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Ultimo aggiornamento: 20.11.2019 21:05
Commento
07.09.2019 - 11:350

L’obbedienza alla legge non è un dovere assoluto!

Ritorno sul caso Bosia Mirra. Lo faccio come cittadino che ha il diritto di non tacere e di esprimere con enfasi controllata ciò che già disse su questo giornale

 

Esistono leggi giuste e leggi ingiuste e l’irresponsabilità non è in chi disobbedisce a leggi ingiuste, ma in chi fa dell’obbedienza cieca e ottusa a leggi ingiuste l’alibi dell’indifferenza e della deresponsabilizzazione individuale. Sul caso specifico: è certo e inconfutabile che l’imputata Bosia Mirra abbia consapevolmente violato una legge dello Stato, ma è stato assodato che l’ha fatto per motivi nobili e umanitari: quegli stessi motivi che hanno spinto nel 1938-39 il capitano della polizia di San Gallo, Paul Grüninger, a violare la legge per salvare centinaia di ebrei; quegli stessi motivi che nel 1973 convinsero il pastore Guido Rivoir a ignorare la legge per accogliere i profughi cileni; quegli stessi motivi che spinsero nel 1943 il futuro papa Giovanni XXIII a disobbedire alle leggi razziali per salvare tantissimi bambini ebrei; quegli stessi motivi che indussero coloro che riposano nel Giardino dei Giusti a lasciarsi guidare dal principio di solidarietà umana; e quegli stessi motivi che ogni giorno consentono ai volontari delle Ong di salvare migliaia di profughi sfidando la barbarie della politica; quegli stessi motivi che inducono tanti cittadini a protestare per il trattamento riservato ai rifugiati dai carnefici volonterosi della politica senza umanità.

Disobbedire: dovere inderogabile del buon cittadino

Nessun dubbio: in questi casi disobbedire alle leggi dello Stato che ignorano il carattere universale della dignità umana diventa un’urgenza di bruciante attualità, un dovere inderogabile del buon cittadino. Lo spregiudicato cinismo con cui prendiamo atto dello scempio di vite umane nel Mar Mediterraneo sono il frutto velenoso dell’apatia silenziosa e dell’obbedienza supina di troppi spettatori passivi: la strada di Auschwitz – disse qualcuno – era costruita sull’odio ma lastricata di indifferenza. Oggi la storia sembra ripetersi e oggi la politica dell’odio e della ostentata indifferenza verso le sofferenze altrui è il grido di guerra della destra estrema.

La signora Bosia Mirra è stata considerata da parecchi politici poco avveduti che razzolano alle nostre latitudini alla stregua di una criminale e in ogni caso un esempio di cattiva cittadina perché – cito – “la legge dello Stato deve essere rispettata in ogni modo e non è lecito disobbedire”. Faccio sommessamente osservare ai convinti assertori della tesi liquidatoria che sono queste le motivazioni addotte e ripetute al processo di Norimberga (1945) da personaggi poco raccomandabili: eseguivano gli ordini e obbedivano alla legge dello Stato, e quindi non erano responsabili dei loro atti e si autoassolvevano. L’obiezione fu immediata: ci sono principi universali e prevalenti che riguardano il rispetto dell’essere umano nella sua pienezza che nessuna legge, nessuna autorità può permettersi di schiacciare.

Quando scatta il diritto alla disobbedienza?

Quindi quando scatta il diritto alla disobbedienza? Diciamo molto semplicemente quando vien meno il rispetto dell’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti (1948) che decreta uguale dignità e diritti per tutti gli esseri umani senza eccezioni; quando vien meno l’articolo 2 della Convenzione dei diritti del fanciullo (1989) che obbliga gli Stati a prendersi cura per intero della dignità, dello sviluppo e della sopravvivenza dei bambini; quando più semplicemente vien meno – e parlo di casa nostra – il rispetto dell’articolo 7 della Costituzione federale (1999) che impone la difesa della dignità della persona. Oggi la politica questo rispetto ce l’ha sempre meno e infatti si parla di una politica dell’odio che sta conquistando larghe fette dell’opinione pubblica plaudente al leader che reclama pieni poteri in nome del popolo: vi sono diritti per Noi ma non per Loro; quelli che hanno altre culture e la faccia scura debbono restar lontani; non è questione di razzismo ma Noi siamo superiori e Loro inferiori. Non ho dubbi: quando questo succede, i buoni cittadini hanno l’obbligo etico di ripudiare tutte le leggi che impediscono, limitano, mortificano la dignità delle persone. Perché l’obbedienza a una legge ingiusta, contraria alla dignità delle persone, è un atto di colpevolezza e troppe volte funziona come un alibi per lavare la propria coscienza.

Scarsa conoscenza della realtà vera

In prima istanza, se ben ricordo, la signora Bosia Mirra fu condannata perché avrebbe portato clandestinamente in Svizzera migranti che vivevano in uno “stato non lesivo dei diritti dell’uomo”: è un’affermazione sorprendente perché denota scarsa conoscenza della realtà vera. Io ci sono stato qualche volta a Como, e mi capita di ritornarci di tanto in tanto: e vedo e ascolto, e scruto occhi smarriti e senza speranza, di persone abbandonate da tutti, calpestate nella loro dignità di esseri umani, e osservo le scritte di chi li considera bestie, subumani da annientare, e il razzismo dilaga e sta corrodendo le nostre coscienze: e allora alla luce di questa realtà nauseabonda parlare di ambiente “non lesivo dei diritti umani” è un ennesimo schiaffo alla dignità delle persone. Evitiamo di assecondare questo vergognoso regresso etico e culturale. Non si tratta di assolvere o condannare una persona, ma di assolvere o condannare i grandi principi universalistici di umanità che dovrebbero essere il fondamento di ogni civiltà.

‘Non in nome mio!’

Non sarebbe ora di scuotere la nostra indifferenza, di assumere la nostra responsabilità di cittadini non asserviti al gregarismo dell’indifferenza e al conformismo della pusillanimità? Non sarebbe ora di gridare forte, come fece Andrea Camilleri, “Non in nome mio!”? Non sarebbe ora di buttare a mare la zavorra dei freni indecenti che stanno inquinando la nostra società e affondando le menti in una vergognosa disumanità? Forse, prima di pronunciare ardue sentenze e affrettate condanne, gioverebbe rileggere Benjamin Constant (17671830): “L’obbedienza alla legge è un dovere: ma come tutti i doveri, non è assoluto, è relativo (…) Nessun dovere ci vincolerebbe a leggi (…) che ci ordinassero di contrastare principi eterni di giustizia e pietà, che l’uomo non può smettere di osservare senza disconoscere la propria natura (…) qualsiasi legge che indebolisca la predisposizione dell’uomo a offrire riparo a chiunque gli chieda asilo, non è una legge (…): anatema e disubbidienza di fronte ad ingiustizie e crimini compiuti sotto il nome della legge diventano necessari”.

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