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17.07.2019 - 19:020

Team Ticino, dopo quella bianca arriva la fumata nera

L’assemblea ha sì permesso di approvare il nuovo statuto sbloccando lo stallo, ma ha anche lasciato l’amaro in bocca a un Bellinzona che si sente tradito

Sarà anche stata una fumata bianca quella scaturita martedì sera a Tenero dall’assemblea del Team Ticino che attraverso l’approvazione del nuovo statuto ha finalmente sbloccato (quello sì) la situazione di stallo che si era venuta a creare in seno all’associazione che dal 2006 gestisce il calcio d’élite in Ticino per i giovani dai 15 ai 18 anni. Ma all’orizzonte, per lo stesso Team e per il panorama calcistico ticinese in generale, il fumo è nero. E pure bello denso.

Già, perché al di là delle dichiarazioni di facciata, se qualcuno da tale riunione è uscito visibilmente soddisfatto (l’Fc Lugano e chi l’ha sempre sostenuto, l’Fc Chiasso) in particolare per la nuova ripartizione del comitato che verrà eletto nell’assemblea del 27 agosto e che vedrà quattro membri per il club bianconero, due a testa per quello momò e l’Acb Bellinzona, uno per la Federazione ticinese di calcio – in pratica una sedia a testa di base, una supplementare per chi ha il calcio d’élite riconosciuto dall’Asf (Lugano e Bellinzona) e per chi gioca in Challenge League (Chiasso) e due ulteriori per chi invece milita nella massima serie elvetica (ancora Lugano) –, d’altro canto gli scontenti sono diversi.

In primis il club granata, che pur riconoscendo il maggior peso specifico da conferire ai vari club in base alla gerarchia del momento, avrebbe voluto veder tutelate maggiormente le minoranze e che si è sentito tradito da una Ftc che sul tema, ma non solo, si è spaccata al suo interno (vedi correlati). E neppure troppo sereno deve essere lo stesso direttore tecnico Massimo Immersi, che ricordiamo era stato eletto poco più di un anno fa in assenza però, per protesta contro il comitato di allora, l’avvallo di Lugano e Chiasso. Che ora sono al potere... «Siamo delusi, molto delusi per la coltellata alla schiena ricevuta dalla Federazione ticinese di calcio – le parole del vicepresidente dell’Acb nonché già membro di comitato del Team Ticino Flavio Facchin –. Eravamo arrivati a una soluzione che prevedeva che la squadra di Super League (in questo caso il Lugano) avesse un maggior peso in comitato. Versione accettata e condivisa dal Bellinzona, ma in subordine all’inserimento nello statuto di alcune clausole protettive (attraverso un quorum del 75 per cento) delle minoranze su determinati punti, come l’elezione del presidente del Team Ticino o la nomina del direttore tecnico. All’ultimo momento però la Federazione ha cambiato idea, mettendo in atto un tradimento in piena regola e buttando all’aria tutto il lavoro fatto in questi mesi». Negli statuti è però stato inserito il diritto di veto della Ftc su qualsiasi decisione... «È vero, loro si sentono un po’ come Trump, ma per me si tratta più che altro di un’azione di marketing, non sono intervenuti quando dovevano e non lo faranno nemmeno in futuro». E per Facchin non è certo un caso che Karl Engel, membro del comitato di mediazione e «garante dell’Asf» abbia rassegnando le dimissioni dall’Ftc circa un mese fa «a causa di forti dissidi con il presidente Biancardi, che ha sempre portato avanti una campagna pro Lugano in maniera sfacciata. E ora infatti è tutto in mano loro».

Il caso Team Ticino sta dunque lasciando il segno nel mondo del calcio cantonale e in particolare in seno alla Federazione ticinese, che nel giro di poche settimane ha perso due dei suoi sette membri di comitato. «Confermo, io e il vicepresidente della Ftc Manuel Papa, quindi il membro più anziano e quello più giovane, abbiamo dato le dimissioni dal comitato circa un mese fa (diventeranno effettive durante l’assemblea generale prevista il 30 agosto, ndr) per vedute diverse rispetto in particolare al presidente Biancardi a proposito del dossier Team Ticino, ma non solo – ci spiega con amarezza l’ex portiere e allenatore rossocrociato Karl Engel, che ha anche fatto parte del comitato provvisorio dell’associazione chiamato a redarre il nuovo statuto –. Ho sempre cercato di difendere gli interessi del calcio svizzero in generale e in particolare di quello ticinese, ma a un certo punto non mi è più stato possibile perché sono stato smentito e destituito dallo stesso Biancardi e da quasi tutto il comitato della Ftc (Papa escluso, ndr). Centrale nella decisione di Engel appunto la figura del presidente della Federcalcio ticinese, l’avvocato Biancardi... «Ha sempre sostenuto in tutto e per tutto il Lugano. E c’è un grave conflitto di interessi in questa storia, perché lo stesso Biancardi ha dichiarato pubblicamente – e io ho le prove scritte – che il suo studio di avvocatura rappresenta o ha rappresentato anche il presidente del Lugano Angelo Renzetti. Ditemi voi se è corretto o se mi sbaglio...».

Il presidente della Federazione ticinese di calcio evidentemente non ci sta e difende il suo operato... «Noi in realtà siamo stati quelli che hanno sbloccato la situazione – afferma l’avvocato Fulvio Biancardi –, perché se avessimo seguito il modo di lavorare, o meglio di non lavorare, del Bellinzona, saremmo ancora ai piedi della scala dopo un anno di lavoro. Anche perché con la loro proposta sarebbe bastato il loro voto negativo per impedire di arrivare al quorum e bloccare qualsiasi decisione, quindi altro che protezione delle minoranze, sarebbe stata una dittatura della minoranza». Facoltà che però ora ha la stessa Ftc grazie al diritto di veto... «Esatto, ma proprio in funzione del nostro ruolo di garante conferitoci dall’Asf. E non è vero che abbiamo cambiato idea all’ultimo momento, era Engel che al posto di portare la posizione del comitato faceva di testa sua. È per questo che ha dato le dimissioni e mi fa ridere che parli di conflitto di interessi, io ho uno studio in proprio e non ho mai ricevuto né un mandato né un franco da Renzetti, con lo studio legale che si occupa delle pratiche dell’Fcl (Molo & Collenberg, ndr) ho solo una comunione di cancelleria».

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