ex-macello-di-lugano-a-terra-la-fiducia-nelle-istituzioni
Si cerca di porre rimedio al discusso abbattimento (Ti-Press)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
1 gior

Le avanguardie cullate, la culla delle avanguardie

Una riflessione a margine delle mostre locarnesi entrambe al femminile appena conclusesi a Casorella e al Castello Visconteo
Commento
1 gior

L’ombelico del mondo (con un grosso scheletro nell’armadio)

Ex Macello, un anno dopo: Lugano non diventerà mai una città con la C maiuscola fin quando non avrà imparato a convivere con il conflitto e la divergenza
Commento
2 gior

Corsia per i Tir nel Mendrisiotto, quando la misura è colma

Nel Distretto spiazzano l’agire dell’autorità federale e il silenzio del Cantone. E monta la voglia di un’azione di protesta
L’analisi
2 gior

Il pacifismo, i valori assoluti e il ‘dilemma del carrello’

Risolvere l’esperimento noto come ‘trolley problem’ mette in crisi certe pretese di superiorità morale
Commento
4 gior

Putin e l’effetto boomerang

Cremlino rassegnato all’allargamento dell’Alleanza atlantica a Svezia e Finlandia. E l’Ucraina ora è dotata di armi pesanti occidentali
sguardo a nord
5 gior

I bastian contrari

Commento
5 gior

È tornato il Wef di lotta e di governo

Dalle tematiche care ai ‘no-global’ fino alle proposte per riformare un sistema economico che ha mostrato tutti i suoi limiti
il commento
6 gior

Putin e l’arma della grande fame

Bloccare il grano e le navi che lo trasportano, affamando l’Ucraina e le nazioni sottosviluppate. Così Mosca prova a far svoltare la guerra in suo favore
Commento
1 sett

Viaggio nell’arena (flatulente) della Rai

La decisione del direttore generale della tv di Stato italiana di separare i talk show dall’informazione ha sollevato una mezza rivolta
laR
 
12.06.2021 - 05:30

Ex Macello di Lugano, a terra la fiducia nelle istituzioni

Silenzi, comunicazioni del Municipio e amianto nelle macerie dell'edificio abbattuto, alimentano forti dubbi sugli organi dello Stato

Il contenuto di questo articolo è riservato agli abbonati.
Per visualizzarlo esegui il login

Invece di chiarire, la presa di posizione del Municipio di Lugano sulla demolizione dell’ex Macello ha gettato ombre oscure sul funzionamento delle istituzioni. Da Palazzo civico è giunta una nota stonata, che sta sgretolando la fiducia della cittadinanza nello Stato e nei rappresentanti eletti dal popolo. Difficile digerire che la maggioranza dell’esecutivo abbia dato il via libera all’abbattimento del tetto senza preoccuparsi delle procedure né delle modalità, tantomeno della possibile presenza di amianto e altre sostanze potenzialmente nocive nel vetusto edificio. Lasciamo un attimo da parte le conseguenze di un atto di inedita violenza simbolica che ha dato nuova linfa al movimento a sostegno dell’autogestione e cominciamo dalla decisione di acconsentire allo smantellamento del ‘solo’ tetto. Una decisione presa, stando alla versione ufficiale, alle 21.30 di quel sabato, affidata alla polizia e messa in atto nel più sfacciato dispregio delle regole edilizie. Eppure, in Municipio, c’è anche chi ha detto che si può ricorrere alla domanda di costruzione in sanatoria. Complimenti, davvero un bell’esempio da dare al cittadino e agli operatori attivi nell’edilizia che loro, sì, le regole le devono rispettare.

Non si è capito nemmeno perché tanta fretta nel dare il via libera alla polizia. Non bastava lo sgombero? Fa pensare (male) anche il fatto che per abbattere solo il tetto di quel vetusto stabile siano state chiamate (dalla polizia?) ditte giunte sul posto con le ruspe, solitamente azionate per buttare giù edifici interi. Il video pubblicato online (laregione.ch) mostra chiaramente il braccio dell’escavatore che distrugge lo stabile cominciando dalle mura.

Passiamo ora alla presenza di amianto e sostanze nocive per la salute pubblica e l’ambiente che, seppur in quantità minime, è stata accertata dal Ministero pubblico. È ancora credibile una maggioranza municipale che non tiene conto di queste questioni fondamentali e tenta lo scaricabarile sulla polizia? Qualcuno ha parlato di abuso di potere, qualcun altro di mancata chiarezza fra autorità e forze dell’ordine. Tanto che vien da chiedersi se non sia il caso, per i quattro municipali coinvolti, di pensare seriamente a rassegnare le dimissioni.

In questo momento, appare quantomai grottesca l’apertura al dialogo manifestata dal Municipio di Lugano che si dice disposto a intavolare trattative con le diverse realtà autogestite in città, ma pone una condizione imprescindibile, quella del rispetto della convivenza civile e delle leggi vigenti. Auspica approfondimenti e accordi da condividere nel quadro di una nuova convenzione. E aggiunge che la decisione di sgombero è il frutto di una serie di derive illegali che la Città non ha potuto, non può e non potrà neanche in futuro tollerare. Come se nella notte fra sabato 29 e domenica 30 maggio non fosse capitato nulla e la maggioranza dell’esecutivo avesse agito all’interno di un quadro legale, cosa che peraltro spetta alla Procura stabilire. Tuttavia, a livello politico, da questa vicenda il Municipio esce, come minimo, con una figuraccia.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
ex macello lugano molino
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved