laRegione
il-libano-era-in-ginocchio-ora-e-steso
ULTIME NOTIZIE Opinioni
DISTRUZIONI PER L'USO
10 ore

I libertari d’acqua dolce e le sciocchezze sul coronavirus

Per minimizzare la pandemia e screditare certe contromisure si continua a deformare la realtà. Ed è molto pericoloso
L'ANALISI
11 ore

Hacker russi, cinesi e iraniani contro le Presidenziali Usa

L'America è più protetta dagli attacchi informatici di quattro anni fa, ma le vulnerabilità permangono
Commento
1 gior

Caro Vescovo, e le messe online?

L’appello è rivelatore di quanto sia profondo il disorientamento che si sta manifestando anche in parte del popolo dei credenti.
L'analisi
1 gior

Ferocia jihadista contro la Francia laica

Dalle parole incendiarie di Erdogan all’attentato di Nizza. Fra silenzi e reticenze colpevoli, se non complici.
Commento
2 gior

Lo sport protesta ma non fa eccezione

Le misure del Consiglio federale contro gli assembramenti volte a contenere il numero dei contagi colpiscono duramente lo sport. Duro, ma comprensibile
Commento
3 gior

Ehi raga, okkio, arriva il rumorometro!

Così i rumoristi alla guida si divertiranno ancor più e chi continuerà a subire si arrabbierà ancora di più. A meno che...
Commento
4 gior

Regione che vai, Arp che trovi. Ticinesi trattati diversamente

Autorità regionali di vigilanza perennemente in affanno, con poco personale qualificato e cittadini che non vengono trattati allo stesso modo ovunque
Commento
5 gior

Covid, tante voci e il disorientamento aumenta!

Altro che lettere, l’autorità decida misure appropriate e soprattutto spieghi ai cittadini, convincendoli, perché è necessario fare anche nuovi sacrifici
L'analisi
5 gior

Di mascherine e di libertà

Rimaniamo vigili sul pericolo di una deriva anti-democratica, senza però mettere in pericolo la sicurezza di altri: una risposta alla filosofa Francesca Rigotti.
Commento
1 sett

Bellinzona e la Smart City: attenti al vecchio che resta

Il nuovo Quartiere Officine che rivoluzionerà il comparto sotto la stazione e la necessità di aiutare l'immediata periferia a modernizzarsi
L'analisi
06.08.2020 - 06:000

Il Libano era in ginocchio, ora è steso

La devastante esplosione di Beirut colpisce un paese prossimo al fallimento

Se pure, come è sperabile, l'esplosione che ha devastato Beiurt si confermerà di natura accidentale, non si può non considerare quanta sventura patisca il Libano, da decenni il fusibile dell'alta tensione regionale. Un destino, una dannazione, che ne ha fatto teatro di dispute altrui, riducendolo ricorrentemente in brani. Ciò che gli tocca anche quando è il caso (apparentemente) a metterci mano. Il materiale esplosivo stoccato nei pressi del porto, poi esploso, è stato indicato come nitrato d'ammonio, ma si sospetta che vi fossero invece missili in dotazione a Hezbollah. Nell'uno e nell'altro caso, materiale bellico di cui si conoscevano, o si sospettavano provenienza e destinazione.

E se pure è un caso, non sfugge la coincidenza che Beirut sia saltata in aria a pochi giorni dalla sentenza attesa dal tribunale dell'Onu sull'attentato che uccise l'ex primo ministro Rafik Hariri, il 14 febbraio 2005, cui mandante è universalmente considerata la Siria. 

A questo proposito ci si potrebbe stupire che del Libano non sia stato fatto un boccone nel corso del conflitto siriano. Una spiegazione potrebbe essere che il sisma geopolitico che ha devastato l’area tra Damasco e Baghdad fosse tanto grande da far perdere di interesse il Paese. Oppure, e forse è più plausibile, perché un Libano conviene a tutti. Salvo ai Libanesi, naturalmente, che pagano la voracità degli appetiti altrui, ma soprattutto la spartizione lungo linee confessionali del potere. Una formula di compromesso concepita per riconoscere e governare la radicale conflittualità delle componenti nazionali, ma rivelatasi l'impedimento principale alla formazione di uno spirito nazionale, con l’aggiunta di avere cementato una trasmissione del potere per via dinastica o clanica. E il Libano conviene ai paesi nemici o amici  che se lo disputano non per conquistarlo, ché non converrebbe, ma per farne di volta in volta vasca di decantazione di tensioni interne o laboratorio per testare la capacità bellica altrui. 

Non fossero bastati i quindici anni di guerra civile, Israele (il cui esercito nell'82 arrivò alle porte di Beirut) ha fatto ripetuto ricorso all'invasione del Libano per alleggerire le pressioni sui propri confini e sfogare le contraddizioni della propria politica. Mentre la Siria, che lo ha sempre considerato un proprio protettorato, vi ha dislocato a lungo i propri soldati, e per andarsene ha preteso un prezzo di sangue e sottomissione altissimo. A sua volta, l'Iran vi mantiene una propria guarnigione conosciuta come Hezbollah, mentre i sauditi erano arrivati a sequestrare nel novembre 2017 il primo ministro Saad al Hariri per costringerlo a più miti consigli. E l'elenco potrebbe continuare, fornendo non per forza eventuali mandanti di un ipotetico attentato, ma la cornice di estrema volatilità in cui l’evento si è prodotto.

Parliamo oltretutto di un paese in cui da mesi la protesta per la gravissima crisi economica (giusto l’altro ieri, Save the children ha avvertito che mezzo milione di bambini rischiano la fame nella sola area di Beirut, dove le interruzioni di elettricità e di fornitura idrica sono ormai la normalità) ha finito per assumere un carattere espressamente politico, chiamando in causa la spartizione confessionale del potere e la corruzione che ne deriva, e contestando la posizione di stato nello stato detenuta da Hezbollah.

Che dunque si sia trattato di un incidente o (benché sinora non ve ne siano prove) di un atto deliberato, il risultato è lo stesso: del Libano si parlava ormai di un Paese in ginocchio, dall’altroieri è steso.

© Regiopress, All rights reserved