L'analisi
13.08.2019 - 06:000

Il calcolo del 'capitano'

Salvini rispolvera la perentoria richiesta agli italiani di “pieni poteri”, come non era mai accaduto negli ultimi 75 anni

Alla faccia delle ‘anime belle’ che negano una qualsiasi parentela con istinti e metodi di memoria fascista (come se qualcuno volesse tracciare un impossibile parallelo con gli eventi di un secolo fa), ecco che Salvini rispolvera la perentoria richiesta agli italiani di “pieni poteri”, come non era mai accaduto negli ultimi 75 anni, ad eccezione dell’operettistico tentativo del golpe Borghese.

Del resto, tutti sanno, non solo il ‘capitano’ sudaticcio che nelle ultime settimane ha governato l’Italia in costume da bagno da una località della Riviera romagnola e dalle sdraio di uno stabilimento balneare dall’improbabile nome di Papeete, che la richiesta dell’uomo forte, del leader solo al comando, affrancato dagli ‘orpelli’ delle regole istituzional-parlamentari, è il sogno di molti italiani, e non solo, come confermano Putin, Orbán, Erdogan, Bolsonaro e via elencando.
Lo fa dopo aver condiviso tutte le infelici decisioni politico-economiche adottate nell’anno di coabitazione con i Cinque Stelle sempre più supinamente al traino; e dopo aver sistematicamente cannibalizzato i compagni di strada, rovesciando di netto i rapporti di forza elettorali.

La disumanità e la strumentalizzazione dei porti chiusi ai migranti (comunque già avviata dai suoi predecessori); il ‘primanostrismo’ di impronta razzista che alimenta quotidiane aggressioni; l’attacco all’Unione europea giudicata “la gabbia” che immobilizza il Paese; l’invenzione di Francia e Germania come nuovi nemici (dimenticando che una parte non piccola dell’industria italiana è tributaria di quella tedesca) hanno fatto il resto.

Non c’è dunque bisogno di altre cervellotiche spiegazioni per capire la decisione salviniana di raccogliere in proprio i dividendi elettorali degli umori politici prevalenti nel Paese. Probabilmente gli serviranno degli alleati: ma il partito post-fascista di Giorgia Meloni (“il peggio”, secondo il vice-capogruppo della tedesca Cdu Marian Wendt) sembra spesso più salviniano di Salvini; mentre, se accolto sul carro del vincitore, un Berlusconi non decisivo potrà accontentarsi di un’appagante (per lui) riforma ‘radicale’ della giustizia, come il ‘lombardo’ già promette pensando anche ai guai della Lega (rublo-gate in testa).

Ma il ‘terminator’ potrebbe cogliere un altro trofeo politico. Infatti, e paradossalmente, il suo blitz rischia di mettere in crisi il Partito democratico, come sempre impreparato e dilaniato dal dubbio: se allearsi con i nemici pentastellati per bloccare con un artificio la definitiva ascesa di colui che solo ora Beppe Grillo scopre essere “il nuovo barbaro”; oppure se affrontare le urne, col rischio della scissione dei renziani tentati dall’idea di un nuovo schieramento, più centrista.

In gioco c’è qualcosa di cui si parla poco, ma che è l’altra grande posta politica di questa partita, l’elezione, fra un paio di anni, del nuovo capo dello Stato. Oggi, con Mattarella, garanzia di equilibrio istituzionale e di fedeltà all’Europa. Ma di ben altra pasta se etero-diretto dal partito che intende portare l’Italia nel gruppo iper-nazionalista di Visegrad, fuori dall’euro, e allo spostamento verso la Russia di un neo-zar che disprezza la democrazia ereditata dall’illuminismo.

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