unita, anche appunto con lo staff tecnico. Murat dovrà essere in grado di inserirsi in questo meccanismo collaudato portando le sue idee ma senza scombussolare gli equilibri trovati dal gruppo. Non sarà facile, ma come detto ha le qualità per farcela».

‘Lo spirito di gruppo è sempre stato forte in Nazionale. E Xhaka è un buon capitano’.

Caratteristiche quelle portate in campo dalla Svizzera di Petkovic che non sempre in passato sono sembrate proprie delle selezioni elvetiche, ma il 44enne ex capitano assicura che «in tutte le generazioni in nazionale c’è sempre stato un forte spirito di gruppo, poi bisogna avere anche un po’ di fortuna. Ad esempio noi nel 2006 ai Mondiali in Germania siamo usciti ai rigori (negli ottavi contro l’Ucraina, ndr), ci era mancato davvero poco per andare avanti e scrivere a nostra volta la storia del calcio svizzero ma avevamo comunque disputato 120 minuti nei quali avevamo messo in campo una grande solidarietà. In ogni caso quello che importa ora è il presente, bisogna dare continuità al buon momento e cavalcare l’euforia che si è creata per ottenere buoni risultati e qualificarsi per la Coppa del mondo».

Un ruolo centrale lo avrà chi attualmente porta – come Vogel un tempo – la fascia di capitano al braccio, ossia Granit Xhaka, fresco di rinnovo del contratto con l’Arsenal e autore di un grande Europeo che l’ha in un certo senso riconciliato con i fans elvetici… «Durante una carriera ci sono alti e bassi, non tutto va sempre come si vorrebbe o come desidera la gente, ma fa parte del gioco. In ogni caso credo che Granit abbia ormai raggiunto una certa maturità e che a quasi 29 anni sia al top della sua parabola da giocatore. D’altronde lo ha dimostrato facendo una partita incredibile contro la Francia, match nel quale ha vinto il duello diretto con Pogba, per cui direi che Murat può tranquillamente contare su di lui».

‘Sognavo il Milan e ce l’ho fatta, ora voglio far crescere i nostri giovani’

La cavalcata della Svizzera a Euro 2020 ha avuto un effetto anche sui giovani rossocrociati, che Vogel ha ritrovato dopo il lungo stop dovuto alla pandemia in occasione della doppia amichevole contro i pari età dell’Italia di metà agosto (successo 3-0 degli Azzurri a Lecco e rivincita 1-0 degli elvetici a Losone)... «Indubbiamente il percorso della Nazionale maggiore all’Europeo ha creato molto entusiasmo, i ragazzi sono fieri di portare la maglia rossocrociata e in questo caso giocavano proprio contro i campioni d’Europa, per cui erano ancora più motivati. Inoltre era da oltre due anni che non disputavano un match internazionale con la maglia rossocrociata e in particolare la partita di Losone era molto attesa perché hanno potuto giocare davanti alle loro famiglie, amici e fidanzate. È stato molto bello».

Una situazione talmente particolare da far passare il risultato in secondo piano… «Proprio per quanto spiegato in precedenza, alcuni giocatori erano un po’ nervosi, ma ho anche visto delle belle cose. In particolare rispetto alla prima partita nella seconda mi è piaciuta la solidità messa in campo dai miei ragazzi, che hanno vinto molti più duelli. Alcuni elementi poi sono più avanti di altri a livello di preparazione, ma abbiamo cercato di far giocare tutti e siamo stati ripagati con una vittoria che fa bene al morale».

Chiusa la carriera da giocatore nel Gc nel 2012, Vogel ha subito iniziato ad allenare nelle giovanili del club zurighese, prima di prendere in mano la U17 del Psv Eindhoven (club con cui ha disputato 240 partite, tra cui 38 di Champions League) e infine passare nel 2019 a lavorare per l’Asf e per il momento afferma di non sentire in maniera particolare il richiamo di una squadra di club… «Non ho mai parlato voler arrivare ad allenare in Super League o chissà dove in due, cinque o dieci anni. Sono convinto che un giorno succederà, ma per il momento sto bene dove sono, amo i giovani e amo poterli formare. Io stesso ho quattro figli e vedere questi ragazzi crescere e poterli accompagnare verso il successo o comunque la propria realizzazione trasmettendo loro le mie conoscenze e la mia esperienza, è un privilegio».

Nessun sogno nel cassetto quindi? «Il mio sogno era poter giocare nel Milan e l’ho realizzato. Come allenatore invece non è che si sogna di allenare una determinata squadra, perlomeno non io. Parlerei piuttosto di obiettivi e il mio è aiutare i giovani rossocrociati a crescere».

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