laRegione
i-colori-di-kamala-harris-e-quelli-dell-america
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
8 ore

Bellinzona e la Smart City: attenti al vecchio che resta

Il nuovo Quartiere Officine che rivoluzionerà il comparto sotto la stazione e la necessità di aiutare l'immediata periferia a modernizzarsi
Commento
1 gior

Lo slalom tra tamponi e rinvii dell'hockey

Mentre gran parte dello sport dilettantistico si mette in pausa, nel disco su ghiaccio si va avanti. Ma con calendari azzoppati
Il ricordo
1 gior

Beppe sognava un mondo diverso

Il ricordo dell'ex collega Giuseppe 'Beppe' Dunghi, scomparso negli scorsi giorni
Commento
2 gior

Lugano, politici né imbavagliati né 'fuorilegge'

Moltiplicatore d'imposta, Pizzagalli chiede che a risarcire il danno causato alla Città siano i consiglieri comunali promotori della prima riduzione
Commento
3 gior

Ma i consiglieri di Stato non sono semplici funzionari

La riforma pensionistica dei membri del governo è realtà, ma non risolve i dubbi legati alla carica
Commento
3 gior

Di gatti rossi, neri e zampa tesa

Fa una sparata, anche bella pesante, e poi, per trarsi d’impiccio, si fa passare gli altri per deficienti!
Commento
4 gior

Se la pandemia non merita una discussione parlamentare

Rifiutando la proposta dell'Mps ieri il parlamento ha segato il ramo su cui è seduto. Ai cittadini serve più di un quotidiano bollettino numerico
Commento
4 gior

Nomina quinto giudice, Ermani si faccia qualche domanda

Emersi nella vicenda legata ai pp bocciati dal Cdm, i messaggini del presidente del Tribunale penale al pg Pagani sono riecheggiati ieri in Gran Consiglio
Commento
4 gior

Covid, molto, moltissimo dipende da noi!

Molto di quello che sarà – e che pensiamo / temiamo possa succedere nelle prossime settimane – dipende ancora e sempre dai nostri comportamenti quotidiani
L'analisi
18.08.2020 - 06:000
Aggiornamento : 11:09

I colori di Kamala Harris e quelli dell'America

Il partito democratico punta sulla candidata per assicurarsi la Casa Bianca e ritrovare unità

Niente coriandoli, palloncini, bancarelle di gadget e T-shirt, niente odore persistente di patatine fritte, hamburger e hot-dog. Niente fanfare e ola festanti. Niente celebrazioni. Formalmente la Convention apertasi ieri si svolge a Milwaukee, capitale del Wisconsin, Stato elettoralmente cruciale che la sciagurata candidatura di Hillary Clinton aveva consegnato quattro anni fa a Donald Trump. Di fatto è Zoom, la piattaforma online gonfiata dal confinamento, ad ospitare i 4000 partecipanti.

Il Covid-19, con la sua scia di 170mila morti nel Paese, lascia tutti a casa, a cominciare dal protagonista Joe Biden, mestamente costretto a pronunciare il suo discorso di investitura, giovedì, dalla sua casa di Wilmington, Delaware. Prima di lui, in un crescendo che non lascia dubbi su popolarità ed equilibri all’interno del Partito Democratico, interverranno domani tra gli altri Barack Obama, la senatrice Elizabeth Warren e Kamala Harris, la star di questi ultimi giorni, la senatrice su cui ormai sono puntati tutti i riflettori.

Il partito è deciso a rimarginare le ferite profonde apertesi quattro anni fa: a una Clinton divisiva e invisa alla base progressista (nessuno in pratica manco si ricorda il nome del suo braccio destro, candidato alla vice presidenza), succede un team che si presenta coeso: piattaforma progressista come mai prima d’ora (fiscalità, ambiente, assicurazione malattia, salario minimo), candidati - sia Biden sia Harris- espressione del centro moderato. Compromesso tra le diverse correnti che si sono date battaglia nelle primarie e che, senza eccezioni, hanno siglato un patto di non belligeranza per non lasciar scampo al nemico da abbattere.

Il vento sembra tirare dalla parte giusta, e anche per questo Donald Trump con accenti golpisti da sbalestrato caudillo a capo di una repubblica delle banane, attacca ora disperatamente, minando finanziariamente i servizi postali nazionali (Usps) il voto per corrispondenza foriero - stando alla sua visione complottista- di massicci brogli. Alle corde (ma non ancora politicamente morto) il Commander-in-cheat (il gioco di parole coniato dagli oppositori, che sta per “presidente imbroglione”), ai democratici preme ora soprattutto presentarsi come il partito in grado di unire un paese spaccato da quattro anni al vetriolo politico.

Di questa America che vuole ritrovare una certa giustizia, slancio e ideali, Kamala Harris, sembra rappresentare l’emblema. A 100 anni esatti dal suffragio universale, il quarto tentativo di avere una donna alla Casa Bianca (come presidente o vice) potrebbe essere quello buono. Nella sua identità multipla, oltre alle donne, potrebbero identificarsi in molti. Si presenta in primis come “black” ma è per metà indiana (singolarmente anche Obama è considerato unicamente nero, pur avendo madre bianca), è come tantissimi americani figlia dell’immigrazione, è aperta alle diversità di genere (nel turbinio degli eccessi siamo ormai a una trentina più o meno riconosciute negli Stati Uniti), proviene da uno Stato, la California, che tende a guardare più al futuro che al passato. Altre donne, da Elizabeth Warren (che ambisce al Tesoro), a Amy Klobuchar (a cui andrebbe la Giustizia) fino alla combattiva Nancy Pelosi (attuale e presidente della Camera) sono in trincea per cacciare Trump e dare al paese un senso, una nuova identità politica, ma soprattutto culturale, sociale, ideale.

© Regiopress, All rights reserved