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17.05.2021 - 05:30
Aggiornamento: 13:57

Noè Ponti: ‘Posso fare bene, in fondo dipende solo da me’

Il 20enne ticinese è a Budapest per gli Europei assoluti. Con la ferma intenzione di regalarsi un paio di belle soddisfazioni’

La lunga fase di avvicinamento è terminata. I mesi trascorsi ad affinare la preparazione in vista del primo vero obiettivo stagionale, sono alle spalle, è ormai tempo di entrare nel vivo degli Europei di Budapest, la scadenza che Noè Ponti ha deciso di prendere di petto, in un 2021 che ha comunque nella partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo il culmine. Forse più emotivo, che tecnico, data la giovane età del locarnese classe 2001, alla prima partecipazione ai Giochi, rassegna che affronterà più avanti con l'obiettivo, innanzitutto, di imparare e, perché no, sorprendere, fermo restando l’inesperienza e i margini di progresso ancora enormi.

A Budapest, per contro, in una rassegna continentale che funge da interessante banco di prova, Noè è sbarcato con la forza della consapevolezza di aver lavorato tanto e bene, con l’obiettivo di regalarsi l’accesso a una finale, forte di sensazioni molto positive che sgorgano dalla bontà del lavoro svolto in allenamento, al Centro sportivo con la cellula della Nazionale di stanza a Tenero guidata da Massimo Meloni, e nei due lunghi ritiro con la Nazionale, il primo a St. Moritz, il secondo a Lanzarote. In condizioni, quindi, molto diverse le una dalle altre. «Dopo Rotterdam (il meeting in cui ha abbattuto i limiti nazionali dei 100 e 200 delfino e ottenuto i limiti per i Giochi, ndr), abbiamo iniziato ad aumentare i carichi. Subito dopo Natale, sono stato malato. Ho perso una decina di giorni a inizio gennaio. In febbraio siamo stati tre settimane in altura, a St. Moritz. Vi abbiamo macinato tanti chilometri, veramente tanti. Non ricordo di averne mai nuotati così tanti in tre settimane di allenamento. Abbiamo fatto volume. È andata molto bene, ho gettato solide basi, grazie a quel lavoro. In marzo sono andato a fare dei test sulla tecnica della nuotata a Istanbul con Stefano Nurra, noto biomeccanico. È stata un’esperienza molto interessante. Mi auguro di poterla rifare più avanti, per vedere se sono riuscito a migliorare alcune cose. Si lavora su piccole cose, su dettagli, come la posizione delle mani, per fare un esempio, per i quali serve la massima cura. Ormai sono a un livello tale che ogni piccolo cambiamento non è detto che giovi, potrebbe anche nuocere. Ognuno ha le proprie caratteristiche, molto individuali. Era la prima volta che mi sottoponevo a test di quel tipo. Nessuno mi aveva spiegato prima quei principi. Con l’ausilio di riprese in acqua, Nurra mi ha mostrato cose che poi sta a me decidere se applicare alla mia nuotata o no. Se non si rivelassero efficaci, bisognerebbe tornare in dietro. Ma è un cambiamento che va fatto in modo graduale e progressivo, non è istantaneo».

Riscontri in gara positivi

A Marsiglia finalmente una gara per saggiare un po’ la condizione e fare il punto. «Ho avuto riscontri cronometrici molto positivi, per la condizione che avevo in quel momento. Avevamo caricato moltissimo, ma ho comunque ottenuto tempi notevoli. Ho confermato due volte il limite olimpico nei 100 delfino, benché fossi abbastanza stanco. Dopo due settimane ci sono stati i Campionati svizzeri. Ci sono arrivato stanchissimo, ma è andata bene anche a Uster. Sono state due competizioni in cui ho disputato tantissime gare, anche più di una al giorno. L’obiettivo era saggiare la condizione nel 100 delfino arrivandoci stanco, per valutare la mia reazione. Un test che è servito a Meloni per poi agire di conseguenza. È andata molto bene».

Poco tempo per riposare, ed ecco il lungo collegiale di Lanzarote. «Neanche una settimana dopo gli Svizzeri… Abbiamo caricato tanto, nella prima settimana, facendo molti lavori diversi, con simulazione delle gare. È andata molto bene. Non mi voglio sbilanciare ma non nego che ne sono uscito molto bene, con ottime sensazioni». 

‘Vado forte’

Si è chiusa una preparazione mirata studiata proprio per essere al massimo a Budapest. «Era già da un po’ che mi sentivo bene, e quella sensazione è stata confermata. A Lanzarote abbiamo ridotto i carichi dalla seconda settimana, pur lavorando sempre forte, con dei richiami di forza. In acqua sto bene, in allenamento sto bene. Vado forte, diciamo così».

Giusto non sbilanciarsi, un minimo di scaramanzia è legittimo. Ma restano le ottime sensazioni, quelle con le quali è giunto in Ungheria. Il primo tampone all’arrivo, venerdì, poi l'isolamento, con parecchie restrizioni alle quali sottostare. Norme molto rigide. Farò fatica a parlare anche con i nuotatori delle altre nazioni. Ogni giorno un tampone rapido al mattino prima di colazione» 

Quanto sarebbe bello vivere un evento così, senza restrizioni… «Certo, tuttavia sono sereno. Si tratta di fare passare il tempo, in albergo. Divido la camera con Thierry Bollin, con il quale vado molto d’accordo. Era con me anche a Lanzarote. Il tempo da trascorrere in camera è tanto, è importante essere in sintonia con il compagno di squadra che la divide con te». 

Obiettivo finale

Con quali aspettative affronti questi Europei assoluti? «Conto di fare bene, penso di poterci riuscire. Vorrei giocarmi la finale, per poi, perché no, cercare anche qualcosa di più. In fondo, sta a me. La testa è la mia. Sto bene, in acqua vado forte, si tratta di capire come gestisco la pressione. Non penso che sarà un grosso problema, ma nello sport non si sa mai. Capita anche ai campioni affermati, a volte, di sbagliare gara o partita». 

A Rotterdam andò senza grandi ambizioni ma ottenne risultati clamorosi… «Qui invece sono cosciente di poter fare un grande risultato. Sono carico, ho voglia di vedere come va. Disputerò i 50, 100 e 200 delfino e le staffette 4x100, 4x200 stile libero e la 4x100 mista. Nei 200 delfino molto dipenderà da un eventuale accesso alla finale. Se ci arrivo con un tempone lo porterò in finale benché cinque minuti dopo ci sia la 4x200, gara nella quale puntiamo a un piazzamento nei cinque. La nuoterò con Antonio Djakovic, Roman Mityukov e Nils Liess».

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