Keystone
Commento
20.09.2019 - 06:300

Meglio senza Lauber. Forse

Si giocano tra pochi giorni le sorti di Michael Lauber. Se verrà rieletto, rischia di diventare un'anatra zoppa. E sarebbe la cosa peggiore per la Procura federale.

Una preoccupazione – legittima, ma che non va esagerata – accomuna detrattori e difensori di Michael Lauber, il procuratore generale della Confederazione che rischia di venir travolto dagli strascichi lasciati dagli incontri informali non verbalizzati avuti col presidente della Fifa Gianni Infantino nell’ambito della maxi-inchiesta sul mondo del calcio. La preoccupazione è questa: salvaguardare la reputazione del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc).

Scrive la maggioranza della Commissione giudiziaria: “Sul piano nazionale come sulla scena internazionale, la Svizzera è tenuta a disporre di un Ministero pubblico e, in particolare, di un procuratore generale la cui reputazione resti irreprensibile e inattaccabile. Oggi non è più il caso. Se (...) Lauber fosse rieletto, c’è da scommettere che la sua immagine e quella dell’Mpc nel suo insieme continuerebbero a deteriorarsi. Una non rielezione offre l’opportunità di ripartire da zero”. Replica la minoranza: “Se, per ragioni politiche, l’Assemblea federale cacciasse, alla prima situazione critica, un magistrato proposto all’unanimità dalla Cg nel 2011 e nel 2015 ed eletto ogni volta con un eccellente risultato, il messaggio che manderebbe sarebbe catastrofico per l’avvenire dell’istituzione”.

Lanciare un segnale di discontinuità, per ‘ripulire’ l’immagine dell’Mpc e consentirgli di “ripartire da zero”? Oppure garantire “continuità nel perseguimento penale” (Udc), per non minare “l’avvenire dell’istituzione”? Messa in questi termini, non se ne esce. Anche perché Lauber assicura che, al pari della sua, la reputazione della Procura federale “non ha patito della copertura mediatica di questi ultimi mesi”. Ma chi può dirlo con certezza? Non certo lui: non è nella posizione migliore per essere creduto.

Dunque lasciamo stare l’istituzione, e passiamo alla persona. Ai suoi errori, anzitutto: le violazioni procedurali in cui è incappato per non aver verbalizzato gli incontri con Infantino; l’amnesia sul reale o presunto terzo incontro, che ha nutrito il sospetto, mai fugato, di chissà che cosa si saranno detti; il forzato abbandono di varie inchieste Fifa, col rischio che cadano in prescrizione e di attirare altre domande di ricusazione; le accuse lanciate pubblicamente al presidente dell’Autorità di vigilanza (Av-Mpc); l’offensiva giudiziaria nei confronti di quest’ultima e perfino di un giudice del Tribunale penale federale; o ancora la mancata collaborazione nell’inchiesta disciplinare a suo carico rimproveratagli la scorsa settimana dall’Av-Mpc.

Ce n’è per i beati, insomma. Ma abbastanza perché, sommando questi ad altri elementi che non depongono a suo favore (ad esempio la scelta di centralizzare a Berna il coordinamento delle inchieste sulla criminalità organizzata: lo abbiamo scritto in maggio su queste stesse colonne), si possano relegare in secondo piano meriti che molti riconoscono a Lauber, come il consolidamento dell’Mpc, la buona collaborazione instaurata con le Procure cantonali, la capacità di portare avanti con successo vaste e complesse inchieste sul piano internazionale (Petrobras, 1MdB)?

Per decidere di non rieleggerlo, forse bisognerebbe attendere l’esito dell’inchiesta disciplinare. E solo a quel punto indicargli semmai la via d’uscita. Per scaricarlo adesso, bisognerebbe anche trovarne uno migliore di lui. E non è scontato. Il problema è che se verrà rieletto, lo sarà quasi certamente con un risultato risicato. Privo di un solido sostegno politico, Lauber rischierebbe di diventare un’anatra zoppa, a capo di un’istituzione che ne risentirebbe sul piano operativo.

Allora, tutto sommato, forse è meglio fare piazza pulita subito. Forse.

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