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Berlusconi al Quirinale: ossimoro per eccellenza
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26.11.2021 - 09:320
Aggiornamento : 17:00

La normalizzazione dell’indecenza

Nei dizionari aggiornati trovate un termine ritornato di moda: cachistocrazia, ossia “governo dei peggiori e dei mediocri”

Assurdo. Paradossale. Improponibile. Indecente. Berlusconi al Quirinale: ossimoro per eccellenza. Dodici i presidenti della Repubblica italiana dal 1946 ad oggi, da De Nicola, il primo, a Mattarella, l’ultimo: la dignità è stata garantita. Dopo Luigi Einaudi, Sandro Pertini, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella: Silvio Berlusconi? Dell’eventualità ne discutono tutti e qualcuno fa i calcoli e dice che ce la potrebbe fare: manca poco. Non so voi, ma il fatto che Berlusconi – quello delle leggi ad personam, dei giganteschi conflitti di interessi, dei processi a cascata, degli inverecondi bunga bunga, degli apprezzamenti sguaiati su una parte anatomica della Merkel – ambisca a diventare il nume tutelare della reputazione dell’Italia è grottesco ma non stupisce: fa parte del personaggio; smisurata autoreferenzialità e autostima incontinente. No, a sgomentare sono i leader dei partiti: mettere in conto, solo prospettare l’eventualità di affidare la carica di garante della costituzione a un personaggio non propriamente incline a esaltare i comportamenti probi e morigerati, ci dà la misura del declino e della grave crisi della politica e dei partiti: conta il seggio, il potere, il resto è zavorra. Già Indro Montanelli segnalava, con qualche ragione, che la democrazia è sempre, per sua natura, il trionfo della mediocrità. C’è un buona porzione di verità. Certo è che in questi ultimi decenni si sta esagerando. Incompetenza e ignoranza sono diventate una costante assai diffusa: mediocrità e indecenza ne sono il distillato. Inutile sostenere che la politica promuove la virtù dei migliori: il sogno è definitivamente tramontato e i peggiori dominano il campo. Nei dizionari aggiornati trovate un termine ritornato di moda: cachistocrazia, ossia “governo dei peggiori e dei mediocri”.

Ho preso l’abbrivio dalla vicenda particolare di Berlusconi ma non mi soffermo. Mi è servita per rimarcare due caratteri distintivi “del fare politica” oggi.

Primo carattere: una spiccata indifferenza verso la questione etica. È facile verificare: i problemi di etica pubblica sono quasi del tutto scomparsi dal dibattito politico e anche i media non mi pare ne tengano gran conto: qualche volta ne parlano con fastidio e chi solleva la questione morale è subito classificato nella categoria dell’inopportuno moralista. Attenzione: non parlo di morale privata, bensì di etica pubblica, ossia – per dirla con la filosofa Roberta De Monticelli – “della disciplina del dovuto di ciascuno a tutti” che ha come scopo la salus republicae, il bene collettivo. A tale proposito, Luigi Sturzo suggerì, con scarso successo, un decalogo ad uso del buon politico: al primo posto prevedeva l’onestà dell’agire e al decimo l’abitudine di fare ogni sera un esame di coscienza dell’operato giornaliero. André Malraux ricordò inutilmente ai politici troppo disinvolti che, è vero, non si fa politica con la morale, ma nemmeno senza. Stringi stringi, non mi pare che vi sia grande corrispondenza fra etica pubblica e condotta politica: siamo al predominio della “politique politicienne”, la politica per i politici e non per i cittadini.

Secondo carattere: la perdita della capacità di vergognarsi, frutto del dilagante analfabetismo morale e civile. Il freno della vergogna in politica temperava i comportamenti, suggeriva dei limiti, suscitava un senso di indegnità, faceva abbassare lo sguardo e qualche volta arrossire: tutto questo non c’è più. L’esame di coscienza suggerito da don Sturzo non è più contemplato. Anche alle nostre latitudini in certi ambienti della politica si è radicata la singolare convinzione, tenacemente ribadita, che ciò che non è penalmente rilevante, è lecito. A questo punto (mi perdonerete la crudezza espressiva) debbo citare l’intuizione fulminea di Niccolò Ammaniti. Lo scrittore ci dice che la scomparsa del sentimento della vergogna equivale al definitivo “sdoganamento delle figure di merda”: mirabile sintesi, in politica le conferme sono quotidiane. È la normalizzazione dell’indecenza che ci consente di accettare ciò che solo ieri era eticamente improponibile. La normalizzazione dell’indecenza genera assuefazione e quando ciò succede anche le azioni e i comportamenti politici più riprovevoli, sconvenienti, inopportuni, sono tollerati e in qualche modo giustificati in nome della democrazia: è l’eresia dei nostri tempi.

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