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05.08.2022 - 05:30
Aggiornamento: 15:04
di Aldo Sofia

Orbán il sovranista e la ‘purezza razziale’

‘Non vogliamo diventare un popolo di razza mista’, ha detto l’autocrate ungherese che Meloni saluta come ‘leader dei sovranisti’

"Yo soy Giorgia" (Meloni), possibile prima donna alla guida del governo italiano dopo il voto del prossimo 25 settembre, ha in Europa due sicuri alleati. Uno (che invita spesso ai suoi comizi la leader di Fratelli d’Italia) sta a Madrid, ed è Santiago Abascal, capo di Vox, terzo partito spagnolo, espressione della destra post-franchista, sempre più decomplessata rispetto alla nostalgia dei tragici decenni del generalissimo. L’altro sta a Budapest ed è Viktor Orbán, premier magiaro, campione della ‘democrazia illiberale’, un nemico dello Stato di diritto imbarazzante per l’Unione Europea, nonché membro dell’Alleanza Atlantica che ostenta interessata simpatia e condivisione ideologica con Vladimir Putin, anche se il potere dello zar russo si basa soprattutto sulla cerchia degli eredi del bolscevismo che nel (lontano?) 1956 riportò brutalmente nell’Ungheria ribelle l’ordine sovietico. Orbán non ha aderito alle sanzioni dell’Ue, pur beneficiando dei miliardi scuciti da Bruxelles per la crescita economica del suo Paese (e anche per la felicità di amici, sodali e famigliari), e Budapest sarebbe una delle compiacenti piattaforme (con la Turchia) utilizzate dal Cremlino per aggirare le ritorsioni per l’invasione dell’Ucraina.

In passato Giorgia Meloni ha pubblicamente elogiato il capo del governo magiaro quale "leader dei sovranisti europei", giudizio che non ha certo cambiato nonostante le loro attuali divisioni sulla tragedia ucraina (contro Zelensky il primo, mai così pro-Nato la seconda). Non si è invece pronunciata, come del resto gli alleati Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, sull’ultima scandalosa dichiarazione anti-immigrati extraeuropei di Orbán, "non vogliamo diventare un popolo di razza mista", che ha suscitato indignazione ovunque. Tanto che contro una tale enormità è intervenuta (in un regime dove l’infedeltà si può pagare a caro prezzo) anche l’Accademia ungherese delle Scienze, in sostanza riprendendo la celebre risposta di Albert Einstein: "Io l’unica razza che conosco è quella umana". Ancor più esplicite le parole di Zsuzsa Hegedüs, da sempre una delle principali collaboratrici di Orbán, di religione ebraica (la comunità israelita magiara fu quella più colpita dalla Shoah, grazie anche alla feroce collaborazione delle ‘Croci frecciate’ locali): la Hegedüs si è dimessa e ha definito l’intervento del suo ex capo "un discorso nazista degno di Goebbels".

Per capire la gravità di questo episodio anche sul piano politico, va ricordato che Orbán ha esposto le sue teorie razziste (per cui ‘nel 2050 in Europa occidentale non esisteranno più nazioni ma solo una popolazione incrociata’) a un convegno di giovani di origine magiara in Romania. Nei vari Paesi dei Carpazi, le comunità ungheresi (dalla Romania alla Slovacchia alla Voivodina) rappresentano tre milioni di persone. Orbán si propone da tempo come loro tutore culturale. La ‘purezza razziale’ è argomento esplosivo, come dimostrato dalla pulizia etnica nella ex Jugoslavia, quando i vari signori delle guerre secessioniste si servirono anche di quel tragico grimaldello per giustificare le loro nefandezze. Ultimo stadio di un sovranismo esasperato e minaccioso.

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