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17.03.2020 - 06:300

Dateci un Amadeus, per favore

In Italia i testimonial hanno un ruolo centrale nella comunicazione istituzionale sul coronavirus, in Svizzera no

Guardi la Rai e vedi un Amadeus che, dal divano, per conto del Ministero della salute ti parla di quanto stare a casa, anche se costretti dall'emergenza, può essere bello (#iorestoacasa). Poi guardi la Rsi e ti chiedi - mentre ti mostrano il solito volantino rosso dell'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) - quanti giovani, o semplicemente quanti, ascolteranno davvero l'anonima voce che ricorda le regole di comportamento e igiene da rispettare in questi tempi di coronavirus. Il messaggio, su per giù, è quello. Ma la forza comunicativa non è proprio la stessa. Qui l'elvetico rigore rischia di far rima con torpore. E comunque sbiadisce di fronte all'italica creatività.

La Svizzera, col suo macchinoso sistema federalistico, alla costante ricerca dell'armonia tra esigenze cantonali e priorità federali, arranca. Non solo nell'adozione delle misure volte a frenare una pandemia che si propaga a grande velocità. Nemmeno la sua comunicazione istituzionale - che di questa lotta è parte integrante ed essenziale, alla stessa stregua dei provvedimenti di natura sanitaria in senso stretto - regge il passo del nuovo coronavirus.

In Italia forse si sono svegliati tardi. Ma quando l'hanno fatto, non hanno tentennato. E siccome molti giovani e adulti, nonostante tutto, hanno continuato per un po' a vivere in modalità 'happy hour', la stretta è arrivata anche sul piano della comunicazione istituzionale. Ma è una stretta per modo di dire. La comunicazione, diretta e indiretta, del Ministero della salute, per certi versi contrasta con la pesantezza di un coprifuoco che per molte famiglie ha risvolti drammatici.

È soprattutto il ricorso a testimonial a rendere il messaggio leggero e al contempo penetrante. I protagonisti della musica, del cinema e dello spettacolo hanno avviato in modo spontaneo una campagna sui social network - poi 'recuperata' e rilanciata dalle autorità - per dire #iorestoacasa. “Visto il periodo perché non restiamo un po’ a casa, tutti a casa? Potete giocare a Monopoli, Risiko e al Karaoke. Evitiamo di uscire in questo periodo, si sta tanto bene sul divano”, è ad esempio l'appello di Fiorello. Sulla Rai, Amadeus e altri personaggi dello spettacolo mettono a disposizione del servizio pubblico la propria popolarità. E gli atleti (Federica Pellegrini, Francesco Totti, Bebe Vio e tanti altri) fanno lo stesso in tv e sui 'social' nella campagna 'Distanti ma uniti', lanciata dal ministro dello sport Spadafora.

Un Roger Federer? Una Lara Gut? I Gotthard? Macché. In Svizzera siamo ancora all'anonimo, impersonale 'Così ci proteggiamo'. La campagna informativa dell'Ufficio federale della sanità pubblica (www.ufsp-coronavirus.ch) è multimediale: inserzioni sui giornali, spot tv, video esplicativi sul canale Youtube della Confederazione e sui social media. Ma il tutto risulta anonimo, eccessivamente didattico, un po' stantio. E non bastano certo le iniziative 'dal basso' - come quella di alcuni artisti romandi, tra cui il noto vignettista Patrick Chappatte, che rimandano alla campagna ufficiale - a colmare il ritardo della comunicazione istituzionale.

Mandiamo quindi una e-mail all'Ufsp. Chiediamo: pensate di ricorrere a dei testimonial nella vostra campagna informativa sul coronavirus? "Al momento non lavoriamo con dei testimonial", ci viene detto. Ok, grazie: ce ne eravamo accorti. Insistiamo: "Perché per il momento non lavorate con dei testimonial?"; "Pensate di farlo in futuro?"; "Se non pensate di farlo, perché?". Nessuna risposta.

D'accordo: avranno altro da fare, al dipartimento comunicazione e campagne dell'Ufsp. Che assicura: "La diffusione delle nostre misure comunicative attraverso i privati e le iniziative dell'economia privata ci mostra che la campagna è ben accolta dalla popolazione". Inoltre, "la campagna è costantemente adattata all'evoluzione del coronavirus". Ancora: "La misurazione dell'efficacia delle campagne è un elemento importante del nostro lavoro"; una "simile misurazione" per quella sul nuovo coronavirus è "in preparazione". Bene. Speriamo arrivi prima della fine della pandemia.

 

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