Rb Leipzig
Zenit Saint Petersburg
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Zenit Saint Petersburg
Ultimo aggiornamento: 23.10.2019 18:53
Ajax
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0 - 0
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Chelsea
Ultimo aggiornamento: 23.10.2019 18:53
CUEVAS P. (URU)
0 - 2
fine
3-6
4-6
Wawrinka S. (SUI)
3-6
4-6
ATP-S
BASEL SWITZERLAND
Ultimo aggiornamento: 23.10.2019 18:53
Federer R. (SUI)
0 - 0
19:00
ALBOT R. (MDA)
ATP-S
BASEL SWITZERLAND
Winner plays Wawrinka or Tiafoe.
Ultimo aggiornamento: 23.10.2019 18:53
Ajoie
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19:45
La Chaux de Fonds
Ultimo aggiornamento: 23.10.2019 18:53
Commento
30.03.2019 - 06:300

Quando il dissenso è manifesto

Dobbiamo essere grati agli imbrattatori di affissioni elettorali, e non solo perché ravvivano un paesaggio cartellonistico perlopiù desolante

Non sarai mai solo, in campagna elettorale: ovunque ti giri, incrocerai lo sguardo – perlopiù sorridente, talvolta severo – di un candidato alle incombenti elezioni cantonali. Un susseguirsi di nomi, cognomi, slogan, numeri di lista e di candidatura che, escludendo qualche raro guizzo isolato, prosegue monocorde per strade e stradine del cantone.

Una monotonia spezzata, ogni tanto, da baffi, corna, denti da vampiro, vituperi vari. E già solo per questo sarebbero da ringraziare, gli imbrattatori di manifesti elettorali: arricchiscono e ravvivano un paesaggio cartellonistico perlopiù desolante. Ma chi davvero li dovrebbe ringraziare sono i politici presi di mira, i cui piatti manifesti acquistano improvvisamente spessore, trovano like e condivisioni sui social media e offrono al politico di turno la possibilità di fare bella figura mostrandosi superiore e tollerante, magari mandando, in stile Salvini, baci e abbracci agli imbrattatori.

“Tutta pubblicità gratuita” ha riconosciuto, con onestà, uno dei politici presi di mira. Salvo poi definirli, gli imbrattatori, “idioti e maleducati” (un consiglio: se vuoi condannare chi insulta, meglio evitare gli epiteti ingiuriosi) e concludere col classico “li denuncerei, non fosse che la magistratura ha di meglio da fare”. “Un segno di inciviltà” gli ha fatto eco un candidato. Ora: di che civiltà stiamo parlando, di preciso? Perché a ben guardare, di graffiti volgari e a tema politico se ne sono trovati sui muri di Pompei – e non li si può liquidare con “son napoletani” – e la Gioconda con un paio di baffi (e il poco rispettoso titolo “Elle a chaud au cul”) è adesso nei musei: la storia della civiltà è non solo attraversata, ma proprio costruita da atti irrispettosi e di dissenso.

Si dirà che in democrazia lo spazio per il dissenso è altro. Certamente ci sono anche altre modalità per intervenire nel dibattito politico, ma penso che la nostra società non solo possa tollerare un po’ di sfacciataggine, ma debba lasciare uno spazio a queste manifestazioni di dissenso anonimo, spontaneo e insolente, fatti salvi ovviamente gli eccessi da codice penale.

Si dirà che si lede la libertà di espressione dei candidati. Il che sarebbe vero se qualcuno, nottetempo, cancellasse tutti i manifesti di un candidato o di un partito; applicarlo a una scritta ingiuriosa pare troppo persino per la Repubblica dell’iperbole.

Si dirà: è un atto vandalico. Certamente, e infatti ferma condanna a graffiti su dimore storiche, ma per la maggior parte dei casi stiamo parlando di qualche segno su pezzi di carta comunque destinati a durare il tempo di una campagna elettorale. Per fortuna.

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