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29.01.2020 - 06:00

Un ragionevole correttivo nel mercato immobiliare

L'iniziativa popolare dell'Associazione inquilini non è 'socialismo abitativo'. Gli interventi pubblici che propone sono proporzionati.

“Socialismo abitativo”, “massicce violazioni dei diritti di proprietà” che sarebbero “veleno per il mercato immobiliare”, “economia pianificata”, “statalizzazione del mercato”. Non stupiscano le filippiche da guerra fredda di chi combatte l’iniziativa popolare ‘Più abitazioni a prezzi accessibili’ dell’Associazione svizzera inquilini (cfr. pagina 2). Gli interessi in gioco sono enormi, la retorica dev’essere – per così dire – all’altezza.

È bene però ricordare alcune cose. La prima è che, ogni anno, diversi miliardi di franchi in più del dovuto escono dal portafogli degli inquilini per finire nelle tasche dei proprietari di immobili. Nel 2017 la banca Raiffeisen ha calcolato che in Svizzera il volume complessivo degli affitti eccede del 40% la somma massima (pari allo 0,5% in più del tasso ipotecario di riferimento, attualmente dell’1,5%) che la legge consente ai proprietari di incamerare. Una concentrazione di ricchezza resa possibile dalla passività di molti locatari che, ignari o temendo di vedersi recapitare la disdetta, non chiedono la riduzione della pigione, alla quale avrebbero diritto.

La seconda cosa: quello dell’immobiliare è uno dei mercati più lucrativi in Svizzera. Vale in tutto quattromila miliardi di franchi, secondo la società di consulenza specializzata Wüest Partner. Il valore di mercato dei soli alloggi in affitto è di 1’100 miliardi. Una fetta sempre più grande se la accaparrano gli investitori istituzionali. Complici i tassi negativi, casse pensioni, assicurazioni, fondi di investimento e grandi società immobiliari – alla ricerca spasmodica di occasioni per piazzare i loro soldi – puntano in modo massiccio sul mattone. E una parte consistente dei nuovi alloggi in affitto costruiti ogni anno in Svizzera (non di rado al posto di abitazioni con pigioni abbordabili) è di alto ‘standing’, garanzia di lauti guadagni per chi investe.

Il mercato non regola tutto. A gran ritmo si continua a tirar su palazzine (50mila gli alloggi che spuntano anno dopo anno). Ma molte di queste non sorgono dove c’è un reale bisogno, bensì lontane dai centri, in zone discoste, restando così più o meno a lungo semivuote. Il tasso di abitazioni non occupate non cessa di crescere e le superfici sfitte diventano un problema cronico, afferma il Credit Suisse in uno studio recente. In città o nelle cinture urbane, invece, queste nuove abitazioni hanno per lo più pigioni inarrivabili per chi non dispone di grandi mezzi. Perfino il Consiglio federale ammette che “soprattutto nelle aree urbane può essere ancora difficile trovare un alloggio corrispondente alle proprie possibilità finanziarie”.

I centri città per le persone abbienti, le periferie per tutti gli altri? Fa bene Balthasar Glättli – consigliere nazionale dei Verdi e vicepresidente dell’Asi – a dire di non volere ghetti per ricchi né per poveri, ma “una buona mescolanza”. La Svizzera non è e non sarà mai la Francia, con le sue banlieues. Ma non è certo immune dalle scorie sociali di un mercato immobiliare a briglia sciolta, dove i privati continuano a fare enormi profitti. Gli strumenti previsti dall’iniziativa dell’Associazione inquilini fungerebbero qua e là da correttivo: quello che viene proposto è un intervento pubblico, tutto sommato proporzionato, sul mercato. Nessun “socialismo abitativo”, nessuna “massiccia violazione dei diritti di proprietà”. Solamente un passo ragionevole nella direzione indicata dalla Costituzione federale: questa stipula che, “a complemento della responsabilità e dell’iniziativa private”, Confederazione e cantoni “si adoperano affinché (...) ognuno possa trovare, per sé stesso e per la sua famiglia, un’abitazione adeguata e a condizioni sopportabili”.

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