hans-k-ng-la-dedizione-alla-verita
Vito Mancuso (sx) e Hans Küng (Keystone)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
17 ore

Barcolla, non molla, il pugile bianconero

Il Lugano sogna ancora l'Europa ma sembra essere arrivato a questo finale di stagione con le batterie scariche, per buona pace del 'Prés' Angelo Renzetti
Commento
1 gior

Non è una sinistra per poveri (e Piketty spiega il perché)

Le classi più deboli tenderebbero a votare sempre meno una sinistra impegnata in molte battaglie culturali, ma che non riesce a parlare ai lavoratori
Commento
3 gior

Rotto l’argine della dialettica, Ppd e Plr pensino al futuro

Lo scambio di cortesie tra Dadò e Speziali non è per forza un male. Però entrambi sappiano che protagonista non è il dibattito politico, ma chi fuori soffre
Commento
3 gior

Forse è tardi, per parlare dei brevetti dei vaccini

Sospendere la proprietà intellettuale sui vaccini per il Covid potrebbe non avere gli effetti sperati. Ma ugualmente dovremmo ripensare il sistema dei brevetti
Commento
4 gior

La ‘Corona Diktatur’ degli uomini forti

India e Brasile, due esempi inquietanti che ci dicono che nemmeno le autocrazie riescono a fare meglio nella gestione della pandemia
Commento
5 gior

Trump, quella di Facebook è una censura lecita ma maldestra

La sospensione a tempo indeterminato dell'ex presidente è una sanzione vaga e priva di base normativa. La “corte suprema” del social network chiede chiarezza, probabilmente invano
DISTRUZIONI PER L’USO
5 gior

Classici e razzismo: precisazioni su Howard (e Marion)

L'università afroamericana non chiude il dipartimento di ‘Classics’ per via della ‘cancel culture’. Ma in Italia e in Ticino si preferisce non verificare
Commento
6 gior

Il non rinnovo di Pelletier, un epilogo in parte già scritto

Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, ma la fine di un capitolo probabilmente solo rimandato dalla pandemia
Commento
6 gior

I guardiani della risata

Per molti, se una battuta non ci fa ridere, non deve ridere nessuno. Ma per il comico Ricky Gervais "se ti senti offeso, non è detto tu abbia ragione"
La formica rossa
1 sett

C’era una volta il fioretto, ora la spada affonda il Triciclo

Gli accordi saltano quando si parla di poltrone. E di Centro. Serve leggere tra le righe, non solo in un pomeriggio dei lunghi coltelli come quello di ieri
Commento
1 sett

La storiella, la campana e il coraggio politico (che ci manca)

Del presidente americano Biden la rivoluzionaria svolta: 'È tempo di costruire un’economia che cresca dal basso verso l’alto'
Commento
1 sett

Fedez mente libera, trent'anni dopo Elio

Al Concertone del 1991 gli Elii cantarono 'ti amo' ai furfanti della Prima Repubblica; sabato scorso, il rapper le ha cantate alla Lega. Senza autotune.
Commento
1 sett

Legittima difesa, bastava un condizionale

La sentenza del Tribunale federale e lo scivolone del Consiglio di Stato ridanno ossigeno all'iniziativa di Ghiringhelli.
Commento
1 sett

Non salvate il soldato Pérez

La Super Lega è stata bocciata da tifosi, investitori e da quasi tutti i fondatori. Ma il presidente del Real Madrid continua la sua anomala guerra all'Uefa.
Commento
1 sett

1° maggio, dai martiri di Chicago ai (tele)lavoratori di oggi

Dal 1886 al 2021 (in verità anche prima) ritroviamo sempre lo stesso soggetto storico in lotta per vedere riconosciuti i propri diritti
Commento
1 sett

La matita spezzata: sentenza all'ex funzionario Dss

Quando denunciare una violenza sessuale diventa un percorso straziante
Commento
1 sett

Per il vice sindacato a Chiasso salta il tappo della politica

Corsa alla carica da parte di tutti i partiti in Municipio. E alla fine il risultato spariglia le carte
Il ricordo
10.04.2021 - 10:160

Hans Küng, la dedizione alla verità

Più di libertà e indipendenza, care a ogni svizzero, è ciò che ha fatto di lui non solo l’eminente teologo, ma anche uno degli intellettuali più ascoltati.

La Chiesa si accorse presto delle doti straordinarie di Hans Küng: dopo gli studi a Roma e a Parigi lo nominò a soli 32 anni professore ordinario presso la Facoltà di teologia cattolica di Tubinga, il centro più importante della teologia tedesca. Era il 1960 e due anni dopo si apriva il Vaticano II dove Küng venne chiamato come consulente teologico, il più giovane partecipante all’assise conciliare. Che cosa portò allora questo teologo e sacerdote che aveva davanti a sé possibilità di carriera non minori di quelle di Joseph Ratzinger (di un anno maggiore, ma chiamato a Tubinga per la docenza proprio da Küng), a criticare sempre più spesso la Chiesa tanto da indurre nel 1979 Giovanni Paolo II a revocargli la qualifica di teologo cattolico? La risposta suona paradossale: la volontà di essere veramente cattolico. L’aggettivo greco katholikós significa infatti “universale” e a questo Küng mirò da sempre: a unire il più possibile gli esseri umani. Egli non volle essere cattolico-romano, ma più genuinamente cattolico-universale, cioè uomo tra gli uomini, a servizio del bene del mondo.

Operante in paesi a forte presenza protestante come la nativa Svizzera e la Germania, Küng volle anzitutto contribuire all’unità tra cattolici e protestanti e in questa prospettiva elaborò la tesi di dottorato sulla dottrina della giustificazione in Karl Barth, dando poi vita a una speciale disciplina teologica, la teologia ecumenica.

La volontà di dialogo lo spinse ad affrontare con rigore il pensiero laico in quanto negazione di Dio: è del 1978 uno dei suoi libri più belli, “Dio esiste? Risposta al problema di Dio nell’età moderna”, dove in mille pagine discute le obiezioni dei diversi ateismi. Affrontò il nodo fede-scienza con “L’inizio di tutte le cose” del 2005. Fu sempre il richiamo dell’universalità a condurlo allo studio delle grandi religioni: pubblicò “Cristianesimo e religioni universali”, “Cristianesimo e religiosità cinese”, “Ebraismo”, “Islam”, saggi ponderosi e leggibilissimi tradotti in tutto il mondo. Al 1990 risale il “Progetto per un’etica mondiale”, da cui pochi anni dopo sorse la Stiftung Weltethos, “Fondazione per l’etica mondiale”. Küng si occupò anche di etica ed economia dando un contributo alla prefigurazione di quella terza via tra liberismo e comunismo che cerca di coniugare redditività e giustizia.

Ma cosa vide di problematico in tutto questo immenso lavoro il Magistero cattolico? La risposta è semplice: la libertà. La libertà con cui Küng procedeva era sentita come una pericolosa minaccia alla stabilità dell’istituzione. La questione si fece rovente nel 1970 con la pubblicazione di “Infallibile?” con cui Küng sfidava il dogma dell’infallibilità pontificia. Si aggiunsero altri motivi di dissenso: la funzione della gerarchia, i criteri delle nomine episcopali, il ruolo della donna, la sessualità, l’eutanasia, il celibato sacerdotale, la libertà della ricerca teologica. E fu così che Giovanni Paolo II lo mise fuori squadra.

Küng non cessò mai di sentirsi pienamente cattolico ma non fece mai coincidere la sua fede con l’appartenenza ecclesiale, e nel 2011 giunse radicalmente a chiedersi: “Ist die Kirche noch zu retten?, “La Chiesa può ancora essere salvata?”, purtroppo tradotto in italiano con il blando esortativo “Salviamo la Chiesa”.

Grazie all’intelligenza, al lavoro e alla preparazione linguistica che lo faceva parlare con disinvoltura varie lingue tra cui un italiano pressoché perfetto, Küng è stato il più influente teologo cattolico del nostro tempo. La sua opera si può descrivere come dotata di queste caratteristiche: 1) grande capacità teoretica: oltre che teologo, egli è stato anche filosofo, come già Agostino, Tommaso d’Aquino, Cusano, von Balthasar, Panikkar; il saggio più alto della sua maestria filosofica è il monumentale studio sul pensiero teologico di Hegel; 2) grande capacità sistematica: nelle sue opere principali rivive il genere delle Summae medievali con quella organizzazione della materia in modo didatticamente chiaro e gerarchicamente configurato, particolarmente preziosa oggi quando abbondano le analisi ma scarseggiano le visioni d’insieme; 3) grande capacità espositiva: Küng è stato un saggista di successo a livello mondiale, il suo stile, mai ermetico ma sempre attento al lettore, corrispondeva perfettamente alla sua innata gentilezza e amabilità; 4) grande onestà intellettuale: Barth un giorno gli scrisse “mi piace considerarla in tutto il suo modo di agire un israelita in quo dolus non est”, chiaro riferimento alle parole di Gesù che definiva Natanaele “un israelita in cui non c’è falsità”.

Questo è ciò che ha fatto di Küng non solo l’eminente teologo di cui si è detto, ma anche uno degli intellettuali più ascoltati a livello mondiale, con 16 lauree onorifiche e riconoscimenti in tutti i continenti.

Quanto a me, è stato l’incontro con un suo libro che mi spinse a studiare teologia. Ricordo ancora l’entusiasmo con cui (persino a scuola nelle ore che non mi interessavano) procedevo nella lettura di “Dio esiste?”. Leggevo, e come un adolescente sempre necessariamente alla ricerca di sé, sentivo che stavo trovando la mia strada e che avrei voluto anch’io dedicare la mia vita a quelle ricerche. Küng ha rappresentato per me la bellezza della teologia, l’onestà intellettuale, la lotta per la libertà. Ma persino di più della libertà e dell’indipendenza a lui tanto cara come a ogni svizzero, Küng ha rappresentato per me la dedizione alla verità. Solo così, infatti, si può essere teologi: amando la verità più della stessa libertà. Nutrendo la convinzione e il sentimento che la libertà si vuole dedicare alla verità. Ma attenzione: qui non si tratta della verità come dogma, ma della verità come energia che unisce e che spinge all’abbraccio, cioè come amore.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved