Ti-Press/D. Agosta
L'APPROFONDIMENTO
26.01.2018 - 05:500

Sulle rotte dei pendolari, fra rotaia e lago

Viaggio a cavallo del confine, tra pecche e virtù, sulla linea Mendrisio-Varese e sulla tratta (lacuale) tra Porto Ceresio e Morcote

Fare il pendolare in incognito. E non su una tratta qualunque, ma sulla Stabio-Arcisate, dal 7 gennaio scorso la linea ferroviaria (transfrontaliera) più osservata della rete cantonticinese. Andrea Rigamonti da qualche settimana si è calato nei panni del presidente della Crtm, la Commissione regionale dei trasporti del Mendrisiotto, quindi l’ha sentito quasi come un dovere. Toccare con mano, del resto, è il modo migliore per capire cosa funziona e cosa no. E qui nel Sud del Ticino c’è un bisogno urgente che i trasporti pubblici funzionino. Così, messa su un’aria da lavoratore pendolare, zaino in spalla, il neopresidente ha caricato la sveglia all’alba (o giù di lì) e nel bel mezzo della settimana, verso le 6 e un quarto di un mercoledì qualunque, si è presentato davanti al distributore automatico di biglietti della stazione di Mendrisio, destinazione Varese. Un primo test rivelatore, anche per noi che lo abbiamo voluto emulare (e seguire) in questa esperienza... fuori orario. Per chi non familiarizza con la biglietteria ‘fai da te’ non è semplice arrivare subito alla... meta. Finché, ecco la scritta ‘biglietti internazionali’: la risposta sta lì dietro. Così, infilati nella fessura 6 franchi e 80, l’apparecchio restituisce il titolo di viaggio (di sola andata) per il capolinea della ferrovia a cavallo della frontiera più citata (ed evocata) degli ultimi anni. A questo punto non resta che raggiungere il binario 4, ed è qui che la comitiva si allarga: ad Andrea Rigamonti si uniscono due suoi collaboratori, Sara Barella e Mattia Varisco, entrambi curiosi di sperimentare la nuova tratta ferrata. Il treno arriva e riparte con leggero ritardo (4 minuti). In un soffio si è a Stabio, dove due dipendenti delle Ffs addetti al controllo dei biglietti interpellano i pochi viaggiatori saliti sul Tilo. Poco dopo (ormai verso Cantello) il testimone passa a un collega di Trenord: non si ha neanche il tempo di accorgersene – anche se il confine è sempre allo stesso posto –, e siamo espatriati. Le carrozze sono quasi deserte: in fondo stiamo andando in direzione uguale ma contraria al quotidiano flusso dei frontalieri. Ad Arcisate sale ancora qualcuno. A Induno Olona incrociamo il convoglio, quello sì più frequentato, che dirige su Mendrisio. Circa mezz’ora dopo, verso le 7, sbarchiamo infine a Varese: e ci si rende conto che è davvero vicina. Parte l’esplorazione della stazione al seguito del presidente della Crtm. Una stazione decisamente d’antan (marciapiedi bassi, scale ripide, troppo): Rigamonti vuole rendersi conto se le aspettative dell’utente comune sono soddisfatte. Insomma, vista al contrario, ce la si fa a lasciare l’auto e a convertirsi alla rotaia? L’opportunità esiste: superato l’atrio – dove dormono ancora alcuni senzatetto, che di sicuro non hanno problemi di trasporto –, all’esterno si trovano l’area taxi, gli spazi per il ‘car sharing’ e a pochi passi anche un piazzale dove posteggiare il veicolo. Su un cartello scocciato malamente sulla cassa si legge: abbonamento congiunto completo 45 euro (dalle 6 alle 22), abbonamento ordinario 80 euro.

Dalla rotaia al lago

Rientriamo, l’intenzione è di raggiungere Porto Ceresio, da dove parte il battello che collega a Morcote, e da lì, in bus, si può arrivare al Pian Scairolo. «Dei miei conoscenti lo usano; e sono contenti della scelta», ci dice il neopresidente. Staccare il biglietto da 2 euro e 20 non è un problema: aperti ci sono due sportelli, mentre nell’angolo vi è pure l’automatico, lo schermo non è ‘touch’, ma comunque funzionale. Adesso tocca ‘obliterare’ il titolo di viaggio. L’occhio cade su una carta geografica, di sicuro datata: della Stabio-Arcisate, infatti, osserva Rigamonti, non c’è ancora traccia. Meglio affrettarsi, alle 7.25 il treno proveniente da Milano Porta Garibaldi non aspetta. Scendono studenti a frotte. Diretto a Porto Ceresio, invece, non c’è nessuno (tranne il gruppo di pendolari in incognito, s’intende). Una ventina di minuti e, passato Bisuschio-Viggiù, ecco spuntare il Ceresio, dal lato italiano. E pensare che questa linea è stata rimessa in sesto in un battibaleno. La stazioncina con vista lago rimessa a nuovo (incluso il marciapiede, più basso del previsto, ma con un percorso per non vedenti e i cestini per la raccolta differenziata) è simpatica, il paese grazioso: l’aria lacustre sferza il viso ma mette allegria. Su un lato c’è la fermata del bus per Capolago (quello finito persino sotto sequestro, viene da rievocare), sull’altro, attraccato, c’è il battello Ticino, con ambizioni turistiche. Per staccare il biglietto utile a riprendere la strada del ritorno qui non c’è una biglietteria tradizionale e neppure un distributore automatico. A offrire il servizio è l’adiacente bar tabacchi al profumo di caffè. Per raggiungere Mendrisio tocca prendere due titoli di viaggio, il primo fino ad Arcisate, il secondo per completare il viaggio, destinazione il capoluogo. L’operazione prende un po’ di tempo e dal bancone sale qualche borbottio. In un caso il tagliando è digitalizzato ma la convalida va vergata a mano, quasi fossimo in bilico fra nostalgia e modernità. Alle 8.16 il treno ci riporta ad Arcisate: visita d’obbligo alla stazione, che non ha nulla da invidiare alle infrastrutture più all’avanguardia: abbattute anche le barriere architettoniche. Non si può non gettare un’occhiata al parcheggio di interscambio, affollato: non si vede un posto libero. Si riprende la via di casa: sarà un caso (o l’ora antelucana), ma stavolta si è scampati a rallentamenti e soppressioni. Eccoci di nuovo a Mendrisio, giusto in tempo per ricrederci (almeno un po’): il tabellone annuncia ritardi, il convoglio diretto a Varese è dato a 10 minuti. Per il momento si possono abbandonare i panni del pendolare e anche l’incognito. Per Rigamonti la missione è compiuta.

E il battello per Morcote va

«È più preciso chiamarlo dei pendolari, non dei frontalieri». Davide Bartolini della Società Navigazione Lago di Lugano chiarisce da subito funzione e senso del ‘rivoluzionario’ servizio di battello che, superati i primi tre mesi di sperimentazione, dal 2 gennaio è stato promosso quale spola regolare dal comune di Porto Ceresio in Provincia di Varese a Morcote (due corse il mattino e tre serali). E l’entusiasmo è tale – attualmente le statistiche indicano in una media giornaliera di 25 passeggeri-lavoratori che via lago in 15 minuti, evitando le infinite code in auto e togliendo smog alle strade, varcano la frontiera approdando a Morcote – che c’è già in progetto un potenziamento. «Vorremmo estendere la linea, garantendo a bordo dello stesso battello due tappe aggiuntive, a Brusino e Melide» – fa sapere il nostro interlocutore, che aggiunge: «Si tratterà di richiedere il finanziamento per queste due ulteriori mete. La prima difficoltà è a Melide, privo di pontile, e l’idea è che sia realizzato in prossimità della stazione ferroviaria così da poter unire il trasporto lacuale, continuando dal sottopassaggio, al treno, all’autopostale e all’entrata dell’autostrada». Sarebbe ipotizzabile realizzare un analogo servizio anche sull’altro fronte del lago, quello di Porlezza? «Dal 25 marzo abbiamo la corsa estiva turistica da Lugano a Porlezza. Ma un progetto non c’è. Alcuni anni fa è stato realizzato uno studio transfrontaliero Interreg, chiamato ‘La via del Ceresio’, per collegare Porlezza con Lugano, ma non se n’è più sentito parlare. Da parte nostra stiamo invece portando avanti con Porto Ceresio uno studio Interreg, insieme all’autorità di bacino lacuale, per introdurre dei catamarani veloci per collegare Porto Ceresio a Lugano. Abbiamo inviato tutto il dossier e siamo in attesa dell’approvazione. Si tratterà inoltre di trovare i fondi finanziari per un investimento non indifferente. Con l’inaugurazione, qualche giorno fa, del collegamento ferroviario da Varese». Torniamo al battello dei pendolari Porto Ceresio-Morcote. Quale ulteriore sviluppo vi attendete in termini di passeggeri? «Per promuovere ulteriormente questa tratta, ad oggi ancora sconosciuta a una importante fetta di pendolari – spiega Davide Bartolini –, stiamo concordando tra le parti un incontro che coinvolgerà per il trasporto ferroviario la società Trenord, Arcobaleno, per quanto attiene agli abbonamenti tariffari, e l’Associazione dei frontalieri». E in effetti il margine di miglioramento è ampio: il battello ‘Paradiso’ che garantisce questa tratta transfrontaliera può trasportare - informa la Società di navigazione lago di Lugano - fino a 200 passeggeri, di cui 100 con posti al coperto. Come noto timida, anzi in sordina, è stata la partenza del progetto del battello dei pendolari lo scorso 2 ottobre, quando ha preso il via la fase sperimentale durata tre mesi: pochi passeggeri, che si contavano sul palmo di una mano. Poi, dopo un mese, l’impennata pari al 300% e quindi la decisione, per nulla scontata, di conferire luce verde definitiva al mezzo di trasporto decisamente rispettoso dell’ambiente e altamente concorrenziale ai mezzi privati. Un progetto che vede la sinergia e la forza di più enti: il battello dei pendolari è finanziato tra gli altri dal Dipartimento del territorio, che vede in prima linea la sezione Mobilità Aziendale, le aziende, i Comuni di Collina d’Oro, Grancia e Lugano. La tratta è contemplata ufficialmente dall’abbonamento Arcobaleno e il comune di Porto Ceresio offre i posteggi gratuiti ai suoi passeggeri. Un trasporto all’insegna della mobilità intelligente, che risparmia tempo, denaro e contribuisce a ridurre l’inquinamento.

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