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15.09.2018 - 11:150

I granata chiedono strada al Winterthur

Coppa Svizzera, Bellinzona impegnato al Comunale. Una vittoria rilancerebbe la squadra anche in campionato

Avete già sentito dire che «la Coppa arriva al momento giusto»? Il più delle volte si tratta di frasi fatte, ma possono racchiudere un nucleo di verità. Come nel caso della sfida che sabato pomeriggio al Comunale opporrà il Bellinzona al Winterthur nei 16esimi di finale. Per i granata la Coppa arriva nel momento ideale per cercare un rilancio anche in campionato dopo una partenza sprint (due vittorie in due partite) alla quale ha fatto seguito una brusca frenata (due sconfitte) e una ripartenza a bassi regimi (tre pareggi consecutivi). Il largo successo contro un pari categoria (4-0 all’Yf Juventus nei 32esimi) non aveva provocato il déclic sperato, ma una vittoria contro il Winterthur, compagine di categoria superiore, avrebbe un effetto ben diverso. Ne è convinto pure il presidente granata Paolo Righetti... «Inoltre, per una volta non saremo noi ad avere la pressione sulle spalle. Gli zurighesi sono squadra di Challenge League, per cui dovranno giocoforza venire al Comunale per fare risultato. Sono convinto che saremo pronti a riceverli».Avete già sentito dire che «la Coppa arriva al momento giusto»? Il più delle volte si tratta di frasi fatte, ma possono racchiudere un nucleo di verità. Come nel caso della sfida che sabato pomeriggio al Comunale opporrà il Bellinzona al Winterthur nei 16esimi di finale. Per i granata la Coppa arriva nel momento ideale per cercare un rilancio anche in campionato dopo una partenza sprint (due vittorie in due partite) alla quale ha fatto seguito una brusca frenata (due sconfitte) e una ripartenza a bassi regimi (tre pareggi consecutivi). Il largo successo contro un pari categoria (4-0 all’Yf Juventus nei 32esimi) non aveva provocato il déclic sperato, ma una vittoria contro il Winterthur, compagine di categoria superiore, avrebbe un effetto ben diverso. Ne è convinto pure il presidente granata Paolo Righetti... «Inoltre, per una volta non saremo noi ad avere la pressione sulle spalle. Gli zurighesi sono squadra di Challenge League, per cui dovranno giocoforza venire al Comunale per fare risultato. Sono convinto che saremo pronti a riceverli».Proseguire il cammino in una manifestazione che 10 anni fa aveva visto i granata giungere fino alla finale (2008) permetterebbe di trovare nuova linfa anche per il campionato di Promotion League e riportare il motore al suo numero di giri consueto... «Come tutte le cose, anche il nostro inizio di campionato va letto e valutato a mente fredda. Domenica scorsa abbiamo disputato la peggiore partita degli ultimi anni. Capisco che i tifosi possano essere arrabbiati, ma lo siamo anche noi come dirigenza e lo sono soprattutto giocatori e staff tecnico. Abbiamo analizzato queste ultime battute d’arresto e siamo giunti alla conclusione che un periodo di adattamento fosse preventivabile. A maggior ragione alla luce del solco esistente tra la Prima Lega e la Promotion, molto più ampio di quello che separa la Seconda interregionale dalla Prima Lega. D’altra parte,  in Promotion si inizia a parlare di squadre professionistiche e vi sono diverse compagini, una su tutte l’Yverdon, che possono schierare numerosi giocatori di professione». Il Bellinzona sta attraversando un processo di maturazione inevitabile visto il salto di categoria... «In parte sì. In aggiunta c’è la maggior esperienza delle nostre avversarie che si presentano più preparate dal profilo agonistico. Lo scorso anno riuscivamo a vincere anche grazie alle individualità, quest’anno non è più possibile e deve uscire quella rabbia, quell’agonismo che bisogna trasporre sul campo per sperare di far meglio dell’avversario. Anche perché – e occorre rammentarlo – noi come Acb abbiamo un nome e uno stadio importanti, per cui chi viene a Bellinzona e gioca contro i granata lo fa sempre con uno spirito guerriero. Nonostante adesso militiamo in Promotion League e siamo neo-promossi, per tutte le avversarie battere il Bellinzona rimane una nota di merito. Questo messaggio deve passare nella testa dei giocatori: dare il 100% non basta più, occorre il 120% dall’inizio alla fine».Un messaggio che deve passare per indurre i giocatori a scendere in campo con il giusto atteggiamento già dalle prime fasi di gioco. Non sempre, infatti, è stato il caso e i granata hanno più volte regalato parte, se non tutto, del primo tempo... «Fatichiamo a partire e fatichiamo a segnare. Questi sono i dati nudi e crudi. È però vero che le carenze offensive possono essere dovute alla capacità dei giocatori, alle disposizioni dell’allenatore, alla buona o alla cattiva sorte, mentre il fatto di scendere in campo sin dai primi minuti con il giusto atteggiamento mentale è semplicemente una questione di approccio, di testa. Per come la vedo io, la miglior difesa è sempre l’attacco, per cui sarebbe meglio aggredire gli avversari sin dal primo minuto per far capire chi comanda, a maggior ragione al Comunale».Parole che non sottintendono il surriscaldamento oltre i limiti di guardia della panchina di Luigi Tirapelle... «Siamo seri: stiamo portando avanti un progetto ben definito e ci mancherebbe che si metta in discussione l’allenatore dopo tutto quanto di buono è stato fatto, in particolare nella scorsa stagione. Queste sono discussioni da bar, ma noi non possiamo ragionare da tifosi, dobbiamo pensare da dirigenti. Nel mondo del pallone, purtroppo, la pazienza è merce rara e, non esistendo una scuola di calcio, tutti si sentono in diritto di sentenziare. Il tifoso ha tutta la libertà di criticare, ma noi dobbiamo gestire le situazioni ragionando sulla base di parametri diversi».

Avete già sentito dire che «la Coppa arriva al momento giusto»? Il più delle volte si tratta di frasi fatte, ma possono racchiudere un nucleo di verità. Come nel caso della sfida che sabato pomeriggio al Comunale opporrà il Bellinzona al Winterthur nei 16esimi di finale. Per i granata la Coppa arriva nel momento ideale per cercare un rilancio anche in campionato dopo una partenza sprint (due vittorie in due partite) alla quale ha fatto seguito una brusca frenata (due sconfitte) e una ripartenza a bassi regimi (tre pareggi consecutivi). Il largo successo contro un pari categoria (4-0 all’Yf Juventus nei 32esimi) non aveva provocato il déclic sperato, ma una vittoria contro il Winterthur, compagine di categoria superiore, avrebbe un effetto ben diverso. Ne è convinto pure il presidente granata Paolo Righetti... «Inoltre, per una volta non saremo noi ad avere la pressione sulle spalle. Gli zurighesi sono squadra di Challenge League, per cui dovranno giocoforza venire al Comunale per fare risultato. Sono convinto che saremo pronti a riceverli».Avete già sentito dire che «la Coppa arriva al momento giusto»? Il più delle volte si tratta di frasi fatte, ma possono racchiudere un nucleo di verità. Come nel caso della sfida che sabato pomeriggio al Comunale opporrà il Bellinzona al Winterthur nei 16esimi di finale. Per i granata la Coppa arriva nel momento ideale per cercare un rilancio anche in campionato dopo una partenza sprint (due vittorie in due partite) alla quale ha fatto seguito una brusca frenata (due sconfitte) e una ripartenza a bassi regimi (tre pareggi consecutivi). Il largo successo contro un pari categoria (4-0 all’Yf Juventus nei 32esimi) non aveva provocato il déclic sperato, ma una vittoria contro il Winterthur, compagine di categoria superiore, avrebbe un effetto ben diverso. Ne è convinto pure il presidente granata Paolo Righetti... «Inoltre, per una volta non saremo noi ad avere la pressione sulle spalle. Gli zurighesi sono squadra di Challenge League, per cui dovranno giocoforza venire al Comunale per fare risultato. Sono convinto che saremo pronti a riceverli».Proseguire il cammino in una manifestazione che 10 anni fa aveva visto i granata giungere fino alla finale (2008) permetterebbe di trovare nuova linfa anche per il campionato di Promotion League e riportare il motore al suo numero di giri consueto... «Come tutte le cose, anche il nostro inizio di campionato va letto e valutato a mente fredda. Domenica scorsa abbiamo disputato la peggiore partita degli ultimi anni. Capisco che i tifosi possano essere arrabbiati, ma lo siamo anche noi come dirigenza e lo sono soprattutto giocatori e staff tecnico. Abbiamo analizzato queste ultime battute d’arresto e siamo giunti alla conclusione che un periodo di adattamento fosse preventivabile. A maggior ragione alla luce del solco esistente tra la Prima Lega e la Promotion, molto più ampio di quello che separa la Seconda interregionale dalla Prima Lega. D’altra parte,  in Promotion si inizia a parlare di squadre professionistiche e vi sono diverse compagini, una su tutte l’Yverdon, che possono schierare numerosi giocatori di professione». Il Bellinzona sta attraversando un processo di maturazione inevitabile visto il salto di categoria... «In parte sì. In aggiunta c’è la maggior esperienza delle nostre avversarie che si presentano più preparate dal profilo agonistico. Lo scorso anno riuscivamo a vincere anche grazie alle individualità, quest’anno non è più possibile e deve uscire quella rabbia, quell’agonismo che bisogna trasporre sul campo per sperare di far meglio dell’avversario. Anche perché – e occorre rammentarlo – noi come Acb abbiamo un nome e uno stadio importanti, per cui chi viene a Bellinzona e gioca contro i granata lo fa sempre con uno spirito guerriero. Nonostante adesso militiamo in Promotion League e siamo neo-promossi, per tutte le avversarie battere il Bellinzona rimane una nota di merito. Questo messaggio deve passare nella testa dei giocatori: dare il 100% non basta più, occorre il 120% dall’inizio alla fine».Un messaggio che deve passare per indurre i giocatori a scendere in campo con il giusto atteggiamento già dalle prime fasi di gioco. Non sempre, infatti, è stato il caso e i granata hanno più volte regalato parte, se non tutto, del primo tempo... «Fatichiamo a partire e fatichiamo a segnare. Questi sono i dati nudi e crudi. È però vero che le carenze offensive possono essere dovute alla capacità dei giocatori, alle disposizioni dell’allenatore, alla buona o alla cattiva sorte, mentre il fatto di scendere in campo sin dai primi minuti con il giusto atteggiamento mentale è semplicemente una questione di approccio, di testa. Per come la vedo io, la miglior difesa è sempre l’attacco, per cui sarebbe meglio aggredire gli avversari sin dal primo minuto per far capire chi comanda, a maggior ragione al Comunale».Parole che non sottintendono il surriscaldamento oltre i limiti di guardia della panchina di Luigi Tirapelle... «Siamo seri: stiamo portando avanti un progetto ben definito e ci mancherebbe che si metta in discussione l’allenatore dopo tutto quanto di buono è stato fatto, in particolare nella scorsa stagione. Queste sono discussioni da bar, ma noi non possiamo ragionare da tifosi, dobbiamo pensare da dirigenti. Nel mondo del pallone, purtroppo, la pazienza è merce rara e, non esistendo una scuola di calcio, tutti si sentono in diritto di sentenziare. Il tifoso ha tutta la libertà di criticare, ma noi dobbiamo gestire le situazioni ragionando sulla base di parametri diversi».

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