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Badinter, che abolì la pena di morte

Il ministro della giustizia francese nell'era Mitterrand. Il patibolo, disse, è contrario allo spirito della Rivoluzione e non ha un effetto dissuasivo

In sintesi:
  • Lo scorso anno negli Stati Uniti giustiziate ventiquattro persone. Ma il tasso di criminalità resta assai più elevato che in Europa
  • In Svizzera nel 2010 venne lanciata un'iniziativa popolare per reintrodurre la pena capitale. Per nostra fortuna non se ne fece niente 
Robert Badinter
(Keystone)
23 febbraio 2024
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Philippe Maurice ha oggi 67 anni ed è un apprezzato storico medievalista francese. Eppure avrebbe potuto non essere più tra di noi se, nel 1981, quando si trovava in carcere in attesa di venire giustiziato per l’uccisione di un poliziotto, l’allora ministro della Giustizia di Mitterrand, Robert Badinter, non avesse avuto il via libera del presidente per l’abolizione della pena capitale. Maurice ne seppe approfittare e, durante i 19 anni che ancora trascorse in carcere, studiò e si laureò. A dimostrazione che la prigione può, pure, contribuire alla riabilitazione dei detenuti.

Quanto a Robert Badinter, scomparso venerdì 9 febbraio a 95 anni, è ritenuto l’incarnazione politica più prestigiosa degli anni del mitterrandismo. Macron, poco dopo la morte, lo ha inserito tra gli eletti del Panthéon. Ministro di un governo a maggioranza di sinistra, il primo di quel colore della Quinta Repubblica, nonostante un’opinione pubblica a maggioranza rimasta fedele alla ghigliottina introdotta durante il “Terrore” da Robespierre, Badinter riuscì a convincere la maggioranza del parlamento che una Francia “al servizio delle libertà e dei diritti dell’uomo” non poteva più permettersi il patibolo. Era il 17 settembre del 1981 quando questo discendente di una famiglia di ebrei russi, alcuni dei quali vennero deportati dai nazisti, pronunciò un memorabile discorso, davanti all’Assemblea Nazionale. “La Francia – argomentò in modo appassionato – è grande perché è stata la prima, in Europa, ad abolire la tortura e la schiavitù. Perché questo ritardo nell’abolizione della pena di morte?”. “La pena di morte – aggiunse – è contraria allo spirito del cristianesimo e allo spirito della Rivoluzione”. In conclusione, invitando il parlamento a seguirlo, auspicò che non ci fossero più “per la nostra vergogna, esecuzioni furtive, all’alba, sulla pedana nera, nelle prigioni francesi”. Un auspicio, quello di Robert Badinter, che ancora non è stato raccolto in quella che si picca di essere la maggiore democrazia del pianeta. E ci riferiamo agli Stati Uniti dove, solo lo scorso anno, sono state giustiziate 24 persone. Ciononostante il tasso di criminalità rimane assai più elevato che in Europa, a dimostrazione che aveva ragione l’ex ministro della Giustizia di Mitterrand quando, sempre nel suo intervento parlamentare del settembre 1981, affermò che la pena capitale non ha un effetto dissuasivo, nei confronti del crimine. Eppure, in Francia, quel 66% di cittadini che, 43 anni fa, come testimoniò un servizio dell’emittente televisiva France 2, contestò il voto del parlamento e si disse contrario all’abolizione della pena di morte, sembra oggi aver ripreso vigore. Nel 2021, stando a un sondaggio, oltre il 50% degli interpellati ne richiedeva l’introduzione. Il soprassalto di favorevoli al patibolo sembrerebbe, almeno in parte, sia stato condizionato dalla serie di gravi atti terroristici di matrice islamica, compiuti, a partire dal 2015, con l’attacco a Charlie Hebdo e la strage al Bataclan. Guardando, infine, alla Svizzera, la pena capitale venne stralciata dal codice penale ordinario nel 1942. Nel 2010 un gruppo di 7 buontemponi – anche se sarebbe meglio definirli altrimenti – lanciò un’iniziativa popolare con l’obiettivo di reintrodurla. Per nostra fortuna, alla fine, nonostante il via libera della Cancelleria federale, i 7 lasciarono perdere.

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