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laR
 
07.11.2022 - 05:30
Aggiornamento: 14:50

Benvenuti alle ‘midterm elections’ nell’America delle psicosi

Polarizzazione esasperata del Paese: sempre più terreno di scontro fra due anime politiche apparentemente inconciliabili

di Aldo Sofia
benvenuti-alle-midterm-elections-nell-america-delle-psicosi
Keystone
Candidati per tutti i gusti
In questo articolo si parla di:
  • Martedì si rielegge tutta la Camera dei rappresentanti e un terzo del Senato
  • Le elezioni di metà mandato sono storicamente sfavorevoli a chi occupa la Casa Bianca
  • Joe Biden ‘lo sbadato’ rischia di perdere la maggioranza parlamentare

Per dire della paranoia di non pochi elettori repubblicani negli Stati (dis)Uniti: Nye, cittadina del Texas, al 69% favorevole a Trump nelle ultime presidenziali, 33mila votanti; il locale comitato incaricato delle procedure di voto ha indetto un referendum per chiedere, ottenendolo a larga maggioranza, che per la consultazione di ‘metà mandato’ (domani) si procedesse con lo spoglio manuale e non più elettronico; per loro la tecnologia è altamente sospettata di essere pro-Democratici come ha continuato a predicare il loro idolo politico, una pericolosa opportunità di operare quei colossali brogli a cui il tycoon attribuisce tuttora, senza alcuna prova, la sua sconfitta e il ‘furto’ della Casa Bianca. Problema: dopo tre ore di spoglio dei voti giunti per corrispondenza, le schede esaminate erano appena… 50. C’è voluto l’intervento della Corte suprema dello Stato per sospendere lo sforzo e il grottesco spettacolo degli affaccendati controllori di Nye.

Benvenuti alle ‘midterm elections’ del 2022 – si rielegge tutta la Camera dei rappresentanti e un terzo del Senato – nell’America delle psicosi, del complottismo. Sempre più terreno di scontro fra due anime politiche del Paese apparentemente inconciliabili. Polarizzazione esasperata. L’arma letale che l’onnipresente convitato di pietra Donald Trump ha inaugurato e continua a perseguire: l’Old Grand Party è suo (volontario) prigioniero, molti dei candidati repubblicani li ha scelti e sostenuti personalmente, fra questi non manca chi ha già annunciato – seguendo l’esempio del loro mentore – che in ogni caso non accetterà l’eventuale sconfitta. Poco, troppo poco, praticamente nulla è cambiato nei venti mesi seguiti all’assalto di Capitol Hill: l’infiammabile clima politico, il pericolo di attentati (l’anno scorso sono state censite 10mila minacce contro membri del Congresso e uno squilibrato è riuscito a penetrare nella casa di Nancy Pelosi, speaker della Camera), un processo che si trascina senza esito contro l’ex capo della Casa Bianca che incitò il violento assalto del 6 gennaio 2021, il sospetto che la Corte suprema non garantisca più la regola dei contropoteri infarcita com’è di giudici ultra-conservatori (autori della nefanda sentenza anti-aborto), e ancora una volta i molteplici tentativi repubblicani di ritagliare circoscrizioni e norme che scoraggino l’andata alle urne della minoranza afroamericana.

Si ha un bel dire, sfogliando l’album di famiglia, che in definitiva le ‘elezioni di metà mandato’ sono storicamente sfavorevoli a chi occupa la Casa Bianca e che quelle sconfitte non precludono la riconquista della presidenza due anni dopo. Stavolta è diverso, l’America è diversa. Reso impopolare da inflazione e crisi economica (più percepita che reale, come testimoniano i 270mila impieghi creati in più in ottobre), Joe Biden ‘lo sbadato’ rischia di perdere la maggioranza parlamentare, imboccare una via crucis di continue ostruzioni alle sue riforme di rilancio, venir contestato nell’appoggio all’Ucraina e nella sfida all’aggressore Putin, e soprattutto regalare a Trump il trampolino finale per la ricandidatura. Non ha torto Biden quando dice che ‘la democrazia americana è in pericolo’. Ma quanto interessa a un’America irriconoscibile, ormai malata cronica?

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