BASKET
26.01.2020 - 21:060
Aggiornamento : 27.01.2020 - 19:42

Kobe Bryant muore in un incidente di elicottero

L'ex stella dei Los Angeles Lakers della Nba è precipitato con il velivolo privato. A bordo altre quattro persone, tra cui la figlia 13.enne Gianna Maria

Lutto nel mondo del basket. È morto  Kobe Bryant  (41 anni), ex stella dei Los Angeles Lakers. Vincitore cinque volte del titolo Nba e due volte campione olimpico, Bryant è rimato vittima di un incidente con l'elicottero privato, a bordo del quale vi erano, secondo le indicazioni della polizia, altre quattro persone, tra le quali una delle sue quattro figlie, la 13.enne Gianna Maria. Il velivolo è precipitato a Calabasas, in zona Las Virgenes, nei pressi di Los Angeles  e, una volta a terra, ha preso fuoco.

La regione montagnosa, al momento dell'incidente (verso le 10 ora locale), sembra fosse ricoperta da uno strato di nebbia. Nulla da fare per Bryant e gli altri passeggeri, nonostante il pronto intervento dei primi soccorsi. Appena la notizia della morte del “Mamba Nero” è diventata di dominio pubblico, all'esterno dello Staples Center, casa dei Lakers e per un ventennio teatro delle magie di Kobe, dove nel tardo pomeriggio si svolgerà la cerimonia dei Grammys (e si ipotizza fosse proprio lì che l'elicottero era diretto), una folla di tifosi e ammiratori si è radunata per rendere omaggio al grande giocatore. In seguito la notizia ha fatto il giro dei media di tutto il mondo.

I complimenti a James, poi lo schianto

Kobe Bryant, per 20 anni stella di Los Angeles fra il 1996 e il 2016, era uno dei sette giocatori ad aver superato il muro dei 30'000 punti in carriera (33'643 per la precisione), aggiudicandosi il titolo di campione cinque volte nel 2000, 2001, 2002, 2009 e 2010. Era stato spodestato dal terzo posto di questa speciale classifica proprio sabato sera dall'attuale star dei Lakers, LeBron James, con il quale si era complimentato in mattinata (era volato a Philadelphia per assistere proprio a quell'evento). James gli aveva immediatamente risposto via social, dichiarandosi lusingato dei complimenti ricevuto da parte di uno dei più grandi giocatori ad aver calcato i parquet della Nba.

Dall'high school direttamente alla Nba

Nato a Philadelphia, Bryant aveva trascorso parte dell'infanzia in Italia, al seguito del padre Joe, pure lui giocatore di basket (otto stagioni nella Nba prima di emigrare in Europa). Per questo motivo parlava ancora molto bene l'italiano. Rientrato negli Stati Uniti aveva frequentato l'High School nei pressi di Philadelphia, ma nel 1996 aveva deciso di non iscriversi all'università e di dichiararsi direttamente eleggibile per il draft. Era stato scelto da Charlotte quale 13° assoluto, per poi essere subito ceduto ai Lakers (in cambio del centro Vlade Divac). Il suo primo contratto da professionista lo avevano dovuto firmare anche i genitori, in quanto Kobe aveva appena 17 anni.  Con i Lakers aveva vinto il primo anello nel 2000 al fianco di Shaquille O'Neal, per poi ripetersi nel 2001 e nel 2002. Gli ultimi due titoli risalgono al 2009 e 2010. Nel 2016, dopo parecchi infortuni (tra i quali la rottura di un tendine d'Achille), il ritiro dalle competizioni. Sarebbe diventato eleggibile per entrare nella Hall of Fame nel 2020, la sua elezione avverrà postuma. Il 4 marzo 2018 gli era stato assegnato il Premio Oscar, insieme al regista e animatore Glen Keane, nella categoria miglior cortometraggio d'animazione per Dear Basketball, che ha sceneggiato ispirandosi alla sua lettera di addio al basket.

Tra i primi messaggi di cordoglio, quello dell'ex stella degli ani Cinquanta e Sessanta, Bill Russell: «Io e mia moglie Jeannine siamo assolutamente scioccati nell'apprendere della perdita  di una delle nostre persone favorite e una delle più brillanti menti del basket nella storia di questo sport. Le nostre preghiere vanno alla moglie Vanessa e alle figlie».

Il rapper e attore Ice Cube ha twittato: «Non posso credere che il mio eroe e amico se ne sia andato così presto», mentre il musicista John Legend si è detto «terribilmente triste e senza parole».

In molti stadi nei quali erano in programma partite della Nba è stato osservato uno spontaneo momento di raccoglimento. In un primo tempo la Nba aveva pensato al rinvio delle partite in programma a Denver e a San Antonio, ma le squadre sono scese in campo regolarmente. Potrebbe essere possibile, invece, un rinvio dei confronti in programma alle 18.00 ora della costa est (mezzanotte in svizzera). Nella partita tra San Antonio e Toronto, entrambe le squadre nel loro primo possesso palla hanno lasciato trascorrere senza giocare i 24 secondi a loro disposizione, quale tributo a Kobe Bryant.

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