KAMKE T. (GER)
0
STRICKER D. (SUI)
2
fine
(4-6 : 6-7)
trump-quella-di-facebook-e-una-censura-lecita-ma-maldestra
Poteva andare peggio (Keystone)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
6 ore

La variante omicron e il nostro egoismo autolesionista

Le nuove mutazioni dipendono anche dal fatto che il virus continua a circolare liberamente nei Paesi dove non si ha accesso al vaccino.
La formica rossa
1 gior

Non gioco più, vado a casa: l’ultradestra piangina e la tivù

Invece di affrontare a viso aperto i risultati delle votazioni dopo mesi di scempiaggini sul Covid, l’Udc si nega alla Rsi
Commento
1 gior

Legge Covid, un assist che il governo ora deve saper cogliere

Il Consiglio federale esce rafforzato dal secondo, chiaro ‘sì’ alle urne. Ma adesso deve agire con maggior risolutezza per contrastare la pandemia
Commento
1 gior

Polo sportivo a Lugano, arriva anche l’assist dei cittadini

Il progetto supera, con un certo agio, lo scoglio del referendum. Iniezione di fiducia per il Municipio che ha segnato la rete decisiva
Commento
3 gior

Lezione di democrazia made in Usa

Kyle Rittenhouse è stato prosciolto dalla giuria del Wisconsin, che considera l’autodifesa più legittima del diritto di non morire crivellato
Commento
3 gior

Una certa simpatia per rettori e referendum

È arduo identificare una gerarchia: come salvaguardare la salute della democrazia senza proteggere quella dei cittadini?
LA TRAVE NELL’OCCHIO
4 gior

La normalizzazione dell’indecenza

Nei dizionari aggiornati trovate un termine ritornato di moda: cachistocrazia, ossia “governo dei peggiori e dei mediocri”
Commento
4 gior

Rete Uno: trattateci come esseri intelligenti, vi prego

Raramente mi deprimo e raramente inizio di malumore una giornata. Ma da una decina di giorni, ascoltando Rete Uno, mi capita ogni giorno
Commento
4 gior

Prepariamoci al ‘Long Covid’ delle fantasie di complotto

Quella dei complottisti è una minoranza, tuttavia il seguito è ampio: quali le conseguenze di una diffusa sfiducia nella scienza e nella politica?
Commento
5 gior

La diplomazia del ping Peng

Cina vs Usa: l’affare Peng Shuai, le Olimpiadi di Pechino, i 50 anni dal disgelo creato attorno al tennistavolo. Le vecchie strategie di due vecchi nemici
Commento
 
06.05.2021 - 05:300
Aggiornamento : 15:30

Trump, quella di Facebook è una censura lecita ma maldestra

La sospensione a tempo indeterminato dell'ex presidente è una sanzione vaga e priva di base normativa. La “corte suprema” del social network chiede chiarezza, probabilmente invano

È una decisione apparentemente salomonica, quella della “corte suprema di Facebook” sulla messa al bando di Donald Trump. L’Oversight Board, organo indipendente voluto da Mark Zuckerberg per giudicare le contestazioni sugli interventi di moderazione sui suoi social network, ha da una parte confermato la sospensione decisa nei momenti dell’assalto al Campidoglio, dall’altra ha giudicato arbitraria la durata indefinita di questa sospensione, imponendo quindi una rivalutazione del caso.

Manifestando solidarietà e vicinanza agli assalitori e continuando a sostenere senza prove che dei brogli avessero ribaltato il legittimo risultato delle elezioni, l’allora presidente Trump non si è limitato a esprimere un’opinione, ma ha creato una situazione di pericolo: la rimozione di quei contenuti e la sospensione temporanea dell’account di Trump sono state scelte opportune e legittime; tuttavia nei regolamenti del social network non si trova da nessuna parte la possibilità di una sospensione a tempo indeterminato e questa appare quindi illegittima oltre che sproporzionata. L’ex presidente degli Stati Uniti potrebbe quindi tornare su Facebook e Instagram, ma tutto sommato non cambierebbe molto: anche in questi mesi Trump ha avuto modo di rendere pubbliche le proprie esternazioni – tra cui l’ultima, successiva alla decisione dell’Oversight Board: “I social media corrotti devono pagare un prezzo politico” – e se hanno trovato meno diffusione, beh probabilmente non è perché Trump non ha più un profilo ufficiale ma perché, non essendo più presidente, le sue affermazioni interessano meno.

Tuttavia basta spostare l’attenzione da Donald Trump a Facebook per trovare il verdetto dell’Oversight Board meno salomonico e cerchiobottista. “Applicando una sanzione vaga e priva di base normativa e poi rimettendo il caso al Board per risolverlo, Facebook cerca di sfuggire alle proprie responsabilità” si legge nelle prime pagine del lungo testo redatto dai consiglieri. Perché, bene ricordarlo, non è stato Trump a ricorrere contro la sospensione, ma l’azienda stessa a sottoporre il caso all’Oversight Board. Che evidentemente non ha gradito molto l’idea di essere chiamato a fornire all’azienda le regole che questa non è stata in grado di darsi da sola. E infatti rispedisce l’incarto al mittente, chiedendo a Facebook di stabilire norme chiare su una lunga serie di punti. Non solo quali sono le possibili sanzioni, ma anche quali informazioni vengono condivise con le forze dell’ordine o come intende evitare influenze politiche ed economiche nella gestione di situazioni simili. Il Board trova inoltre problematica la distinzione, su cui Facebook sembra insistere molto, tra leader politici e altri utenti: le regole devono essere uguali per tutti e se una distinzione va fatta, non è tra politici e non politici, ma tra chi ha grande seguito, e rischia quindi di fare grossi danni, e chi invece ha contatti più limitati.

Certo, si tratta in buona parte di raccomandazioni che Facebook può di fatto ignorare, dicendo semplicemente di averle prese in considerazione. Resta il fatto che un organismo – indipendente per quanto fondato e finanziato dallo stesso social network – ha ribadito che l’agire di Facebook è sostanzialmente confuso e arbitrario, lontano dagli standard che è lecito aspettarsi da chi ha il potere di limitare la libertà di espressione. E quasi non vale la pena sottolineare l’importanza dei social media nella formazione delle opinioni.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved