'Giugno 2014, petizione con 6412 firme: prima la salute dei cittadini'
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13.04.2019 - 06:000

5G e la nostra salute: urge attendere!

È chiedere troppo domandare garanzie per la nostra salute? Nossignori!

Come è già avvenuto in passato col passaggio dal 2G al 3G e poi al 4G, lo sbarco della tecnologia 5G sta rilanciando il dibattito fra chi si appella al principio di precauzione (chiedendo una moratoria e studi scientifici seri sull’impatto delle onde elettromagnetiche) e chi vanta ricadute positive per utenti e aziende. Ora, è un dato di fatto che le ricadute positive, dal punto di vista economico e quanto a salto tecnologico, ci sono e ci saranno. E nessuno le nega. Sono – come è facile immaginare – la velocità sempre più alta della connessione e la migliore copertura. Così un domani – per prendere un esempio targato Swisscom – l’utente del telefonino, se sarà connesso allo stadio gremito per un concerto o in stazione all’ora di punta, potrà avere una velocità di connessione sempre uguale.

Insomma, la parola d’ordine sarà: accelerazione (potremo navigare – pare – sino a cento volte più in fretta rispetto a oggi!). Accelerazione e anche entrata nella dimensione dello sviluppo di veicoli a guida autonoma, telemedicina e, più in generale, internet delle cose. Per fare tutto ciò, oltre a piazzare antenne più potenti, si dovrà anche sostituire il telefonino. Insomma, mega-affari garantiti per molti!

Intanto però, vista la quantità superiore di informazioni che circoleranno in rete, c’è chi si preoccupa e suggerisce di attendere un attimo. Come il deputato-medico (Ppd) del Gran Consiglio di Ginevra che con successo ha depositato una mozione in parlamento per chiedere una moratoria, evidenziando come i cervelli dei bambini reagiscano in modo molto più sensibile alle nuove massicce dosi di radiazioni elettromagnetiche. Mozione urgente che è stata accolta dai due terzi del parlamento e che ha obbligato il governo ginevrino a adottare una moratoria sintanto che non arriverà (è atteso per l’autunno) il rapporto dell’Ufficio federale dell’ambiente. La mossa sul Lemano ha iniziato a contagiare anche altri cantoni romandi fra cui Vaud, Friborgo e Giura che stanno discutendo analoghi passi.

D’altro canto, nella Svizzera tedesca, si stanno muovendo alcune associazioni, non necessariamente ambientaliste (come per esempio quella dei contadini o dei proprietari di immobili) che reclamano pure loro. Temono, infatti, di vedersi svalutare i beni immobili proprio dalla posa di nuove e potenti antenne. La mia casa, il mio palazzo, il mio campo con davanti o accanto una simile antenna? No, grazie! In Ticino, notizia di ieri, si sono mossi i Verdi in Gran Consiglio con un’interrogazione.

A ben vedere, da un lato, come dicevamo all’inizio, il dibattito tra favorevoli e contrari al nuovo salto tecnologico lo abbiamo già vissuto in questi ultimi anni. Ma ogni salto – e questo in particolare (se parliamo di internet delle cose) – è sempre più alto e allo stesso tempo sempre più invasivo. Opportuno quindi chiedersi – ovviamente nel modo più razionale e scientifico possibile – quale e quanto l’impatto che le radiazioni elettromagnetiche hanno su persone, animali e piante. E più che opportuno è attendersi risposte dopo anni e anni di esperienza che ora abbiamo alle spalle. È vero, all’orizzonte c’è il menzionato rapporto dell’Ufficio federale dell’ambiente. Ma c’è chi chiede che sia l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) a pronunciarsi, sempre ovviamente su basi scientifiche. È chiedere forse troppo, domandare garanzie per la nostra salute? Pretendere prudenza, mentre prendiamo atto dei disastri che stanno già facendo sull’ambiente e di riflesso su di noi (attraverso la catena alimentare) tanto per fare due esempi recenti, le plastiche e i pesticidi?

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