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18.01.2021 - 06:000
Aggiornamento : 06:30

Social, ipocrisia e doveri della politica

La mancata trasparenza sulla fattura dei vaccini come l'immunita per messaggi diffamatori sui social chiamano in causa le responsabilità della politica.

Cerco di mettere dare un po’ di ordine e senso ad alcuni di quelli che il grande aforista polacco Stanislaw Jerzy Lec avrebbe definito “pensieri spettinati”. Eccoli.  Mentre la stragrande maggioranza di noi spera nell’opera salvifica delle vaccinazioni anti-covid, non mancano interrogativi insidiosi: quante ne occorreranno per garantire una diffusa immunità della popolazione, quanto dura il loro effetto, non sarebbe il caso di procedere prima con i più giovani (principali diffusori asintomatici del virus), perché non allungare da tre settimane a tre mesi l’intervallo fra la prima inoculazione e quella di “richiamo” in modo da vaccinare un numero maggiore di persone pur abbassando al 50% la garanzia di efficacia (dibattito apertissimo nel Regno Unito), e altre domande ancora. Ma un’opportuna inchiesta giornalistica si interroga anche sul reale costo dei vaccini. Ad eccezione della tedesca CureVac (che ha comunque ‘mascherato’ alcune risposte), le altre cinque grandi ditte produttrici (Astra-Zeneca, Johnson&Johnson, Sanofi-GSK, Pfizer-BioNTech, Moderna) rifiutano di pubblicare non i segreti dei medicinali (sarebbe legittimo) bensì i contratti sottoscritti con l’Unione Europea (potenzialmente per oltre 2 miliardi di dosi). A pagare sono i cittadini dell’UE. Quindi, una mancata trasparenza che chiama in causa le responsabilità della politica.
Quella stessa politica che per anni, e complice di un liberismo incontrastato , ha lasciato mano assolutamente libera ai padroni (privati) delle piattaforme digitali, per poi indignarsi se gli stessi padroni (anche per opportunità dopo la vittoria di Biden) decidono di bandire Donald Trump dai social, quindi dall’immensa arena mondiale anche della comunicazione politica; mentre in Europa una piattaforma é teoricamente (assai teoricamente) ritenuta responsabile di cio’ che pubblica, negli Stati Uniti la “Sezione 230” del Communications Decency Act garantisce totale immunità per messaggi illegali e diffamatori; la politica ha consentito che si creasse un ‘mostro’ senza regole, e ora finge di indignarsi per la (presunta) censura, e blatera sulla necessità di democratizzarlo; auguri.

A proposito di Trump, il successore Jo Biden si appresta alla cerimonia del giuramento (super-blindata dopo la ‘facile’ occupazione del Campidoglio), preoccupandosi assai poco del secondo procedimento di improbabile impeachment dell’ex rivale. Lascia che se la veda il Congresso. Con 4.000 morti al giorno per covid, dà giustamente priorità al dibattito per il varo immediato di un nuovo piano di aiuti a cittadini ed economia per oltre 2 mila miliardi di dollari . Ben consapevole, Biden, che “il vero mistero di Trump non é Trump, ma sono gli oltre 70 milioni di americani che lo hanno ancora votato. Senza un programma rooseveltiano di investimenti pubblici il trumpismo sopravviverà a Trump.

Del resto (dopo gli anni del turbo-capitalismo, del rigore, della finanza spadroneggiante cara alla Gran Bretagna della Brexit) l’intervento statale si imporrà all’Europa comunitaria post covid (quando arriverà); siamo già a 30 milioni di ‘lavoratori poveri’ in più, e ad altri 40 milioni di disoccupati
(dati Istat). Ripetiamolo: l’Europa sarà sociale, o non sarà.

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