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06.11.2020 - 06:00
Aggiornamento: 10:32

Festival: un direttore per il presente. E il futuro

Giona Nazzaro "è la persona ideale in questo momento" ha spiegato il presidente Marco Solari. Ma l'obiettivo non è solo superare la bufera della pandemia

di Ivo Silvestro
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Giona A. Nazzaro, nuovo Direttore Artistico del Locarno Film Festival (Ti-Press/Davide Agosta)

È simpatico, il nuovo direttore artistico del Locarno film festival Giona Nazzaro. Lo si è visto da come ha risposto, con cortesia e passione, alle domande dei giornalisti, come si è lasciato andare a divagazioni musicali durante la nostra breve intervista conclusiva, tirando fuori dalla tasca la mascherina che indossa di solito, con un quadro di Dalí, «mentre oggi ho voluto essere istituzionale» indicando quella nera col Pardo.

Siamo lontani dalla ‘fine bouche’ di Lili Hinstin, della quale certamente ci mancherà lo charme parigino, un po’ meno la capacità comunicativa. Ma certo la simpatia non basta, per dirigere un festival cinematografico come quello di Locarno: e se questo è vero in tempi normali, figuriamoci in quelli attuali con il cinema indipendente profondamente colpito dalla pandemia, le grandi produzioni congelate o mandate direttamente in streaming, saltando la distribuzione nelle sale che rischiano la chiusura. E i festival che si devono, al più presto, reinventare un ruolo.

Perché, dunque, il presidente Marco Solari ha scelto l’italo-zurighese Giona Nazzaro per la guida del festival? «È la persona ideale per noi in questo momento» ha spiegato. Detta altrimenti: in altre circostanze, senza un’edizione da organizzare in pochi mesi e in una situazione di estrema incertezza, forse adesso avremmo alla direzione un critico africano, un programmatore asiatico o magari un esperto di nuovi media, tutti territori che il festival ha esplorato e sempre più dovrà esplorare in futuro. Ma non è questo il momento per fare esperimenti, serve qualcuno che conosca i «difficilissimi equilibri di Locarno» (sempre parole di Solari), che possa partire subito, collaborare con il resto dello staff del festival, che sappia adattarsi alle circostanze in continua evoluzione. Che, in altre parole, non presenti quelle «divergenze strategiche sull’operatività» che hanno portato al «dolorosissimo divorzio» con Lili Hinstin.

Messa così la scelta di Giona Nazzaro potrebbe sembrare un “ripiegamento da Covid”, non molto diverso dalle vacanze sotto casa perché troppo complicato andare all’estero. Ma Marco Solari non ha scelto un direttore per la prossima edizione del festival e poi si vedrà: l’obiettivo non è superare la bufera della pandemia, ma far crescere il festival, consolidarne l’identità e il ruolo. Iniziare un lavoro che andrà avanti per i prossimi anni, tanto che – ha auspicato Solari – la scelta del prossimo direttore sarà affare non suo ma di un nuovo presidente. E del resto i meriti di Giona Nazzaro non si riducono certo al conoscere bene la macchina organizzativa del festival e all’essere simpatico: il suo curriculum, con incarichi importanti come quello della Settimana della critica di Venezia, è quello non solo di un cinefilo dagli ampi orizzonti – di quelli che non si fanno problemi a citare nella stessa frase Abbas Kiarostami, King Vidor e gli Avengers –, ma di una persona appassionata e curiosa, che ama la cultura e la vuole condividere, attendo alla tradizione ma aperto alle novità. La persona giusta in questo momento e, speriamo, anche nei momenti successivi.

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