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laR
 
01.07.2021 - 05:30
Aggiornamento: 11:42

Nuovi aerei da combattimento tra tecnica e politica

Il Consiglio federale opta per l’F-35 dell’americana Lockheed mettendo da parte le considerazioni politiche. Ma i rischi politici della scelta sono evidenti.

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Keystone
Un F-35A della Lockheed Martin

Il Consiglio federale ha scelto l’F-35 della statunitense Lockheed Martin per rimpiazzare i vetusti F/A-18 e i Tiger F5 delle sue forze aeree. Una decisione apparentemente coraggiosa per un verso (l’F-35 era il più discusso dei quattro aerei in corsa), ma ‘obbligata’ per altri. Non si vedeva come la ministra della Difesa Viola Amherd potesse proporre altro ai suoi colleghi di governo, vista la schiacciante superiorità del velivolo Usa nella valutazione dei benefici e dei costi eseguita da Armasuisse. E a sua volta il Consiglio federale aveva le mani legate sotto il profilo giuridico: considerazioni politiche – ha ricordato in extremis un parere richiesto all’Ufficio federale di giustizia – sarebbero potute entrare in linea di conto soltanto in presenza di due offerte risultate equivalenti in base ai criteri stabiliti. Il che non è stato nemmeno lontanamente il caso.

Una valutazione preparata con cura, svolta in modo meticoloso, dall’esito inequivocabile; un rigido corsetto legale; e aggiungiamo pure un costo d’acquisto di quasi un miliardo inferiore alla soglia prescritta (6 miliardi), approvata da poco più di un votante su due. A prima vista sulla scelta governativa sembra non esserci granché da ridire. Eppure non è così. La decisione sarà ‘tecnica’ e contabile finché si vuole, ma le implicazioni politiche del maggior acquisto di materiale bellico della storia svizzera sono evidenti. E il Consiglio federale, che adesso le ha messe da parte (Amherd: «Non c’era margine per considerazioni politiche»), dovrà presto affrontarne i rischi.

Quelli sul piano interno, anzitutto. Il Parlamento potrà dire la sua sui costi e sul numero degli aerei. Ma qui non sono attese sorprese. Le cose si faranno serie in seguito, con l’iniziativa che il Gruppo per una Svizzera senza esercito si appresta a lanciare assieme a Ps e Verdi. Le chance di successo in una votazione popolare pressoché sicura non paiono enormi: la necessaria maggioranza dei Cantoni è un ostacolo difficile da sormontare, come ha dimostrato la votazione dello scorso anno sul credito quadro (solo 8 Cantoni contrari). L’iniziativa, tuttavia, dovrebbe quantomeno infilarsi come un bastone nelle ruote del Governo, ritardando la consegna dei velivoli.

I rischi sul piano internazionale, poi: optando per un jet Usa, lasciando a bocca asciutta la Francia (in corsa col Rafale) e altri Paesi europei (Eurofighter), la Svizzera raffredda i già tiepidi rapporti con alcuni dei suoi principali sponsor a Bruxelles. Dopo l’abbandono delle trattative sull’accordo quadro, quest’altra doccia fredda non alimenta certo le speranze in una schiarita nelle relazioni bilaterali con l’Ue. Da ieri il mondo della ricerca scientifica incrocia doppiamente le dita per la partecipazione della Svizzera al programma Orizzonte Europa.

Il Consiglio federale ha scelto il ‘caccia’ più moderno in circolazione e al contempo il meno caro per la Svizzera. Come sia possibile questa apparente contraddizione, andrà spiegato. Si dovrà spiegare anche perché “l’aereo da combattimento più letale al mondo” (così lo presenta la Lockheed), concepito come bombardiere offensivo, dovrebbe essere il mezzo più idoneo per pattugliare e difendere lo spazio aereo della neutrale Svizzera. “Se non possiamo spiegare al normale cittadino per che cosa abbiamo bisogno degli aerei, alla prossima votazione subiremo una disastrosa sconfitta”, ha scritto alla ‘Nzz’ André Blattmann. Lui, ex capo dell’esercito, raccomanda l’acquisto di 20 nuovi aerei al massimo, 16 in meno di quelli proposti dal Consiglio federale.

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