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26.11.2020 - 06:100
Aggiornamento : 17:31

Non idonea è anche la Commissione

Il concorso verrà rifatto. Una scelta opportuna, ma che solleva interrogativi anche sulla Commissione giudiziaria.

La Commissione giudiziaria (Cg) del Parlamento rimette a concorso il posto di responsabile del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc). Il successore di Michael Lauber – che a fine luglio ha gettato la spugna, travolto dagli strascichi del ‘caso’ scoppiato a seguito degli incontri segreti e non protocollati col presidente della Fifa Gianni Infantino – non sarà né il noto “sceriffo di Ginevra” (‘Weltwoche’) Olivier Jornot, né il pressoché sconosciuto procuratore federale Andreas Müller. Nessuno dei due candidati, scrive la Commissione, “dispone delle qualità personali e professionali richieste”. In particolare, il 51enne procuratore generale ginevrino e il 57enne friburghese non offrono “tutte le garanzie atte a riportare la calma alla testa di un’istituzione che in questi ultimi anni è stata agitata da numerose traversie”.

Oltre 200 collaboratori, un budget di oltre 70 milioni di franchi; complessi procedimenti penali in ambiti ‘sensibili’ come la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al riciclaggio di denaro; microfoni e telecamere sempre puntati addosso, ancor di più dopo le vicissitudini di Lauber, che hanno attirato l’attenzione dei media di mezzo mondo: la responsabilità del procuratore generale della Confederazione è gravosa, la funzione “particolarmente esposta”. Ha fatto bene dunque la Cg a interrompere l’esercizio e a prendersi del tempo. Avesse scelto altrimenti, avrebbe mandato al massacro il candidato (o i candidati) prescelto(i). Negli scorsi giorni era emerso infatti che quasi la metà della commissione non voleva saperne né dell’uno (Jornot: troppo controverso), né dell’altro (Müller: troppo anonimo). Una fuga di notizie ben pilotata, che aveva non solo tagliato l’erba sotto i piedi ai due papabili, ma anche ulteriormente incrinato la già traballante credibilità della stessa Cg e della procedura di nomina.

Ed è proprio questo il punto: la Commissione giudiziaria è la sede appropriata dove decidere chi deve guidare un’entità come l’Mpc? Un gremio composto di 17 membri di sei partiti diversi fornisce sufficienti garanzie per una procedura di selezione professionale, immune per quanto possibile da influenze e interessi politici particolari? È lecito dubitarne. Già lo scorso anno, in pieno ‘caso Lauber’, la Cg si era dimostrata divisa al suo interno, vulnerabile di fronte alla pressione mediatica, titubante sul da farsi, incerta su quale fosse la raccomandazione da formulare. Alla fine ne uscì un preavviso poco convinto, contrario alla rielezione di Lauber. Il plenum lo ignorò, confermando l’ormai ex procuratore federale per un terzo mandato alla testa dell’Mpc.

Non è detto che la soluzione migliore sia quella di reintegrare l’Mpc nell’amministrazione e di restituire al Consiglio federale la competenza di nominarne il capo, come avveniva prima del 2011. Indicazioni in questo o in un altro senso le avremo presto. Sono attesi infatti per l’inizio del 2021 i risultati delle perizie ordinate dalle Commissioni della gestione del Parlamento. In gioco potrebbe esserci una riforma di vasta portata del ruolo della Procura federale. A maggior ragione, dunque, vale la pena aspettare un po’ per la nomina del procuratore generale della Confederazione. Nemmeno adesso, ad ogni modo, assisteremo a un’ondata di candidature. Anzi, a questo punto c’è da chiedersi piuttosto chi avrà il coraggio di lanciarsi nella corsa. A meno che la Commissione giudiziaria – che ha chiesto di creare le basi legali per innalzare a 68 anni il limite d’età per la carica – non abbia già individuato qualcuno di idoneo, magari un procuratore pubblico a fine carriera.

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