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11.09.2019 - 06:200

Due settimane di congedo paternità, poi si passi ad altro

Il controprogetto all'iniziativa popolare ha buone chance di passare oggi al Nazionale. Ma si pensa già al prossimo passo: il congedo parentale.

Oggi in Svizzera molti neo papà possono assentarsi dal lavoro un solo giorno dopo la nascita di un figlio. Come per un trasloco. La legge non prevede alcunché. Buona parte degli enti pubblici e parecchie aziende – soprattutto le più grosse – vanno oltre il minimo. Ma non di molto. I virtuosi sono pochi. Novartis, ad esempio, che il primo luglio ha introdotto un congedo remunerato di 18 settimane sia per le mamme che per i papà. Nel complesso, però, facciamo una magra figura sul piano internazionale: la Svizzera può a giusto titolo essere considerata “un paese in via di sviluppo in fatto di politica familiare” (Adrian Wütrich, presidente di Travail.Suisse).

Non faremmo un gran balzo avanti nemmeno se popolo e cantoni dovessero accettare in un’eventuale votazione l’iniziativa popolare che chiede quattro settimane di congedo paternità. E tantomeno se oggi il Consiglio nazionale – come sembra si appresti a fare – dovesse approvare il controprogetto indiretto che di settimane ne chiede due, probabile preludio al ritiro dell’iniziativa.

Detto questo, non è il caso di fare i difficili. La stessa proposta minimalista (due settimane), solo pochi anni fa venne respinta di misura dalla Camera del popolo. Anche a seguito della pressione esercitata dall’iniziativa popolare, lanciata nel 2016, in Parlamento le resistenze si sono man mano affievolite. E se è vero che a suo tempo le quattro settimane di congedo paternità erano ritenute il minimo indispensabile dai promotori, è altrettanto vero che oggi – dopo anni di discussioni e decine di atti parlamentari andati a vuoto – sul tavolo abbiamo una soluzione pragmatica, suscettibile di riunire una maggioranza, facilmente finanziabile e attuabile da subito. Una soluzione che – soprattutto – dovrebbe condurre al ritiro dell’iniziativa popolare, evitando così di perdere altro tempo e scongiurando il rischio (non indifferente) di perdere tutto in un difficile appuntamento alle urne (ci vorrebbe la doppia maggioranza di popolo e cantoni).

Due settimane (10 giorni) di congedo paternità sono ben poca cosa. Meglio di un calcio negli stinchi, però. E poi, diversamente dalle quattro settimane chieste dall’iniziativa, potrebbero già sin d’ora spianare la strada a un dibattito di fondo, già avviato in Parlamento: quello sul congedo parentale. È in questa direzione che si muovono ormai i partiti, compreso il Plr, consapevoli che il modello ‘congedo paternità’ – due o quattro settimane, poco importa – sarebbe già vecchio al momento di entrare in vigore.

La direzione è giusta. In un’epoca nella quale molti papà aspirano ad avere più tempo da trascorrere in famiglia e molte mamme lavorando, il congedo paternità – due (o quattro) settimane per i neo papà, 14 per le neo mamme – cementifica la tradizionale separazione dei ruoli. Inoltre, non soddisfa a lungo termine i bisogni dell’uno e dell’altra per quanto riguarda l’accudimento dei figli. Per contro, il congedo parentale – un ulteriore periodo di assenza dal lavoro dopo il parto, in aggiunta alle 14 settimane di congedo maternità, che i genitori possono ripartirsi tra loro – ha ripercussioni positive non solo sulla salute della madre e del bambino, ma anche sulla parità fra donna e uomo nonché sull’economia. Così concludeva nel 2018 un’analisi svolta su incarico della Commissione federale di coordinamento per le questioni familiari. Andranno sciolti i nodi della durata (le proposte sul tavolo differiscono sotto quest’aspetto) e del finanziamento (le indennità per perdita di guadagno non sono un pozzo senza fondo). Ma ci sarà tutto il tempo per farlo. Il congedo parentale – come a lungo non lo fu il congedo maternità – non è per domani.

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