Commento
11.05.2019 - 06:000

Casi Bomio, incrociamo le dita!

Perché a differenza di altre vicende di pedofilia c’è stata e c’è ancora tutta questa attenzione per la vicenda penale di Bomio?

La notizia della libertà condizionale concessa da ormai un mesetto a Flavio Bomio condannato a 11 anni di carcere (oltre ai 20 e rotti mesi di detenzione preventiva già scontati in detenzione preventiva) per abusi sessuali su una quindicina di nuotatori minorenni a lui affidati quando era allenatore, ha suscitato non pochi interrogativi.

Già fuori? Com’è possibile? Lo è. Vediamo.

Da un lato c’è il codice penale, quello stesso codice che lo ha portato dietro le sbarre, privandolo per alcuni anni della libertà personale. Dall’altra, c’è ancora lo stesso codice penale, che prevede come di regola che il condannato, scontati i due terzi della pena, possa beneficiare di un graduale ritorno in libertà. E ora lì siamo. Ritorno in libertà che viene però negato in caso di prognosi negativa. Ergo: si deve presumere che per Bomio la prognosi sia positiva (nonostante il presunto tentativo di corruzione) e, da quanto si sa, parrebbe dettata anche dal suo stato di salute.

Ma perché, a differenza di altri casi di pedofilia, c’è stata e c’è ancora tutta questa attenzione verso la sua vicenda penale? Perché proprio il caso bellinzonese è stato una sorta di spartiacque, che ha originato una forte presa di coscienza nell’opinione pubblica ticinese. C’è un prima e c’è un dopo la scoperta degli abusi. Il marcio venuto a galla ha fatto ben capire come i tentacoli della pedofilia, oltre che fra le mura domestiche, possano infilarsi proprio là dove si lavora a stretto contatto con i ragazzi. A scuola, in chiesa, in palestre, spogliatoi, piscine: tutti ambienti dove il pedofilo è particolarmente abile nel guadagnarsi la fiducia di ragazzi e genitori per poi tradirla. Così, considerate anche la persona (docente e arcinoto allenatore padre-padrone) e l’ampiezza degli abusi commessi (a danno di non pochi ragazzi e per tanti anni), il caso è diventato un simbolo negativo da cui ripartire. Ripartire su basi nuove. Da allora, le regole per la sensibilizzazione di grandi e piccini sono quindi state celermente adottate o attualizzate in seno ai club sportivi. Buona cosa.

Negli ultimi anni, parallelamente, si è poi viepiù parlato pubblicamente di tali abusi e si è anche avuto il coraggio di denunciare. Due giorni fa si è ulteriormente mossa la Chiesa cattolica, col motu proprio decretato da papa Bergoglio in tema di abusi. Passo obbligato e tardivo dirà qualcuno. Già, ma come si suol dire: meglio tardi che mai.

Intanto, una crescente maggioranza nella società chiede più fermezza contro i colpevoli, con una privazione della libertà più lunga possibile. Tolleranza zero, anzi meno di zero. Questo perché non sono mancati i casi di recidiva, dopo anni di vita in carcere con condotta ineccepibile.

Resta il fatto che, prima o poi, i condannati escono di prigione e viene loro riconosciuto il diritto di tornare ad essere anonimi vicini di casa. Hanno pagato il debito con la giustizia e poco importa se hanno chiesto o meno scusa alle vittime. Incrociamo le dita.

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