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08.06.2021 - 14:41
Aggiornamento: 17:14

‘Un Europeo spalmato presenta numerosi vantaggi’

Il bernese Martin Kallen, direttore della fase finale: ‘Stiamo risolvendo gli ultimi inghippi legati al Covid-19. Pronti a muoverci con soluzioni alternative’

di Stefan Wys/Ats
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Per la quinta volta, Martin Kallen rivestirà il ruolo di direttore del torneo finale dell’Europeo. In un’intervista rilasciata a Keystone-Ats, il bernese ha ricordato quali aspetti devono ancora essere risolti prima del calcio d’inizio del torneo e ha spiegato i motivi per i quali l’aver organizzato una manifestazione di simile portata in 11 nazioni diverse rappresenta un vantaggio proprio in tema di pandemia.

Qualche mese fa ha detto “Mi piace avere problemi”. In questi giorni deve sentirsi in paradiso… 

«Non è una deduzione del tutto sbagliata. Mi piacciono le situazioni difficili. Tuttavia, al momento non siamo confrontati con circostanze davvero impegnative, più che altro dobbiamo risolvere qualche piccola difficoltà».

Può fare qualche esempio?

«Al momento, i tifosi di Croazia e Repubblica ceca non hanno il permesso di entrare in Inghilterra senza essere sottoposti a quarantena, per cui non potranno assistere alle partite delle loro squadre nella fase a gironi. Inoltre, stiamo trattando con il governo tedesco le condizioni di ingresso per le persone provenienti dall’Inghilterra. Un inghippo che potrebbe trasformarsi in un vero problema se una squadra che ha giocato a Londra dovesse recarsi a Monaco per la fase a eliminazione diretta (nel caso di vittoria di gruppo potrebbe essere il caso anche della Svizzera, ndr.). Ora come ora, in Germania la legge non lo consente, a meno che ci si metta in quarantena».

In quel caso la sede della partita potrebbe essere spostata?

«Aspettiamo e vediamo, non precorriamo i tempi. Il governo tedesco ci ha presentato una soluzione. Non l'abbiamo ancora sul tavolo, ma una cosa è chiara: il nostro obiettivo è che non vi sia alcuna imposizione per la quarantena. Con i test negativi, l'ingresso al paese dovrebbe essere garantito».

E nel caso in cui un giocatore dovesse risultare positivo al test, cosa succederebbe?

«È in vigore il protocollo di ritorno alle competizioni, proprio come è stato il caso durante tutta la stagione. Il giocatore interessato verrebbe posto in isolamento, gli altri si sottoporrebbero a un test e, in caso di risultato negativo, potrebbero proseguire ad allenarsi in bolla. In campo potranno esserci soltanto giocatori risultati negativi. Fa eccezione la Scozia, dove, secondo i regolamenti locali, in caso di test positivo tutta la squadra dovrebbe essere messa in quarantena. Ecco perché anche Croazia e Repubblica ceca hanno deciso di allestire il loro ritiro fuori dalla Scozia».

Undici sedi, undici paesi, diversi regolamenti di ingresso e di quarantena. La situazione rimane fragile. Non è difficile capire chi afferma che un Europeo come questo, in un momento come questo non andava organizzato…

«Non credo sia una mossa sbagliata. La situazione attuale, con undici paesi implicati, presenta pure aspetti positivi. Un numero maggiore di tifosi possono vedere la loro squadra senza dover viaggiare all’estero. Inoltre, ci saranno meno tifosi stranieri negli stadi. Normalmente, rappresentano il 35% del totale, ma quest’anno la percentuale sarà assai inferiore. Per esempio, soltanto 300 tifosi svizzeri affronteranno la trasferta a Baku, mentre a Roma ce ne saranno circa 1’500. Questo facilita pure il compito delle autorità locali. Senza dimenticare che se dovessimo improvvisamente far fronte a problemi in una o due nazioni, avremmo a disposizione numerose alternative».

Una situazione, quest’ultima, che non spaventa l’Uefa, diventata una sorta di esperta in materia. Lo scorso anno le finali delle Coppe europee sono state organizzate con brevissimo preavviso, mentre poche settimane fa la finale dell’ultima Champions League è stata spostata da Istanbul a Porto…

«In fin dei conti, è tutta questione di saper pianificare. Se si tratta di piccoli dettagli, si può raggiungere l’obiettivo finale anche destreggiandosi all’ultimo momento con qualche mossa da giocoliere. Abbiamo sempre avuto – anche prima dello scoppio della pandemia – un piano A, un piano B, un piano C e, addirittura, un piano D. Di norma basta il piano A, ma per l’Euro avevamo bisogno pure del piano B e abbiamo altresì integrato alcuni aspetti del piano C. Stesso discorso per la finale di Champions. A Istanbul era tutto più o meno pronto, c’erano già 100 persone al lavoro, mentre a Porto ci siamo trovati a dover ricominciare da zero. Ma siccome avevamo studiato in anticipo tutti gli scenari, siamo stati in grado di superare i problemi che man mano ci si sono presentati».

Per l’Euro quale sarebbe lo scenario di un cambiamento all’ultimo minuto? Facciamo un esempio: Italia - Svizzera non può essere disputata a Roma nel giorno e nell’ora previsti…

«Se una partita deve essere rinviata, ma può andare in scena nello stesso stadio, inizierà il giorno successivo alle 12.00 o alle 15.00, appena prima degli appuntamenti regolarmente in calendario. Se la dobbiamo spostare di sede, si giocherà in uno stadio nel quale nei due giorni successivi non vi sono partite in programma. E, ovviamente, si giocherà senza pubblico. In linea di principio, rimane possibile lo spostamento in uno stadio che non fa parte degli undici selezionati per la manifestazione».

Soluzioni che all’Uefa potrebbero costare un pacco di soldi…

«Ci aspettiamo di perdere diverse centinaia di milioni di franchi di entrate. Per quanto riguarda la vendita dei biglietti, siamo a circa il 42% delle nostre entrate pre-pandemia. Abbiamo anche molti costi aggiuntivi, per esempio a causa dello spostamento delle partite da Bilbao a Siviglia. O per le fan zone che non vedranno la luce, ma per le quali bisognerà comunque pagare i fornitori. Ma ce la siamo sbrogliata assai bene, sono fiero di quanto raggiunto. In questo settore si possono bruciare centinaia di milioni supplementari se non si lavora in modo rapido e preciso sulle migliaia di contratti in gioco».

Come vivrà l'Euro, da direttore del torneo?

«Sarò in viaggio per la maggior parte del tempo, assieme al segretario generale Theodore Theodoridis. Visiterò le undici città e vedrò tutte le squadre almeno una volta. Prevedo di assistere a circa 25-30 partite. E sarò presente per il terzo impegno della Svizzera, a Baku contro la Turchia».

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