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25.09.2021 - 05:300

Il lato B di Silvio

Una mostra a Milano celebra l’anziano tycoon nel periodo che va dal ’56 al ’93. Ma il ventennio politico di Berlusconi dove lo mettiamo?

Mentre Silvio Berlusconi inonda di certificati medici il Tribunale di Milano per dimostrare la sua impossibilità a presenziare, in qualità di imputato, al processo Ruby Ter, all’Enterprise Hotel della metropoli lombarda una mostra celebra l’anziano tycoon nel periodo che va dal ’56 al ’93. Ovvero gli anni della sua ascesa quale immobiliarista, inventore delle tv commerciali, proprietario di grandi superfici di vendita, oltre che di presidente del Milan. La mostra, intitolata ‘Piano B’, intende proporre “il racconto di un periodo di storia italiana, attraverso la biografia di un imprenditore”.

Considerato che tutto quello che è successo dal ’93 in poi, quando Berlusconi entrato in politica divenne una figura di portata planetaria, non viene preso in considerazione, la mostra non si occupa, evidentemente, di Karima El Mahroug, la giovane immigrata marocchina nota come Ruby Rubacuori, alla quale si deve la denominazione di Ruby Ter al processo in corso a Milano, e delle famose “serate di Arcore”. Quelle, per intenderci, con tutto quel campionario di gaudenti da strapazzo ante Mee Too del calibro di Emilio Fede e Lele Mora. Insomma, alla mostra dell’Enterprise Hotel passa il messaggio per cui, come sosteneva Bettino Craxi, “Berlusconi è un uomo buono”.

Le scorie dei suoi quasi 20 anni ai vertici della politica italiana lasciamole, dunque, da parte, come la polvere che le casalinghe svogliate infilano sotto i tappeti. Peccato, perché se la storia del Berlusconi imprenditore è stata una storia di indubbio successo, in cui è emersa la sua notevole capacità di anticipare i tempi, di sapersi scegliere i collaboratori giusti (anche se gli andò male con Marco Blaser, che preferì la Ssr a Mediaset), la vicenda politica si chiude, a nostro parere, con un saldo decisamente negativo. Il suo tentativo di trasferire, in politica, i metodi spicci del magnate, abituato a essere circondato da yes men, si è infranto con i tempi biblici della burocrazia italiana e di una classe politica più incline a vivacchiare che a farsi sedurre da progetti di lungo respiro. Per cui la rivoluzione liberale annunciata non è neppure partita, il suo temperamento da seduttore-barzellettiere lo ha reso ridicolo e sovente fastidioso sulla scena internazionale, il conflitto perenne con la magistratura ha aggravato i problemi della giustizia, finendo per creare una casta autoreferenziale di giudici e pubblici ministeri. Infine, il debito pubblico è continuato ad aumentare senza che Berlusconi, ma neppure i suoi antagonisti Prodi e D’Alema, sapessero approfittarne per investire nelle infrastrutture di cui l’Italia aveva e ha grande bisogno.

Nel 2011, quando su pressione degli organismi finanziari internazionali, il presidente Napolitano costrinse Berlusconi alle dimissioni, sostituendolo con Mario Monti, l’Italia era un Paese esausto, piegato dalla crisi finanziaria, che solo l’abilità e le entrature del nuovo premier riuscirono a tener lontano dalle grinfie della Troika.

In conclusione, si chiederà il lettore, è solo negativo il bilancio del ventennio berlusconiano? No, ad esempio la patente a punti è stata una buona cosa. Troppo poco, però, per cantare in coro “Meno male che Silvio c’è”.

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